I numeri della Geografia #14 - Quanti e dove sono i data center in Italia?

I numeri della Geografia  #14 - Quanti e dove sono i data center in Italia?

Ecco un altro contributo basato sul commento e sulla lettura di dati geografici, pensato per accompagnare gli studenti e le studentesse alla scoperta di temi importanti per lo studio della Geografia. Nei numeri e nei dati più recenti cerchiamo risposte per esplorare i rapporti tra umanità e ambiente, cultura, economia e sostenibilità, pronti a trovare delle sorprese piccole e grandi.

Nella nostra esperienza l’utilizzo delle tecnologie è una pratica quotidiana e continua. Ci capita spesso infatti di inviare un messaggio vocale, guardare una serie in streaming o chiedere all’Intelligenza Artificiale di riassumerci un testo. Con queste “azioni digitali” agganciamo i nostri device a una rete invisibile e ramificata, che abbiamo imparato a chiamare “cloud”. Tutto avviene velocemente e in maniera impalpabile. Se però i dati informatici sembrano fluttuare nell’aria, rapidi e invisibili, in realtà vengono veicolati da una struttura che ha una consistenza fisica, una precisa localizzazione nello spazio e un’impronta territoriale ben definibile: tutti, infatti, transitano e vengono elaborati nei data center.


IL DATO

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È il numero dei data center attualmente attivi in Italia (secondo le rilevazioni di BtMData del 2026, ma il numero è in costante aumento). In tutto il mondo, secondo le principali società di ricerca e analisi del settore (come Cloudscene, Statista, Synergy Research Group), attualmente si stima che ci siano tra gli 11.000 e i 12.000 data center. Di questi oltre 5000 (circa il 25%) si trova negli Stati Uniti; l’Italia assorbe una percentuale minima, pari a circa il 2,5%.

PaeseNumero di data center
1Stati Uniti5.427
2Germania529
3Regno Unito523
4Cina449
5Canada337
6Francia322
7Australia314
8Paesi Bassi298
9Russia251
10Giappone222
I primi dieci Paesi al mondo con il maggior numero di data center.

Che cosa rappresentano esattamente questi luoghi e come stanno ridisegnando la geografia economica, sociale e ambientale del nostro Paese?

Che cos’è un data center e a cosa serve?

Un data center (in italiano, “centro di elaborazione dati”) è un edificio interamente dedicato a ospitare centinaia o migliaia di server, enormi computer ad altissime prestazioni che elaborano, conservano e distribuiscono dati costantemente, senza interruzione.

Queste strutture rappresentano i nodi vitali dell’infrastruttura digitale globale e senza di esse non funzionerebbero le piattaforme della Pubblica Amministrazione, i server di posta elettronica, i portali delle banche online, i navigatori satellitari, i registri elettronici scolastici e molti altri servizi che i cittadini attivano ogni giorno per esigenze e necessità di diverso tipo.

In base alle dimensioni e alla capacità operativa, i data center si dividono fondamentalmente in due tipologie:

  • hyperscale, strutture con un’estensione gigantesca (anche superiori ai 10.000 m²) che vengono gestite dai grandi colossi dell’hi-tech (Google, Microsoft, Amazon, Aruba);
  • edge data center, strutture più piccole e diffuse sul territorio, collocate vicino agli utenti per accelerare la distribuzione dei dati.
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La distribuzione dei data center in Italia (ottobre 2026). Fonte: BtMData

Le conseguenze economiche dei data center

La distribuzione dei data center sul territorio italiano risponde a precise logiche di geografia economica. Oltre il 60% di queste strutture, infatti, si concentra in Lombardia, in particolare nell’area metropolitana di Milano.

Questa elevata concentrazione è dovuta in parte al fatto che Milano ospita il MIX (Milan Internet eXchange), uno dei principali punti di interconnessione della rete internet europea. Inoltre, la Lombardia è l’area più rilevante del nostro Paese in ambito economico e finanziario, e la presenza di queste infrastrutture facilita lo scambio di dati in tempi infinitesimali, garantendo una presenza efficiente delle aziende sui mercati globali.

La presenza dei data center ha una significativa ricaduta anche in termini di indotto economico: attrae investimenti esteri, crea posti di lavoro ad alta specializzazione (ingegneri di rete, esperti di sicurezza informatica, tecnici di raffreddamento) e trasforma il territorio circostante in un attrattivo polo d’innovazione.

Non mancano però, gli aspetti economicamente meno positivi. Per esempio, l’installazione di un data center comporta un grande investimento, che talvolta ha bisogno di molto tempo per essere assorbito dall’attività messa in opera.

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Vista aerea dell’enorme centro dati a DeKalb, nell’Illinois (USA). I data center più grandi si trovano negli Stati Uniti e in Cina.

Le conseguenze sociali dei data center

La costruzione di un data center non è mai un evento neutrale dal punto di vista sociale. Innanzitutto ci sono conseguenze pratiche: distanze geografiche e velocità di connessione determinano la qualità dei servizi digitali di cui cittadini e imprese fruiscono. Questo garantisce un’efficienza che ha ricadute dirette nella vita civile: un portale della Pubblica Amministrazione che funziona in maniera impeccabile facilita l’iter burocratico per i cittadini e velocizza lo smaltimento delle pratiche. Inoltre può ridurre sensibilmente il digital divide tra le grandi aree metropolitane e le aree interne o periferiche del Paese.

La presenza di un data center in un territorio risponde anche ai dubbi sulla cosiddetta sovranità digitale: dove si trovano fisicamente i nostri dati? In base alla legislazione europea (GDPR), conservare i dati personali di cittadini italiani ed europei all’interno dei confini nazionali o dell’Unione Europea garantisce una maggiore tutela della privacy e della sicurezza nazionale contro attacchi informatici o ingerenze geopolitiche esterne.

