Pianure sottratte all'acqua: le bonifiche

Pianure sottratte all'acqua: le bonifiche

La Casa Rossa Ximenes, a Castiglione della Pescaia, era una infrastruttura fondamentale per la bonifica idraulica della palude maremmana: regolava i flussi delle acque per evitare le piene.

Vi proponiamo un itinerario geografico transcalare tra acqua e terra per scoprire come gli esseri umani, nel corso dei secoli, hanno cercato di addomesticare la natura, trasformando il paesaggio per creare territori ospitali da abitare e coltivare. Le bonifiche delle pianure paludose hanno trasformato la vita di interi Paesi, in Italia, in Europa e nel mondo: esploreremo pro e contro di queste imprese ingegneristiche che hanno sfidato la natura per creare ambienti ospitali per l’essere umano e le sue attività. Il nostro contributo trae spunto da Green Life, il nuovo corso di Geografia accessibile in linea con le nuove Indicazioni Nazionali, che promuove la conoscenza dell’ambiente e guida studenti e studentesse alla scoperta delle caratteristiche uniche della natura e dell’importanza della sua conservazione.

Le pianure paludose

Alcuni territori pianeggianti possono essere ricoperti da acqua stagnante perché il loro suolo è impermeabile o perché si trovano molto vicino al mare o a un lago. Questi elementi impediscono alle acque di scorrere via, creando delle paludi.

Queste zone sono ricche di biodiversità e ospitano tantissime specie di piante e animali, che si sono adattate a vivere in aree molto umide. Per l’essere umano, però, le paludi sono sempre state territori difficili da abitare.

Il ristagno dell’acqua, infatti, rende la terra impossibile da coltivare e, inoltre, in passato favoriva la diffusione della malaria, la malattia trasmessa da una particolare specie di zanzara (Anofele), che depone le uova proprio nelle acque ferme. Vivere vicino a una palude significava rischiare la vita a causa delle febbri altissime.

Per tutti questi motivi, le aree paludose sono quasi del tutto disabitate.

“Rendere buoni” i terreni

Per rendere coltivabile un terreno paludoso si procede alla bonifica, un processo che “rende buono” (questa è il significato originario di “bonificare”) un’area che prima era considerata malsana.

Il processo di bonifica è un capolavoro di ingegneria idraulica. Si costruisce una fitta rete di canali che hanno la funzione di raccogliere l’acqua in eccesso e farla defluire dal piano stagnante.

Se il terreno è più alto del mare, l’acqua scorre via naturalmente sfruttando la differenza di livello. Se invece la terra è più bassa, entrano in gioco le idrovore, enormi pompe meccaniche che aspirano l’acqua dai canali più bassi e la “sollevano” riversandola in canali più alti o direttamente in mare.

Italia: la sfida dell’Agro Pontino

In Italia la storia delle bonifiche è antichissima, ma tra gli esempi più celebri c’è certamente quello dell’Agro Pontino, una pianura costiera nel Sud del Lazio.

Fino agli anni Venti del secolo scorso, questa zona era una palude molto estesa. Poi lo Stato intraprese una bonifica integrale: non scavò solo canali, ma costruì da zero intere città come Latina (allora chiamata Littoria), Sabaudia e Aprilia.

La bonifica comportò la costruzione di moltissimi canali di tutte le dimensioni (per una lunghezza totale di 16.000 chilometri), oltre 600 ponti e vennero piantati milioni di alberi per proteggere le coltivazioni e “bere” acqua dal terreno.

Oltre a ciò, enormi pompe meccaniche aspiravano (e aspirano tuttora) l’acqua della pianura e la trasportavano di forza in canali più alti, dai quali poi l’acqua poteva finalmente scivolare verso il mare. Ancora oggi, senza queste pompe, in pochi giorni una buona parte dell’Agro Pontino tornerebbe a essere una palude, perché l’acqua piovana non avrebbe modo di defluire.

Migliaia di coloni, provenienti per lo più dal Veneto e dall’Emilia, si trasferirono qui per lavorare la terra asciutta.

Altre bonifiche in Italia

Oltre all’Agro Pontino, altri esempi italiani di aree bonificate sono la Maremma in Toscana e le Valli di Comacchio vicino al delta del Po, la piana di Metaponto in Basilicata. Per effetto delle bonifche la malaria scomparve quasi del tutto e queste zone prima disabitate e improduttive divennero tra le più produttive d’Italia.

A livello ambientale, però, eliminare le paludi ha anche ridotto gli habitat naturali, rendendo necessaria la creazione di parchi protetti, come il Parco Nazionale del Circeo.

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L’Agro Pontino è oggi una delle zone agricole più produttive del Centro Italia per foraggi, ortaggi e allevamento di bufale.

Europa: i polder olandesi

Se ci spostiamo nel Nord Europa, troviamo i maestri assoluti della bonifica: gli olandesi. Nei Paesi Bassi esistono i polder, tratti di mare o di lagune letteralmente “rubati” all’acqua.

La differenza principale con le bonifiche italiane è che nei Paesi Bassi l’uomo combatte contro la forza dell’oceano, non solo contro l’acqua stagnante di una palude.

Per creare un polder si costruisce una diga attorno a una zona di mare e poi si svuota l’interno. Un tempo per azionare le pompe si usavano i famosi mulini a vento, oggi sostituiti da potenti motori elettrici.

Mentre le bonifiche italiane servivano soprattutto a sconfiggere le malattie e trovare terra per l’agricoltura, quelle olandesi erano una questione di sopravvivenza nazionale, dato che oltre il 20% del territo­rio di questo Stato si trova sotto il livello del mare.

Mondo: un lago diventato risaia

Il bisogno di nuova terra non riguarda solo l’Europa. In Giappone, per esempio, è stata realizzata la bonifica di Hachirōgata: un tempo era il secondo lago più grande del Paese, ma è stato quasi interamente trasformato in un terreno per coltivare riso. Infatti dopo la Seconda guerra mondiale il Giappone aveva un bisogno disperato di terreni agricoli per sfamare la popolazione e chiese aiuto proprio agli esperti olandesi. Anche in questo caso, la bonifica salvò molte vite umane, ma distrusse l’ecosistema del lago, distruggendo l’economia locale basata sulla pesca dei gamberetti e dei molluschi.

Una bonifica al contrario

Esistono anche storie di bonificheal contrario”, come l’ambizioso progetto di ripristino dell’ecosistema delle Everglades in Florida (Stati Uniti) a partire dal 2000. All’inizio del Novecento enormi porzioni di queste paludi furono drenate per creare campi coltivabili ed edificare case, ma oggi si sta cercando di fare il percorso inverso.

Si è capito infatti che le zone umide hanno un importante ruolo climatico: sono fondamentali per immagazzinare CO2 e assorbire l’acqua in eccesso delle alluvioni. Per questo sono in corso enormi progetti di rinaturalizzazione per riportare l’acqua dove era stata tolta.

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L’ambiente umido delle Everglades, in Florida, esempio di rinaturalizzazione dopo una bonifica.

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Il corso propone la lettura del paesaggio attraverso confronti operativi e numerose attività transcalari, che aiutano i ragazzi e le ragazze a scoprire connessioni e relazioni tra contesti diversi.


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