
Imponenti e maestosi, i ghiacciai suscitano stupore e meraviglia. Sembrano immobili, ma in realtà sono in continuo movimento e modellano costantemente la montagna e il territorio circostante. Con questo articolo iniziamo una serie di contributi sui ghiacciai, per scoprire che cosa sono, come sono fatti e come si trasformano. I ghiacci terrestri sono un elemento essenziale per i cicli biologici del nostro Pianeta, oltre che un indicatore prezioso del suo stato di salute.
I ghiacciai rientrano in quella che viene definita criosfera, ossia quella porzione del nostro Pianeta coperta da acqua allo stato solido, che si attesta attualmente intorno al 10% circa della superficie terrestre. Al suo interno la criosfera contiene circa il 70-75% dell’intera acqua dolce disponibile.
Nella criosfera sono compresi i ghiacciai montani, le calotte polari (Groenlandia e Antartide), le banchise polari artica e antartica, nonché il ghiaccio contenuto nel permafrost. La gran parte del ghiaccio si trova nella calotta antartica (circa l’89% del volume totale), seguito dalla calotta groenlandese con l’8,6%; solo lo 0,76% è la quota occupata dai ghiacciai montani. In Lombardia sono attualmente presenti circa 200 apparati glaciali, dai più modesti a quelli di dimensioni maggiori.
La morfologia di un ghiacciaio
Un ghiacciaio non è un semplice “pezzo” di ghiaccio posto in un punto qualsiasi di un versante montuoso. È molto di più. Un ghiacciaio infatti è un insieme di ghiaccio, acqua, rocce e sedimenti vari che fluisce verso valle sotto l’influenza della forza di gravità. Proprio il fluire verso valle è la caratteristica fondamentale che differenzia un ghiacciaio, corpo glaciale dotato di dinamicità, da un glacionevato, campo di ghiaccio privo di movimento.

Il ghiacciaio può essere suddiviso in due distinti settori: quello più in quota, denominato bacino collettore o bacino di accumulo, e la porzione più a valle, chiamata bacino ablatore. Il primo è quel settore del ghiacciaio dove, in linea puramente teorica, gli accumuli nevosi accrescono anno dopo anno, conservandosi nel tempo e trasformandosi in ghiaccio dopo diversi anni, grazie a processi di metamorfismo. Il secondo è quel settore del ghiacciaio dove prevalgono le perdite di massa (per fenomeni quali la fusione, il calving – distacco di porzioni di ghiacciaio in acqua).

La linea di equilibrio
Nel settore di accumulo si avranno aumenti di massa glaciale, mentre nei settori più a valle prevarranno le perdite. Tra i due settori c’è una zona dove guadagni e perdite si annullano: è la linea di equilibrio (Equilibrium Line Altitude), così chiamata perché è una linea immaginaria dove il bilancio glaciale è uguale a zero.
Il posizionamento (e quindi la quota altimetrica) di quest’ultima varia di anno in anno in base alle condizioni meteorologiche dell’annata. Anni con estati fresche e inverni nevosi fanno sì che vi sia un’eccedenza degli accumuli rispetto alla fusione e ciò porta la linea di equilibrio a posizionarsi a quote meno elevate. Quando situazioni simili si prolungano nel tempo, il ghiacciaio avanza verso valle. In caso contrario (come sta accadendo sempre con maggiore frequenza e intensità nel corso degli ultimi decenni) a inverni normalmente nevosi, si succedono estati molto calde e lunghe; poca o nessuna neve resisterà alla calura estiva, gli accumuli nevosi saranno inferiori alla fusione, la linea di equilibrio si posizionerà a quote più elevate e il ghiacciaio arretrerà riducendo superficie e volume.

Fare Geo
Osserva l’animazione qui sotto, che riproduce la formazione e l’evoluzione di un ghiacciaio. Poi:
- individua le fasi principali del movimento del ghiacciaio;
- individua le parti che costituiscono il ghiacciaio.