Agenda 2030 - Goal 5: Parità di genere

Agenda 2030 - Goal 5: Parità di genere


Parità di genere. A che punto siamo?

La parità di genere è il Goal 5 del programma Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Nonostante si siano fatti notevoli passi sulla strada dei diritti delle donne, la piena uguaglianza tra i generi oggi è ancora un obiettivo da raggiungere. Infatti, anche nei Paesi dove per legge non dovrebbero esistere differenze tra i sessi, in realtà potere e responsabilità, nella vita economica, politica e sociale, sono nella gran parte dei casi attribuiti a rappresentanti del genere maschile. In altri contesti, poi, dai contorni giuridici e culturali più rigidi, la condizione femminile subisce ancora retaggi e vincoli di una tradizione che le vuole in un ruolo subordinato nella società.

Un ritardo allarmante

Rispetto al passato, oggi il mondo è un posto migliore per le donne. Secondo il rapporto The gender Snapshot 2019 (pubblicato dall’UN-Women per analizzare tutti gli obiettivi dell’Agenda 2030 sulla base del criterio di genere) alcuni indicatori dell’uguaglianza di genere mostrano progressi.  Per esempio si è registrato un significativo calo nella pratica della mutilazione femminile e dei matrimoni precoci: nel primo caso, tra il 2000 e il 2018 la percentuale è scesa del 25%; nel secondo caso, in Asia del Sud, nell’arco degli ultimi 5 anni questo fenomeno è diminuito del 25%.  Altri segnali positivi sono la maggior presenza delle donne negli organismi di governo nazionali e internazionali e la formulazione di leggi che promuovono l’uguaglianza di genere.

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La disparità di genere nel mondo in relazione alla violenza domestica e alla pratica dei matrimoni precoci
(Fonte: UN-Women – The Gender Snapshot 2019)

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Percentuale di donne che occupano posizioni di mangement all’interno delle aziende. La media mondiale è del 27%.
(Fonte: UN-Women – The Gender Snapshot 2019)

Nonostante questo, oltre 200 milioni di donne subiscono mutilazioni sessuali e il 18% di donne e ragazze (tra i 15 e i 49 anni) è ancora vittima di violenze domestiche (percentuale che sale al 24% nei Paesi meno avanzati).

Inoltre altre forme di discriminazione, legale e sociale, non accennano a scomparire e impediscono il raggiungimento dei risultati desiderati per questo obiettivo. Senza contare che le donne nel mondo continuano a incontrare ostacoli nel loro diritto alla salute, soprattutto per quanto riguarda la sessualità e la riproduzione.  Infine vanno rilevati il basso livello di partecipazione delle donne ai processi decisionali e il cosiddetto Gender Pay Gap, cioè la differenza di guadagno delle donne a parità di mansioni rispetto agli uomini. 

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La disparità di retribuzione economica in base al genere (Gender Pay Gap) nei Paesi avanzati: la percentuale indica la differenza di guadagno delle donne rispetto agli uomini.
(Fonte: OECD, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico 2019)


Parità di genere. Che fare?

Diritti delle donne e progresso

In ogni contesto di convivenza, la situazione delle donne è una formidabile cartina di tornasole del grado di civiltà raggiunto dalle politiche sociali ed economiche.

“We are changing women’s lives. Women are changing the world”: è uno degli slogan dell’ONG Women’s Learning Partnership (WLP), la cui fondatrice e presidente, Mahnaz Afkhami, ha dichiarato che “lo status delle donne nella società è diventato lo standard attraverso il quale si può misurare il progresso dell’umanità verso la civiltà e la pace”.

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La sensibilità a livello internazionale riguardo a questi temi si è sviluppata tardi: solamente nel 2011 l’Onu ha istituito un suo Ente per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile (UN Women) che si occupa di creare un ambiente in cui ogni donna possa esercitare i propri diritti e sviluppare il proprio potenziale. Un impegno che si allarga per trasformare in tutto il mondo gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile nella riduzione delle disuguaglianze per donne e ragazze.

