Morfologia di un ghiacciaio

Morfologia di un ghiacciaio

Proseguiamo la serie di contributi sui ghiacciai, per scoprire che cosa sono, come sono fatti e come si trasformano. I ghiacci terrestri sono un elemento essenziale per i cicli biologici del nostro Pianeta, oltre che un indicatore prezioso del suo stato di salute.

Tra gli elementi naturali che plasmano il territorio, i ghiacciai rivestono un ruolo di primaria importanza. Essi svolgono un’azione erosiva, ma possono generare anche particolari forme di accumulo.

schema ghiacciaio
Le principali parti di un ghiacciaio.

Il till e le morene

Questi fenomeni di erosione e di deposizione, attuati nel corso del tempo durante le fasi di espansione e ritiro, fanno sì che i ghiacciai generino una grande quantità di materiale detritico per lo più spigoloso chiamato till.

Questo materiale viene successivamente depositato dando vita alle morene, che si trovano alla base del ghiacciaio e ai suoi margini laterali e frontali. Tra i depositi morenici più evidenti si distinguono le morene terminali e/o regressive e le morene laterali, che sono costituite da bassi accumuli di till trasportato e depositato dal ghiacciaio al limite raggiunto durante le fasi di avanzata o di stasi.

Bisogna infatti immaginare il ghiacciaio come un nastro trasportatore che scorre verso valle a causa della forza di gravità e che trasporta fino al margine della sua espansione il materiale roccioso contenuto al suo interno oppure depositatosi sulla sua superficie. Le morene dei ghiacciai ci danno un’idea delle dimensioni dei ghiacciai durante le varie fasi di espansione del passato: il ghiacciaio infatti riempiva le valli per uno spessore pari all’altezza della morena.

Ci sono poi le morene mediane (o galleggianti), caratterizzate da materiale detritico che si allinea orizzontalmente lungo il ghiacciaio, sulla lingua glaciale principale.

morena laterale
La morena laterale del ghiacciaio di Dosdè Est, in Valtellina. (Foto A. Toffaletti)

L’erosione del substrato

I ghiacciai, con il loro movimento, provocano effetti di erosione anche sul substrato roccioso (bedrock), cioè sulla base solida e compatta sottostante.

L’insieme di questi fenomeni viene denominato erosione glaciale e comprende:

  • i fenomeni erosivi per abrasione, generati dallo sfregamento di rocce trasportate nel ghiacciaio sul bedrock sottostante durante il movimento verso valle;
  • i fenomeni erosivi per sradicamento (o pluncking), dovuti a fenomeni di disgregazione meccanica, cioè di frammentazione delle rocce e del loro successivo trasporto.

Questi processi di erosione determinano la formazione delle cosiddette rocce montonate, strutture che vengono lisciate dall’azione abrasiva del ghiacciaio durante il suo flusso verso valle. Queste rocce hanno una conformazione asimmetrica: la zona rivolta verso il ghiacciaio è più arrotondata e dolce a causa della prevalenza dei fenomeni erosivi per abrasione; la parte rivolta verso valle, invece, dove prevalgono fenomeni di sradicamento e frammentazione della roccia, risulta più irregolare e granulosa.

rocce montonate
Una roccia montonata sul ghiacciaio di Dosdè Est, in Valtellina (Foto A. Toffaletti)

Nelle zone interessate da fenomeni erosivi di abrasione possono essere presenti inoltre piccole forme di erosione secondaria denominate strie glaciali, scannellature incise nella roccia dal materiale roccioso inglobato nel ghiacciaio stesso, che indicano il senso di movimento del ghiacciaio.

Tutte le azioni descritte concorrono a plasmare il paesaggio, generando tipiche forme morfologiche quali: valli a “U”, creste affilate, circhi glaciali, horn ecc.

Il movimento dei ghiacciai scolpisce le valli a “U”, con versanti molto ripidi e un fondovalle profondo e pianeggiante, mentre le valli a “V” risultano più incise perché modellate prevalentemente dall’azione erosiva operata da un fiume, rendendo il profilo più stretto e appuntito rispetto a quello glaciale.

I crepacci e i seracchi

Sulla superficie del ghiacciaio sono inoltre presenti caratteristiche forme morfologiche tipiche che denotano la dinamicità del ghiacciaio stesso: i crepacci e i seracchi.

I crepacci sono spaccature nel ghiacciaio – profonde anche decine di metri – che incidono la superficie nei pressi dei punti di discontinuità della base rocciosa (bedrock). Vengono definiti crepacci trasversali quando si formano perpendicolarmente al flusso glaciale, e longitudinali quando sono paralleli al flusso glaciale. Un altro tipo di crepaccio, denominato crepaccio terminale, si origina nel punto in cui il ghiacciaio si stacca dalla parete che sovrasta il circo glaciale.

Quando il flusso del ghiacciaio è interessato da un substrato roccioso particolarmente irregolare vengono a formarsi i seracchi, grandi blocchi di ghiaccio in equilibrio spesso precario. Durante la stagione estiva, sulla superficie del ghiacciaio possono formarsi le bédière, canali generati dalle acque meteoriche e dalla fusione glaciale, che possono creare un vero e proprio sistema idrografico sulla superficie del ghiacciaio. La loro comparsa è sintomo di un’elevata fusione.

seracchi
Quando un ghiacciaio si ”muove” su una base rocciosa sottostante, si frantuma generando spaccature nel ghiacciaio: i seracchi e i crepacci. Nell’immagine un seracco sul ghiacciaio di Fellaria Est (Foto A. Toffaletti)

Fare Geo

Osserva attentamente l’immagine che rappresenta le parti principali di un ghiacciaio e attribuisci a ogni elemento il numero corretto.

……. morena; ……. rocce trasportate; ……. bedrock; ……. ghiacciaio; ……. zona di alimentazione; …… crepacci.

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