Temi di geopolitica #11 - Che cos'è il multipolarismo?

Temi di geopolitica #11 - Che cos'è il multipolarismo?

Proseguiamo la serie di contributi di geopolitica proposti da geografi specialisti. L’argomento di oggi – quanto mai attuale – è il multipolarismo, spiegato nelle sue caratteristiche principali e all’interno degli equilibri internazionali contemporanei. L’articolo è a cura di Alessandro Vitale, professore di Economic Geography and History e di Arctic Studies alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Milano e membro del Gruppo di lavoro sulla geopolitica di AGEI (Associazione dei Geografi Italiani).

Le caratteristiche del multipolarismo

In campo geopolitico il termine “multipolarismo” indica un’articolazione della politica in più attori (multi “molti” e poli “attori”) che si relazionano tra loro. Questi poli si identificano in una regione geografica, in un continente o persino in aree geografiche non confinanti tra loro e possono unirsi ad altri poli in blocchi politico-militari, coalizioni internazionali o alleanze politiche o economiche. I sistemi multipolari prevedono un numero limitato di poli (in genere più di due e raramente meno di cinque) caratterizzati da forze che tendono a equilibrarsi.

La ricerca di equilibrio e stabilità

Un mondo multipolare è costituito da poli di potenza indipendenti, nessuno dei quali è abbastanza forte da dominare gli altri. Se infatti un singolo polo fosse preminente su tutti gli altri, il sistema sarebbe unipolare; se invece la supremazia fosse contesa tra due poli, parleremmo di un sistema bipolare.

Nel sistema multipolare l’elemento di equilibrio è quindi il possesso di capacità equivalenti dei vari attori in ambito militare, economico ecc. Quando un attore cerca di ribaltare l’equilibrio di potenza, gli altri modificano le alleanze o entrano in guerra per frenarlo e riportare la situazione in una condizione di stabilità.

In realtà l’uguaglianza fra poli esiste solo in senso formale, perché un mondo multipolare, nella sua continua evoluzione di potenza e di interessi, genera comunque una gerarchia internazionale fra grandi, medie e piccole potenze.

La flessibilità delle alleanze

I rapporti internazionali che si reggono su queste regole sono caratterizzati da flessibilità e mobilità nelle alleanze e negli allineamenti. Ciò significa che ciascun attore si rafforza cercando di aggiungere alla propria potenza quella di altri attori e di sottrarre alleati all’avversario. In questo modo lo scoraggerà dall’impegnarsi in una guerra o lo renderà debole e attaccabile.

In altri casi la fluidità delle alleanze serve a sottrarre alleati ai propri avversari: A si allea con B per impedire che la potenza di B si sommi a quella di C, che è nemico di A. In altre parole, la formazione di alleanze si basa sulla ricerca del bilanciamento contro una minaccia percepita.

Il superamento delle ideologie

Questo scenario si traduce in un atteggiamento molto pragmatico, che comporta l’indifferenza alle affinità ideologiche e politiche fra gli attori in campo.

Gli schiaramenti non si costruiscono su valori assoluti, come avviene in un conflitto ideologico, ma su obiettivi strategici. Per questo i rapporti all’interno delle alleanze sono mutevoli e si verificano spesso tensioni. Ciò porta anche a conflitti a bassa intensità, più frequenti e combattuti per scopi e con mezzi limitati.

L’equilibrio dinamico

Il multipolarismo è quindi strutturalmente instabile e non implica uno scontato equilibrio di potenza. Comporta infatti una continua verifica dei rapporti di forza fra gli attori, i quali cercano di assicurarsi che nessun attore possa rafforzarsi in modo sproporzionato. Un’eventuale degenerazione del sistema è sempre possibile.

In questo equilibrio dinamico, il terreno comune che lega gli attori in gioco è qualcosa di più profondo. È la convinzione di appartenere a un unico sistema internazionale e la condivisione di cultura, valori e convinzioni giuridiche: per esempio, la reciprocità nel diritto internazionale, il rispetto dei trattati, la non interferenza negli affari interni degli altri Stati, la limitazione della violenza bellica. Se un attore rompe questo delicato equilibrio, gli altri rispondono di conseguenza.