Un obiettivo che si può raggiungere promuovendo modelli che offrano a entrambi i generi le stesse opportunità di accesso a tutti i livelli decisionali, operando per superare stereotipi e discriminazioni, diffondendo una cultura di condivisione dei compiti domestici e di cura, proteggendo le fasce più deboli, come le migranti e le rifugiate, attraverso programmi di integrazione e assistenza.

Dall’infanzia all’età adulta

La discriminazione inizia dall’infanzia: sono bimbe ed adolescenti ad essere più a rischio (Unicef). Il trattamento nei primi anni di vita è essenziale per la formazione socioculturale. Molte bambine, diventate adulte, non sono in grado di inserirsi a pieno titolo nella società: dalle bambine fantasma che non vengono registrate all’anagrafe risultando così prive di diritti (niente scuola né sanità), alle spose bambine costrette al matrimonio con uomini più anziani cui devono completa sottomissione, all’esclusione dall’istruzione per stereotipi sui ruoli di maschi e femmine per cui “le donne devono dedicarsi a casa e famiglia”.

Uno specifico settore educativo a cui l’ONU riserva una particolare attenzione è quello del cosiddetto ambito STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). Tra le numerose iniziative, quelle a sostegno della formazione e dell’apprendimento di bambine e ragazze in campo scientifico sono considerate fondamentali per l’emancipazione di chi purtroppo vive ancora in condizioni svantaggiate. Allo stesso modo, è molto forte l’impegno a sostenere la ricerca condotta da scienziate, con l’obiettivo di ridurre il gap di genere presente in questo campo.

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I traguardi

Per facilitare il raggiungimento dell’obiettivo e razionalizzare gli interventi da attuare, l’Agenda 2030 ha suddiviso questo goal nei seguenti 9 target:

  • 5.1 – Porre fine a ogni forma di discriminazione nei confronti di tutte le donne, bambine e ragazze in ogni parte del mondo
  • 5.2 – Eliminare ogni forma di violenza e sfruttamento contro tutte le donne, bambine e ragazze
  • 5.3 – Eliminare tutte le pratiche nocive (matrimonio delle bambine e mutilazioni dei genitali femminili)
  • 5.4 – Riconoscere e valorizzare il lavoro di assistenza e il lavoro domestico non retribuiti
  • 5.5 – Garantire alle donne la piena ed effettiva partecipazione e pari opportunità di leadership a tutti i livelli del processo decisionale
  • 5.6 – Garantire l’accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti riproduttivi
  • 5.a – Avviare riforme per dare alle donne pari diritti di accesso alle risorse economiche
  • 5.b – Migliorare l’uso della tecnologia per promuovere l’empowerment, ossia la forza, l’autostima, la consapevolezza delle donne
  • 5.c – Adottare e rafforzare politiche concrete e leggi applicabili per l’eguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne, bambine e ragazze a tutti i livelli


E in Italia?

Intervenire sul gender gap e sulle discriminazioni

Secondo il Rapporto ASviS 2019 sul Goal 5, in Italia la situazione ha conosciuto dei sensibili miglioramenti negli ultimi anni. In particolare questa tendenza riguarda la partecipazione femminile agli organi decisionali (in particolare nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa), anche se persistono ancora ampi divari di genere nelle retribuzioni.

Sul fronte della violenza domestica e di genere, sono state introdotte misure per tutelare le vittime, ma il fenomeno conosce continui episodi di violenza contro le donne e femminicidio.

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Andamento dell’indicatore parità di genere elaborato dall’ASviS per l’Italia. Anno 2018 (Fonte: ASviS)


Focus

La violenza sulle donne

La violenza maschile sulle donne è un fenomeno che presenta dati sconfortanti e impressionanti: nel report 2019 realizzato su questo tema dalla Polizia di Stato (Questo non è amore) i dati parlano di 88 vittime ogni giorno: una donna ogni 15 minuti. Inoltre, dato ancora più inquietante, nel nostro Paese ogni 72 ore una donna viene uccisa da una persona di sua conoscenza e 3 femminicidi su 4 avvengono tra le mura domestiche.

