Acqua e reti: una sfida possibile per le città di domani

Acqua e reti: una sfida possibile per le città di domani

Le città hanno bisogno di acqua: le reti urbane che raccolgono, lavorano e distribuiscono le risorse idriche sono indispensabili per la vita e il benessere degli abitanti. Oggi, in mezzo alle incertezze portate dal cambiamento climatico, le amministrazioni e i privati sono chiamati a progettare nuove soluzioni per la gestione delle acque per ridurre gli sprechi e assicurare riserve potabili ai propri cittadini. Conosciamo da vicino alcune di queste sperimentazioni che fanno della creatività e dell’innovazione tecnologica il loro punto forte.

Vivere nell’ambiente urbano

La città è un ambiente artificiale, completamente trasformato dall’uomo, che l’ha adattato alle proprie esigenze. È anche il luogo in cui gli uomini preferiscono abitare: in Europa 74 persone su 100 risiedono in una città e si stima che entro il 2050 la percentuale salirà all’80%.

Come un albero, un centro urbano si sviluppa in più direzioni. In orizzontale perché, come i rami, si espande occupando il territorio circostante; in verticale perché gli edifici crescono in altezza come il tronco; in profondità perché le reti delle infrastrutture si sviluppano, come le radici, nel sottosuolo.

Le infrastrutture sotterranee sono importantissime per la buona salute di tutta la città, perché garantiscono la distribuzione dell’acqua potabile e lo smaltimento degli scarti.

Paesi Bassi: la gestione delle acque, una risorsa

Nei Paesi Bassi gran parte del territorio costiero si trova sotto il livello del mare; così, per proteggere l’entroterra dalle ondate di marea, fin dal Medioevo sono state costruite lunghe dighe che bloccavano l’azione dell’Oceano. Il paesaggio che oggi osserviamo è prevalentemente artificiale: strisce di terra alternate a canali e a lingue di mare.

Qui la corretta gestione dell’acqua è particolarmente importante perché influisce sul benessere del Paese. I waterschappen, i “parlamenti dell’acqua”, sono un’istituzione regionale, indipendente da province e comuni, che si occupa esclusivamente della gestione delle acque superficiali.

Queste istituzioni stabiliscono la quantità di acqua che si può prelevare e riversare nei fiumi, quali campi inondare durante una piena, a chi spetta il compito di occuparsi della manutenzione degli argini. Inoltre coinvolgono la cittadinanza in corsi finalizzati a rendere consapevoli di quanto il contributo di tutti sia importante per “un ambiente di vita in cui le persone amano vivere, lavorare e ricreare buone condizioni per la natura e l’agricoltura ”, come recita il manifesto di uno di questi corsi.

Il caso di Rotterdam

Un esempio dell’applicazione pratica della gestione dell’acqua è fornito dalla piazza Benthemplein a Rotterdam, una water square (piazza d’acqua) strutturata su più livelli. Qui le persone si recano per incontrarsi, chiacchierare, pattinare o andare sullo skate. Quando piove molto, però, il ruolo della piazza cambia: il livello più basso diventa un’enorme vasca, dove l’acqua piovana converge e resta fino a quando non raggiunge il livello per essere smaltita nelle fognature in modo controllato, poco alla volta.

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Piazza Benthemplein a Rotterdam, uno degli esempi più efficienti di “piazza d’acqua”

Ci sono progetti per realizzare molti luoghi come questo distribuiti per le città: il loro obiettivo è evitare che le fognature urbane ricevano troppa acqua, il livello salga più rapidamente della capacità di smaltimento e dai tombini fuoriesca un flusso che allaghi strade e scantinati delle abitazioni. L’acqua in eccesso si raccoglie invece in questi bacini e viene distribuita alla rete fognaria gradualmente.

L’idea, già realizzata in ambito urbano a Rotterdam, è sfruttata anche al di fuori del contesto urbano, dove sono state individuate aree del territorio destinate ad essere inondate quando i fiumi sono troppo carichi di acqua.

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Le varie tipologie di watersquares (piazze d’ acqua) e il loro comportamento in caso di pioggia.