La distribuzione geografica

Il multipolarismo è un prodotto dell’evoluzione della geografia mondiale. Deriva infatti da una frammentazione del tessuto geografico-politico e dalla possibilità di alcuni attori di evitare l’assorbimento da parte di una potenza territoriale preponderante e di abbracciare invece l’alleanza con una potenza geograficamente distante.

Questo ha come conseguenza che la vicinanza geografica passa in secondo piano. Si possono infatti realizzare alleanzea lunga distanza”, che comportano accordi con attori posizionati geograficamente in prossimità di luoghi strategici (come per esempio stretti navali fondamentali per i traffici marittimi). In questo caso gli alleati possono concedere cruciali basi militari a un polo di potenza dominante che è fisicamente lontano.

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Lo stato attuale del multipolarismo

Anche alla luce di queste considerazioni, vale la pena fare alcune considerazioni sullo stato attuale del multipolarismo.

La ricerca di un nuovo equilibrio internazionale

Storicamente il multipolarismo è una distribuzione della potenza, una condizione di equilibrio fra un piccolo numero di grandi potenze che sono e si considerano parte di un unico sistema internazionale, in quanto attori di un insieme storico e culturale comune (princìpi, regole, istituzioni) che assicurino la convivenza, la limitazione della guerra, il rispetto dell’avversario e paci eque.

Oggi alcuni attori – in particolare Russia, Cina e altre potenze emergenti – mettono in discussione la struttura unitaria della società internazionale e indicano i pregi di un “nuovo multipolarismo” come fonte di stabilità e pace mondiale. Si tratta di un atteggiamento che nasconde una sostanziale polemica contro l’“ordine egemonico” e “unipolare” degli Stati Uniti e dell’Occidente.

In realtà, dopo il collasso dell’impero sovietico, l’ordine “unipolare” a guida statunitense è stato un continuo fallimento. Gli interventi militari degli Stati Uniti a livello internazionale hanno prodotto quasi ovunque disastri e instabilità.

Il ritorno delle contrapposizioni ideologiche

La messa in discussione del sistema internazionale nel suo complesso è stata aggravata dall’ascesa dei nazionalismi e del fanatismo ideologico. Le alleanze, più difficili da concludere, dipendono da affinità ideologiche e politiche: essere disposti a cambiare alleato è più complesso, allearsi con il proprio vincitore impossibile (piuttosto si cerca la rivincita). Un sistema multipolare oggi sarebbe  ancora più instabile (maggiore propensione alla guerra) che in passato e ben lontano da un equilibrio di potenza.

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L’incontro bilaterale tra il presidente cinese Xi Jinping e il presidente degli USA Donald Trump avvenuto il 30 ottobre 2025 a Busan, in Corea del Sud. Stati Uniti e Cina sono le due maggiori superpotenze mondiali in grado di modificare gli equilibri internazionali.

La frammentazione e l’egemonia regionale

Ci troviamo di fronte a un panorama complesso e contraddittorio: da una parte un ritorno alla bipolarizzazione (Stati Uniti e Occidente contro Russia e Cina) e dall’altra un moltiplicarsi di alleanze ad hoc, mutevoli e instabili.

Il “nuovo multipolarismo” comporta una nuova distribuzione geografico-politica e la formazione di una pluralità di ordinamenti regionali capaci di darsi un ordine politico, economico, culturale e giuridico indipendente, espellendo dalle proprie dinamiche di pace-guerra le potenze percepite come estranee e ostili.

Questo comporta non un sistema multipolare (che presuppone un ordine internazionale accettato), ma un ordinamento spaziale mondiale alternativo e frammentato, in cui singoli poli di potenza rivendicano, in una pluralità di ordinamenti spaziali sconnessi fra loro, il diritto di dominare – dettando proprie regole – aree di influenza esclusiva e grandi spazi sottomessi. È il contrario dell’equilibrio di potenza, che consentiva invece di proteggere l’indipendenza degli attori da una sottomissione di carattere egemonico e imperiale.

Inoltre, il rapido aumento di potenza di alcuni attori, che pretendono il rispetto del loro status da parte delle altre potenze, produce leader più desiderosi di correre i rischi connessi a un’entrata in guerra e a un’attività bellica priva di regole, norme, princìpi condivisi, confini morali.

Alessandro Vitale


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