La geografia e le nuove “Indicazioni nazionali”

La geografia e le nuove “Indicazioni nazionali”

di Gino De Vecchis

Secondo la dottrina consolidata e l’esperienza comune, quanto si apprende nei primi anni è particolarmente importante per la formazione futura, perché tende a permanere nel tempo. Poiché la geografia è una di quelle discipline che ci seguono (speriamo non perseguitano) sin dall’inizio della scuola, informazioni e concetti derivanti dal suo insegnamento producono senza dubbio un qualche esito, per il quale gli insegnanti, almeno in parte, sono responsabili.
È quindi importante sapere cosa nel primo ciclo, ovvero nella primaria (ex-elementare) e secondaria di primo grado (ex-media), il Ministero dell’Istruzione propone nei Programmi e, oggi, nelle “Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione”.

La nostra immagine della geografia e – forse senza esagerare – quella del mondo dipendono, almeno in parte, dai primi anni. È vero che la geografia studiata all’università non è uguale a quella della scuola primaria. Cambiano, infatti, approcci e metodi, mentre i contenuti si articolano, si relazionano tra loro in maniera complessa, si arricchiscono, ma la sostanza rimane identica. La geografia studia lo spazio degli uomini sul nostro pianeta, analizza i processi attraverso i quali il nostro pianeta si trasforma per azione dell’uomo. È materia scolastica delicatissima e strategica, quella che più di ogni altra può mettere il ragazzo in contatto diretto con il mondo. Anche per questo la geografia è attenta agli stimoli provenienti dalla società, che è in continuo cambiamento per le conseguenze dovute alla globalizzazione e al rapido progresso delle tecnologie.
Le nuove Indicazioni nazionali propongono una geografia attiva, al passo con i tempi, che ci aiuta a ragionare in maniera globale, facendoci prestare attenzione, pure nelle azioni locali, all’interesse della collettività e del pianeta. È una geografia che, aperta alla cittadinanza, ci propone le chiavi per affrontare i problemi nel continuo gioco di scala locale/globale.

Le Indicazioni hanno quattro nuclei fondanti di apprendimento:

  • orientamento
  • linguaggio della geo-graficità
  • paesaggio
  • regione e sistema territoriale

I primi due nuclei interessano lo sviluppo di abilità fondamentali per muoversi consapevolmente nello spazio, orientandosi sul terreno e sulle carte geografiche e impiegando, così, il linguaggio della geo-graficità, quello specifico e caratterizzante della geografia. Le tecnologie informatiche, il telerilevamento, i visualizzatori dall’alto (come il noto Google Earth), con le loro immagini accattivanti, consentono ai ragazzi, digital natives, di vedere il loro spazio quotidiano e spazi progressivamente più ampi, fino all’intero pianeta, con gli “occhi” potenti della tecnica.

L'immissione del Ticino nel Po nei pressi di Pavia vista su google earthIn questo modo aumentano le loro possibilità per una migliore comprensione del mondo, perché la geografia diviene una straordinaria finestra aperta, dalla quale si possono affacciare con la curiosità di “abbracciare” meglio il vicino e il lontano.
Gli altri due nuclei, il paesaggio e la regione, riguardano concetti chiave della geografia, che propongono le grandi tematiche del nostro Paese e del mondo contemporaneo, esaminati sempre in una visione sistemica (sistema territoriale), che mette in relazione spazi diversi e lontani. Queste relazioni, sempre più forti, costituiscono spesso per gli studenti la realtà quotidiana. L’esempio più vicino ai ragazzi, e recentemente sottolineato dallo stesso Ministro Francesco Profumo, è costituito dalla presenza nelle stesse aule di ragazzi di tanti Paesi diversi. Questa mescolanza è una risorsa, una tra le tante che i docenti possono trovare nell’insegnare la geografia, senza più richiedere faticosi sforzi di memoria per apprendere miriadi di nomi.

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