Anche l’Istat nella sua indagine sui Centri anti-violenza in Italia pubblica dati recenti (2017) secondo cui risulta che ai Centri si sono rivolte oltre 40.000 donne (15,5 ogni 10 mila). Non è questo l’unico dato preoccupante: rispetto infatti all’obiettivo della legge di ratifica della Convenzione di Istanbul del 2013, che prevederebbe un centro anti-violenza ogni 10 mila abitanti, sono attivi in Italia 281 centri anti-violenza, pari a 0,05 centri ogni 10 mila abitanti. Un dato che denuncia l’insufficienza dell’offerta dei centri anti-violenza.

All’interno delle cifre riferite alle donne prese in carico, si trovano le donne straniere (27%) e quelle che hanno almeno un figlio (46%). Storie e situazioni che possono aggravare una situazione già di per sé tragica. E questi sono solo i dati che emergono: il vero problema è portare alla luce le situazioni celate o negate di violenza maschile nei confronti delle donne.

Va infine rilevato che dietro alla parola “violenza” si nascondono diverse forme, tutte deprecabili, di oppressione, umiliazione e sopraffazione.

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Le forme di violenza subita dalle donne (in percentuale sul totale dei casi)
(Fonte: D.i.R e – Donne in rete contro la violenza, 2019)

Un’occasione per riflettere su questo preoccupante argomento e per fare il punto della situazione, è il 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne delle Nazioni Unite.



Fare Geo

  • Osserva per una settimana le notizie riportate dai quotidiani e quelle che trovi su Internet (puoi utilizzare il sito ANSA). Individua le notizie relative alla discriminazione di genere. Raccoglile e discutine in classe, confrontandole con quelle dei compagni.

  • Sul sito DeA Wing trovi i dati dell’indice di disuguaglianza di genere a partire dal 2012. Qui sotto sono visualizzate le mappe riferite al 2012 e al 2019. Osservale, confrontale e prepara una breve esposizione a commento.

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Indice di disuguaglianza di genere nel 2012 (Fonte: DeAWing)
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Indice di disuguaglianza di genere nel 2019 (Fonte: DeAWing)
  • La tabella mostra i valori dell’indice relativo al 2017 per i Paesi dell’Asia meridionale e del Vicino Oriente. Visualizzali con un grafico a istogrammi e poi prepara una didascalia e un breve commento sulla situazione femminile in questi Paesi.
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  • Nel mondo, una delle discriminazioni di genere più frequente è quella economica: il cosiddetto Gender Pay Gap. Le donne, a parità di mansioni e responsabilità, guadagnano meno degli uomini. Questo fenomeno si verifica anche in un continente economicamente sviluppato come l’Europa. In base ai dati riportati nel grafico dell’OECD, quali riflessioni puoi fare sulla distribuzione geografica dei Paesi virtuosi? Con una breve ricerca in Rete, individua alcuni provvedimenti che sono stati attuati in questi Paesi a favore della parità di genere.
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  • Sul sito dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere consulta la pagina relativa al Gender Equality Index 2019, in particolare attivando la funzione “Compare countries“. Visualizzando i dati con mappe, tabelle, grafici, metti a confronto i Paesi e ricava informazioni sulla situazione locale del continente. Quali aree sono più avanzate in tema di rispetto delle differenze di genere? Per quali motivi, a tuo avviso?
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Che cosa possiamo fare?

  • Tenerci informati: seguire le notizie locali e quelle internazionali sui media a disposizione (tv, web, riviste e giornali).
  • Essere consapevoli degli stereotipi di genere. Riconoscerli aiuta a evitarli e può servire agli altri per riflettere sulle disparità di genere.
  • Reagire di fronte alle ingiustizie. Ogni volta che vediamo o ci accorgiamo di situazioni in cui è offesa la dignità delle donne (a scuola, per strada, in Rete…) esprimiamo chiaramente il nostro dissenso: il silenzio è un alleato delle discriminazioni.
  • Ricercare modelli femminili di leadership in diversi ambiti: politico, culturale, artistico, economico… Il contributo delle donne alla civiltà è spesso sconosciuto o sottostimato.
  • Condividere il carico delle responsabilità domestiche garantisce una suddivisione equa dei lavori di casa ed educa al valore della parità di genere.

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