“Fatberg” nelle fognature delle grandi città

Il sottosuolo delle città nasconde lati oscuri e talvolta inquietanti: tra questi sicuramente vanno annoverate le fatberg, grandi “montagne di grasso” (e non solo) che ostruiscono le condutture delle fogne sotto alle nostre città.

Queste “formazioni” hanno ottenuto gli onori della cronaca a Londra: la capitale inglese pullula di cucine, di case private e di ristoranti che utilizzano olio durante la preparazione delle pietanze. Quando si tratta di pulire, l’olio viene in parte smaltito correttamente, in parte, invece, scaricato nei lavandini. Bisogna sapere che l’olio non si scioglie in acqua e tende ad attaccarsi a tutti gli altri rifiuti scaricati nelle fogne, in particolare le salviettine umidificate, fatte di cotone ma tenute insieme da resine plastiche, non biodegradabili.

Insieme ad altri scarti fognari, queste sostanze si uniscono formando enormi fatberg, montagne di grasso, dure come il cemento, che raggiungono anche dimensioni e peso paragonabili a quello di tre autobus e che sono capaci di ostruire i condotti fognari.

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Una fatberg (montagna di grasso) costituita dai rifiuti grassi e oleosi estratti dalla rete fognaria di Londra.

Ogni anno a Londra e in molte altre grandi città si spendono milioni di euro per liberare le condutture da queste “montagne”. Inoltre, nelle grandi città di Paesi economicamente meno sviluppati, come Delhi o Bangalore, il compito di rimuovere queste “montagne” è affidato a uomini che si introducono nelle fogne senza protezioni adeguate. In questo modo ogni anno molti di questi lavoratori muoiono per i gas che si sviluppano nelle fognature, mentre sono impegnati in operazioni di pulizia, oppure sviluppano gravi malattie dell’apparato respiratorio e della pelle. Un tragico costo sociale, oltre che ambientale.

NEWater: acqua fognaria riciclata

Se le fatberg sono un esempio di scarsa sensibilità ecologica e mancato rispetto delle regole, esistono anche esempi virtuosi nella gestione delle acque urbane.

A Singapore esistono impianti di lavorazione di un’acqua particolare, la cosiddetta NEWater. La loro peculiarità è che lavorano l’acqua fognaria che viene riciclata per essere imbottigliata e distribuita. Questo progetto rappresenta un vanto del sistema economico dell’isola dell’Estremo oriente.

Il sito del governo illustra il sistema di produzione, che si avvale di varie tecnologie di filtraggio e sterilizzazione, che eliminano qualsiasi impurità, carica batterica o virale. L’acqua così recuperata è resa purissima, tanto da superare i più severi test internazionali. Gli impianti di purificazione garantiscono dal 20 al 40% del fabbisogno di acqua potabile di Singapore e costituiscono una tecnologia che il Paese sta esportando in molte altre realtà del mondo, afflitte dal problema dell’approvvigionamento idrico.

Fare Geo

  • L’articolo sviluppa il tema della sostenibilità in ambito urbano, fornendo esempi di trattamento dell’acqua e di gestione delle fognature in varie parti del mondo. Si tratta di problemi concreti che in molti casi si trasformano in opportunità. Questo è il taglio che possiamo dare anche alle nostre lezioni: analizzare un problema e cercare di immaginare come esso possa tradursi in un vantaggio. Forniamo qui una scheda che affronta il problema dell’acqua a Venezia (quindi un’analisi del problema), e propone un’attività per la classe (quindi una progettazione).
  • Come approfondimento bibliografico consigliamo: Edoardo Borgomeo, Oro blu. Storie di acqua e cambiamento climatico, Laterza, Bari-Roma, 2020
NOW-corso-Geografia-Garzanti

La scheda su Venezia è tratta dal nuovo corso di Geografia per la Scuola Secondaria di Primo Grado NOW! Progettiamo oggi come vivremo domani, edito da Garzanti Scuola.

Un testo che accompagna studentesse e studenti a comprendere il mondo in cui viviamo e a progettare il mondo di domani. Una proposta didattica attenta gli aspetti di geografia umana e ai temi dell’ambiente e dell’educazione civica.

Vai ai contenuti del corso “NOW! Progettiamo oggi come vivremo domani

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