Le ricadute negative sulla società

Però non è tutto oro quello che luccica. Nonostante le potenziali opportunità di occupazione, i data center sono impianti quasi completamente automatizzati e richiedono comunque figure professionali altamente specializzate, per la gran parte provenienti dall’esterno. I posti di lavoro a lungo termine per la popolazione locale non sono poi così rilevanti.

Inoltre, l’arrivo dei data center in un territorio, soprattutto quelli di grandi dimensioni, può destabilizzare il mercato immobiliare ed energetico: incide infatti sui prezzi dei terreni e, in alcuni casi, può far lievitare i costi delle bollette elettriche per i cittadini a causa dell’impennata della domanda energetica complessiva.

Un’altra potenziale conseguenza negativa – più remota ma da non escludere in assoluto – sta nel fatto di concentrare i dati di milioni di cittadini e infrastrutture critiche in pochi luoghi fisici creando dei “bersagli sensibili” per hacker e attacchi geopolitici, mettendo a rischio la privacy e la sicurezza nazionale.

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Il data center Campus DATA4 a Settimo Milanese, in provincia di Milano, offre accesso diretto a oltre 70 operatori di telecomunicazioni, a più di 150 piattaforme di cloud pubblico e ai principali snodi digitali europei. In Lombardia, e in particolare nel Milanese, si concentra la maggior parte delle infrastrutture italiane.

Le conseguenze ambientali dei data center

Nonostante le rassicurazioni dei proprietari, i data center pongono grandi sfide rispetto alla sostenibilità ambientale.

Un primo aspetto interessa i consumi energetici: un data center medio consuma la stessa quantità di energia elettrica di una cittadina di decine di migliaia di abitanti. Secondo i rilievi dell’IEA (International Energy Agency), a livello globale i dati center assorbono circa l’1,5% della domanda mondiale di elettricità.

Anche il consumo di risorse naturali rappresenta un aspetto altamente critico. I server generano una grande quantità di calore e molti impianti utilizzano sistemi di raffreddamento ad acqua evaporativa, consumando milioni di litri d’acqua potabile, una risorsa sempre più scarsa a causa del cambiamento climatico. Di recente sono state sviluppate, però, soluzioni più innovative e sostenibili che prevedono sistemi di raffreddamento a circuito chiuso per abbattere il consumo d’acqua.

Un ulteriore aspetto che ha un impatto dannoso sull’ambiente è il consumo di suolo. La costruzione di data center – in particolare quelli hyperscale, concentrati prevalentemente nell’area metropolitana di Milano – richiede vaste superfici di territorio e spesso sottrae terreno all’agricoltura o alla riqualificazione urbana.

Uno sguardo al futuro

Negli ultimi anni, la diffusione dei modelli di Intelligenza Artificiale Generativa ha generato un enorme aumento della richiesta di data center per far fronte all’esigenza di forniture di dati sempre più ampie e di prestazioni sempre più elevate. Una singola richiesta a un agente di AI richiede fino a dieci volte l’energia di una semplice ricerca sul web.

Se si vuole rendere questo settore sostenibile nel prossimo futuro, la strategia dei data center deve cambiare rotta.

  • Va prevista innanzitutto un’integrazione sempre maggiore con le fonti energetiche rinnovabili. Le nuove strutture dovranno sorgere sempre più spesso vicino a parchi eolici, fotovoltaici o impianti idroelettrici.
  • In termini di dispendio di risorse naturali, andrà promossa con decisione un’economia circolare del calore: in diverse città europee (anche in Italia) si sta sperimentando un meccanismo di riutilizzo del calore di scarto prodotto dai server, che viene immesso nelle reti di teleriscaldamento urbano per riscaldare case e scuole durante l’inverno.
  • Va poi verificata la recente tendenza a spostare la collocazione di queste infrastrutture digitali verso i Paesi del Nord o sott’acqua. Per ridurre i costi di raffreddamento, si stanno sperimentando data center nel Nord Europa (sfruttando il clima rigido) o persino moduli impermeabili immersi negli oceani.
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A Conover (North Carolina, USA) un grande impianto fotovoltaico alimenta il gigantesco Maiden Data Center di Apple situato nella vicina città di Maiden.

Fare Geo

  • Un data center a casa nostra
    Verificate se nel vostro Comune esiste un data center o se ci sono progetti per costruirne. Poi confrontatevi in classe: sareste d’accordo se l’Amministrazione della vostra città decidesse di edificare un centro di calcolo su un terreno urbano? Dividetevi poi in due gruppi che sostengano uno i pro e uno i contro della questione. Valutate attentamente tutti gli aspetti: quel terreno probabilmente verrebbe sottratto a un utilizzo agricolo o alla riqualificazione di un’area dismessa; d’altra parte la nuova installazione potrebbe portare nuovi posti di lavoro e creare un indotto benefico per l’economia locale.
  • Un data center innovativo
    Immagina di essere un ingegnere e di dover progettare un data center innovativo ed ecologico: che cosa manterresti degli attuali centri di calcolo e che cosa invece sostituiresti con qualcosa di nuovo e più rispettoso dell’ambiente?
  • La memoria nell’era digitale
    I data center raccolgono una serie enorme di dati: ogni foto, chat vocale o video che non cancelliamo dai nostri dispositivi occupa uno spazio fisico in un server. Scrivi un breve racconto di fantasia (10-20 righe) sul tema “La memoria nell’era digitale” immaginando che cosa potrebbe accadere se un domani gli esseri umani affidassero tutti i loro ricordi e i loro pensieri alle macchine, senza poter utilizzare la propria memoria.

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