Paesaggio e memoria: orientarsi nel presente leggendo il passato

Paesaggio e memoria: orientarsi nel presente leggendo il passato

di Riccardo Morri (Segretario nazionale dell’AIIG)

La centralità e la trasversalità scientifico-didattica del concetto di paesaggio (efficacemente illustrate in un post di Daniela Pasquinelli d’Allegra) trovano una chiara rappresentazione e un’altrettanta suggestiva applicazione nell’intersezione della struttura verticale del paesaggio (quella temporale) con la sua struttura orizzontale (quella spaziale).

Tempi dell’uomo e tempi della natura

La lettura verticale del paesaggio può avvenire lungo diverse scale temporali; la distinzione canonica cui si fa riferimento è quella tra i tempi dell’uomo e i tempi della natura. Ai tempi dell’uomo vengono in genere riferite le modificazioni del paesaggio legate all’evoluzione sociale e tecnologica dei gruppi umani: nella forma e nell’organizzazione degli insediamenti, in particolare delle città e delle attività agricole, i segni di questi cambiamenti si prestano a una lettura tanto agevole quanto significativa. Ai tempi della natura (la scala temporale è quella più “lenta” della geologia) si è invece soliti ricondurre in maniera opportuna le modifiche rilevanti di carattere fisico e ambientale: fenomeni quali la “deriva dei continenti”, le glaciazioni e, in età contemporanea, per esempio, gli effetti dei cambiamenti climatici in corso sulle riduzioni dei ghiacciai alpini o sulle possibili variazioni del livello del mare.

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Tempi della natura – Il monte Everest

Storia e Memoria
La saldatura e la relazione biunivoca esistente nel paesaggio tra la dimensione diacronica e quella spaziale possono essere proposte agli studenti attraverso la ricerca e la lettura nel paesaggio di segni che siano espressione (diretta o indiretta) del passato. L’osservazione diretta e guidata dell’ambiente naturale, attraverso anche l’uso di fotografie e la riproduzione di immagini di aree geografiche molto distanti e diverse da quelle di residenza, consente certo di cogliere i segni lasciati dalla natura: la progressiva formazione di un delta fluviale, la disposizione di faglie di roccia, la comparsa e il mutevole profilo di un apparato vulcanico sono esemplificazioni sempre molto efficaci. Tuttavia, l’espressione culturale e quella simbolica sono quelle che in modo più immediato possono rendere conto del rapporto tra geografia e storia: una storia che però si confronta in questo caso con la polisemicità dei segni impressi nel paesaggio, e che proprio per questa ragione tiene in considerazione e rende conto delle storie “personali” e della “memoria”.

Cartografia storica
Il confronto di carte geografiche di epoca passata con cartografie contemporanee consente di enucleare almeno tre grandi temi geostorici: il differente disegno degli oggetti riprodotti (la forma con cui viene rappresentata la penisola italiana muta, per esempio, nel corso dei secoli); la diversa scelta nell’importanza dei luoghi e degli oggetti da riprodurre, con un’attenzione per alcuni aspetti (vie di comunicazione, ubicazione di alcuni siti, ecc.) che muta anche questa nel corso del tempo; lo spostamento dei confini. Cogliere, leggere e contestualizzare nel tempo e nello spazio questi cambiamenti consente di dare un significato ampio anche al concetto di rappresentazione, ragionando sull’attribuzione di diversi significati ai vari elementi che compongono il paesaggio.

Toponomastica
La lettura verticale delle carte geografiche può avvenire anche soffermandosi sui nomi dei luoghi (toponimi). La radice etimologica di questi termini può infatti dire molto della loro origine e quindi sulle popolazioni che furono protagoniste della loro storia. Altra esperienza molto utile è concentrarsi sulla varietà regionale dei toponimi: evidenziare le somiglianze o spesso le differenze esistenti nei nomi con cui si indicano un identico carattere di un territorio (una palude, un corso d’acqua effimero, una casa o insediamento rurale, il sito legato a un’attività di estrazione di rocce o minerali). Per sollecitare la creatività, stimolare lo spirito di osservazione e sviluppare la capacità di analisi critica si può inoltre far notare la persistenza di toponimi in assenza (sopravvenuta nel tempo) dei luoghi cui facevano riferimento: un lago prosciugato, il corso di un fiume deviato, un insediamento distrutto o abbandonato, un’attività economica cessata e non più praticata.

Spazio vissuto e biografie territoriali
Le parole, i toponimi diventano quindi testimonianze di un passato da riscoprire. In questo modo può avvenire una graduale transizione dalla storia alla memoria, andando alla ricerca di altri testimoni che attraverso il racconto dei luoghi consentano la ricostruzione di vere e proprie biografie territoriali. Nel confrontarsi con la memoria è sempre opportuno distinguere, e spesso scegliere a quale dedicarsi, la dimensione collettiva e quella personale. Non è una distinzione che discende dalla misura di una maggiore o minore importanza, quanto piuttosto legata alla consapevolezza del tipo di rappresentazione di un luogo con la quale ci si confronta o che si vuole arrivare a ricostruire.
Nel paesaggio si può andare alla ricerca dei segni che siano il simbolo di una memoria collettiva: i monumenti, o in generale i beni culturali, sono l’esempio più facile da proporre e comprendere, su scala internazionale e nazionale. Ma a livello locale, anche una piazza, una scuola, un oratorio o un campo di calcio possono essersi caricati nel corso del tempo di un significato particolare per una comunità territoriale.
Naturalmente lo spazio vissuto ha anche una forte connotazione soggettiva e personale: questa dimensione individuale per assumere “valore” non deve per forza di cose essere ricondotta a quella collettiva, perché più nota o perché espressione di una componente maggioritaria. Anzi, l’accostamento di diverse biografie territoriali (con la redazione, per esempio, di itinerari, in cui si descrivono i percorsi e/o luoghi di solito compiuti e più “visitati”, o il disegno di mappe mentali, cioè la personale rappresentazione di un’area più o meno ampia: la propria aula, la scuola, il quartiere, un centro abitato) porta a confrontare i diversi modi di relazionarsi nel tempo con il territorio, in ragione delle singole esperienze, delle specifiche esigenze, delle diversità sociali, di genere, culturali ed economiche.

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