Temi di geopolitica #10 - Che cos'è il multilateralismo?

Temi di geopolitica #10 - Che cos'è il multilateralismo?

Proseguiamo la serie di contributi di geopolitica proposti da geografi specialisti. Oggi parleremo del multilateralismo, della sua funzione nei rapporti tra gli Stati e e della sua evoluzione nel tempo. L’articolo è a cura di Alessandro Vitale, professore di Economic Geography and History e di Arctic Studies alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Milano e membro del Gruppo di lavoro sulla geopolitica di AGEI (Associazione dei Geografi Italiani).

Che cos’è il multilateralismo?

Il multilateralismo è un sistema di coordinamento delle relazioni fra tre o più Stati, in genere in materia di difesa, commercio e diplomazia. Il suo campo d’azione privilegiato è quindi la politica estera, dove la scelta di un attore, in accordo con altri, viene attuata per realizzare obiettivi in determinati settori.

La sua caratteristica principale è quella di essere guidato da principi e codici generali di condotta. Il multilateralismo richiede ai suoi aderenti di cercare e rispettare il principio di reciprocità e di considerare i risultati della loro collaborazione come collettivi e indivisibili. Tuttavia, può accadere che gli Stati accettino e condividano queste regole fino a che traggono un beneficio diretto dagli accordi.

Gli esempi di multilateralismo nella storia

Fra i principali esempi di multilateralismo va ricordato l’ottocentesco Concerto delle nazioni, stabilito dalle principali monarchie europee nel Congresso di Vienna (1815) per regolare le crisi diplomatiche. Pur non disponendo di una struttura istituzionale formale, il suo fine era quello di controllare, mediante mutue consultazioni, l’equilibrio di potere nell’Europa post-napoleonica. Nel periodo in cui il Concerto funzionò (fino al 1854) non vi furono guerre fra le grandi potenze europee, nonostante le loro grandi differenze ideologiche.

Altri esempi di multilateralismo sono il gold standard (1944-1971: cambi fissi tra valute agganciate al dollaro) e gli accordi di libero scambio, anche se non formalizzati in istituzioni internazionali. Queste ultime si formarono con il GATT (General Agreement on Tariffs and Trade, 1947), che venne firmato proprio per espandere il multilateralismo, mitigando gli effetti di uno stretto  bilateralismo nel commercio internazionale, considerato come divisivo e discriminatorio. Allo stesso modo è accaduto con il WTO (World Trade Organization) con l’ammissione di numerosi Paesi, fra i quali nel 2001 la Cina, con conseguenze mondiali di lunga durata.

Congresso-di-Vienna-1815
Il Concerto delle nazioni, sorto in seguito al Congresso di Vienna del 1815 (nella foto), non era un’organizzazione formale, ma un sistema di consultazione permanente tra le grandi potenze dell’epoca: Austria, Prussia, Russia, Regno Unito e Francia.

Il multilateralismo nel XX secolo e la pace

Il multilateralismo del XX secolo è stato simile all’istituzionalismo (institution-building), la corrente di pensiero che identifica il diritto, l’economia o la società con la presenza di reali organizzazioni (le istituzioni, appunto). Infatti, la crescente interdipendenza fra gli Stati (economica, politica, militare), intensificata dallo sviluppo industriale, scientifico e tecnologico, ha condotto alla moltiplicazione di organizzazioni e di istituzioni diplomatiche collettive multilaterali (Lega delle Nazioni, ONU ecc.) per far fronte ai problemi creati dal sistema di relazioni bilaterali fra singoli Stati.

Nel Novecento la diplomazia multilaterale (o collettiva), sulla scorta dell’esperienza delle due guerre mondiali, si è affermata contestando l’inadeguatezza del bilateralismo nel prevenire le guerre. In un sistema di sicurezza collettiva la pace viene infatti considerata come un bene indivisibile. Anche in tema di disarmo, per esempio, il multilateralismo ritiene che l’obiettivo sia molto più facilmente raggiungibile se la riduzione degli armamenti viene concordata da tutti gli Stati simultaneamente, puntando ancora quindi sull’idea di indivisibilità dei risultati della loro collaborazione reciproca.

Il multilateralismo egemone degli Stati Uniti

Il multilateralismo come modalità d’azione in politica estera è tuttavia spesso associato alle idee di egemonia e leadership. Per esempio, gli Stati Uniti nella loro azione diplomatica del XX secolo hanno pensato al multilateralismo proprio in questi termini, sostenuti dalla percezione della propria eccezionalità e originalità.

Il maggiore successo del multilateralismo statunitense è emerso non a caso alla fine del secondo conflitto mondiale, nel quale gli USA sono risultati vittoriosi, quando i leader statunitensi sono stati propensi a una politica estera capace di dar vita a un nuovo ordine mondiale.

In questa direzione vanno interpretate le conferenze di Bretton Woods (1944: per stabilire regole monetarie comuni fra 44 Paesi, dalle quali scaturiranno il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale) e di Dumbarton Oaks (ancora 1944: per discutere la natura e le funzioni dell’ONU e per creare un’efficace comunità di sicurezza). Entrambe hanno prodotto sistemi di relazioni coordinati nel mondo post-bellico.

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I delegati di Stati Uniti, Unione Sovietica e Regno Unito durante una sessione di lavoro nello studio di Dumbarton Oaks a Washington D.C., tra l’agosto e l’ottobre del 1944. (Fonte: Wikimedia Commons)

La crisi del multilateralismo oggi

Alla fine della Guerra fredda la politica estera americana si è presentata come una sorta di multilateralismo variabile. Oggi la maggior parte degli Stati ha una postura difensiva che combina accordi bilaterali e multilaterali.

Mentre però il vecchio multilateralismo era inclusivo e universale, i consessi multilaterali sono ora più ristretti (pochi attori impegnati nella soluzione di un particolare problema), sebbene tendano per questa ragione anche a diventare più coerenti.

Vi è dunque “meno multilateralismo”, perché la scomposizione geopolitica del sistema internazionale sta producendo un multipolarismo di nuovo tipo, nel quale la cooperazione fra Paesi si concentra su regole e istituzioni di dimensioni regionali (che richiedono una ridefinizione dei rapporti fra loro), dettate da una o più potenze egemoni e dalla loro politica di potenza in quegli stessi contesti ristretti:

  • Stati Uniti e multilateralismo occidentale da una parte;
  • Cina, Russia, BRICS e multilateralismo “antagonista” e instabile dall’altra.
BRICS-multilateralismo-geopolitica
La sede a Shanghai, in Cina, della New Development Bank (NDB), l’istituzione finanziaria principale dei Paesi BRICS.

Mentre un multilateralismo di vecchio stampo, tipico di una convivenza internazionale inclusiva e basata su principi condivisi, sarebbe in grado di attenuare i contrasti e le differenze, fino a vincolare gli Stati con norme e valori comuni e condivisi capaci di generare istituzioni internazionali coerenti e rispettate, al multipolarismo attuale corrispondono invece un’attenuazione e una “compartimentazione” del multilateralismo, caratterizzato da regole, valori e di conseguenza istituzioni che si pretendono alternative o addirittura opposte e inconciliabili fra loro. Con il rischio di aumentare incomprensioni, tensioni e conflittualità.

Alessandro Vitale


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