I ghiacciai come indicatori della crisi climatica

I ghiacciai come indicatori della crisi climatica

Proseguiamo la serie di contributi sui ghiacciai, per scoprire che cosa sono, come sono fatti e come si trasformano. I ghiacci terrestri sono un elemento essenziale per i cicli biologici del nostro Pianeta, oltre che un indicatore prezioso del suo stato di salute.

I ghiacciai sono importanti indicatori del cambiamento climatico, perché reagiscono velocemente ai cambiamenti del clima. Se le temperature aumentano, i ghiacciai fondono e diminuiscono di superficie e volume; se invece fa più freddo e nevica molto, possono crescere.

In generale, la vita di un ghiacciaio e la sua trasformazione dipendono soprattutto da due fattori:

  • la quantità di neve che cade in inverno (da ottobre a maggio);
  • le temperature estive (da giugno a settembre).
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Il ghiacciaio di Fellaría Est al termine della stagione estiva: nelle aree più elevate è chiaramente visibile la presenza della neve dell’inverno precedente, mentre la zona di ablazione (in basso) risulta priva di neve. (Foto A. Toffaletti)

La linea di equilibrio

Per comprendere come un ghiacciaio interagisce con i fattori climatici, un concetto molto importante è quello della linea di equilibrio (ELA, Equilibrium Line Altitude).

Questa linea indica la quota in cui la neve che si accumula è uguale al ghiaccio che si scioglie. È una specie di “confine invisibile” che separa due zone fondamentali di un ghiacciaio:

  • zona di accumulo (sopra la linea), dove cade più neve di quanta ne riesca a fondere durante l’anno. Prevalgono gli accumuli e il ghiacciaio guadagna massa.
  • zona di ablazione (sotto la linea), dove la fusione e l’evaporazione superano la neve caduta. Qui il ghiacciaio perde massa.

Se ci poniamo invece precisamente lungo questa linea immaginaria, il bilancio è pari a zero: la quantità di neve che si accumula in un anno è esattamente uguale alla quantità di ghiaccio e neve che fonde.

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La linea di equilibrio tra bacino collettore e ablatore. (Fonte: antarcticglaciers.org)

La salute di un ghiacciaio

La posizione della linea di equilibrio cambia nel tempo e dipende da diversi fattori, come il clima, l’altitudine, l’esposizione al sole, la protezione delle montagne vicine e infine la neve portata dal vento o dalle valanghe.

La quota della linea di equilibrio è un indicatore della salute di un ghiacciaio. Se il clima si scalda, la linea si sposta più in alto (la zona di fusione diventa più grande e il ghiacciaio si ritira). Se il clima si raffredda o nevica di più, la linea scende verso valle e il ghiacciaio si espande. In altre parole, la ELA ci dice se un ghiacciaio è in equilibrio, se aumenta di volume e superficie, oppure se è destinato a rimpicciolirsi.

L’aumento delle temperature e la riduzione dei ghiacciai

Negli ultimi 40–50 anni la linea di equilibrio si è spostata sempre più in alto: prima si trovava mediamente intorno ai 2950 metri, oggi è salita fino a 3300-3400 metri. Questo è successo soprattutto perché le temperature estive sono aumentate di circa 2 °C, mentre le nevicate invernali sono rimaste simili al passato.

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Il grafico mostra l’andamento della temperatura estiva alla stazione meteorologica di Segl Maria (Cantone dei Grigioni) dal 1865 al 2025. Si osserva un chiaro incremento delle temperature, soprattutto a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta del secolo scorso. Oltre all’aumento del valore medio, risulta evidente anche la maggiore frequenza dei picchi termici negli anni più recenti, che influenzano in modo determinante il ritiro della massa dei ghiacciai alpini. (Dati: MeteoSvizzera; elaborazione: A. Toffaletti)

Ciò significa che, a causa di questo riscaldamento, alla fine dell’estate rimane sempre meno neve. E senza neve, i ghiacciai non riescono più a rinnovarsi, quindi si riducono.

Molti ghiacciai della Lombardia si trovano sotto la linea di equilibrio e rischiano di scomparire. Solo alcuni, come quelli del Bernina e dell’Ortles-Cevedale, hanno ancora zone abbastanza alte da permettere la formazione di nuovo ghiaccio.

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Il grafico rappresenta il Glacier Index, un indice basato sull’osservazione dei dati meteorologici che serve a riassumere numericamente come è andata, dal punto di vista climatico, un’annata per i ghiacciai. Un Glacier Index negativo indica che le condizioni climatiche dell’anno sono state sfavorevoli per i ghiacciai, per esempio a causa di estati molto calde e/o poca neve in inverno. Al contrario, un Glacier Index positivo indica che le condizioni sono state più favorevoli, aiutando la conservazione o la minore perdita di ghiaccio. Nel grafico è evidente la tendenza costante alla riduzione a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso (Dati Meteosvizzera, elaborazione A. Toffaletti).

Gli scienziati pensano che in futuro la situazione peggiorerà. Infatti, anche riducendo l’inquinamento, nello scenario meno drammatico, circa il 60% dei ghiacciai alpini potrebbe scomparire entro il 2100. Se invece le emissioni continueranno ad aumentare, potrebbe restare solo il 10% dei ghiacciai attuali.

Vedretta meridionale di cornisello_2005-2018
La Vedretta meridionale di Cornisello (gruppo Presanella, Trentino occidentale) in due fotografie scattate a circa 15 anni di distanza l’una dall’altra nello stesso periodo dell’anno. L’innalzamento della linea di equilibrio (ELA) di poche centinaia di metri e qualche decimo di grado di aumento delle temperature medie hanno portato alla riduzione e alla scomparsa dei ghiacciai. (Foto A. Toffaletti)

Lo studio del clima del passato

I ghiacciai sono importanti anche perché permettono di studiare il clima del passato. Osservando infatti le forme del territorio – come morene e valli glaciali – è possibile capire dove arrivavano i ghiacciai migliaia di anni fa.

Ancora più importanti sono le carote di ghiaccio, cioè lunghi cilindri di ghiaccio estratti dai ghiacciai. Al loro interno ci sono piccole bolle d’aria che conservano informazioni sull’atmosfera del passato. Studiando queste bolle, gli scienziati possono conoscere:

  • la temperatura di molti anni fa;
  • la quantità di anidride carbonica e di altri gas serra presenti nell’aria al momento della deposizione.

Grazie a questi studi è stato possibile ricostruire il clima della Terra fino a 1.200.000 anni fa. I ghiacciai sono come una grande biblioteca naturale e, anche per questo, è importante studiarli e proteggerli prima che scompaiano.


Fare Geo

Dividete la classe in piccoli gruppi. Ogni gruppo sceglie un ghiacciaio in Italia o all’estero (per esempio, Ghiacciaio dei Forni in Italia, il Mer de Glace in Francia, il Ghiacciaio Upsala in Argentina).

  • Cercate sul web immagini storiche (per esempio del 1920) e immagini attuali dello stesso ghiacciaio.
  • Confrontate le immagini e osservate le differenze: in passato dove arrivava la lingua del ghiaccio? Oggi ci sono delle zone rocciose scoperte?
  • Riflettete sull’analisi che avete fatto: quali cambiamenti si sono verificati? In quale arco di tempo? Che cause li hanno provocati? Quali effetti hanno sull’ambiente e sul clima?
  • Immaginate infine di preparare una relazione da presentare alle Nazioni Unite per tutelare la vita dei ghiacciai, sottolineando il rischio ambientale che deriva dalla riduzione delle aree ghiacciate sulla Terra. Potete realizzare una presentazione multimediale, una brochure o un video.

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