Un bicchiere di mais, grazie

Un bicchiere di mais, grazie

di Giordano Golinelli, ACRA-CCS

 «Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua
e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese
delle meraviglie e vedrai quant’è profonda
la tana del bianconiglio»
(dal film Matrix di A. e L. Wachowski)

Mentre è ancora possibile partecipare alla Consultazione pubblica relativa alle indicazioni di origine in etichetta dei prodotti agroalimentari, lanciata dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, sabato 13 dicembre è entrato in vigore in tutta Europa il nuovo Regolamento relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori che cambia molte cose rispetto a come dovranno da ora in poi essere etichettati i prodotti alimentari. Dovremo abituarci a riconoscere nuovi simboli e indicazioni che dovrebbero permetterci di saperne di più di cosa stiamo comprando. Il problema è serio perché l’industria agroalimentare si è fatta davvero complessa e utilizza ormai prodotti sempre più difficili da identificare. E noi consumatori come dobbiamo comportarci?
Non mangiare nulla che tua nonna non riconoscerebbe come un alimento” dicono alcuni. “Se lo usano vuole dire che è permesso dalla legge e quindi stai tranquillo” dicono altri.

Amido modificato, sciroppo di glucosio, maltodestrina, acido ascorbico, amido non modificato, fruttosio cristallizzato, acido lattico, glutammato monosodico, caramello colorante, gomma xantana, lecitina, mono-, di- e trigliceridi.

Strano a dirsi ma tutti questi ingredienti hanno un punto in comune. Quale? Derivano tutti dal mais, la favolosa pianta conosciuta dalle nostre parti anche come granoturco. «Leggete l’etichetta di qualsiasi alimento conservato e vi troverete il mais. Il mais è nel latte in polvere e nelle creme di formaggio, nello yogurt gelato e nei cibi precotti, nella frutta sciroppata e nel ketchup. È nelle caramelle, nei preparati per dolci, nella maionese, nella senape, negli hot dog e nella mortadella, nei condimenti per insalata e persino in alcuni integratori vitaminici (Sì, anche nelle merendine)». Nelle prima pagine del suo bellissimo libro di inchiesta, Michael Pollan ci rivela un fatto sconosciuto: il mais è diventato il protagonista assoluto della catena alimentare moderna, occupando spazi prima riservati ad altri prodotti, senza che i consumatori se ne accorgessero e condizionando i sistemi di produzione, trasformazione e commercializzazione degli alimenti. «Il mais è ciò che mangia il manzo prima di diventare la vostra bistecca. Il mais è ciò che mangiano il pollo e il maiale. Il mais è ciò che mangia il pesce […] d’allevamento». E la lista potrebbe continuare a lungo.
Cosa tutto questo comporti ce lo racconta l’autore, che in una sorta di reality letterario si cala personalmente in diversi modelli alimentari, tra i quali quello industriale che inizia in un campo di mais e termina in un fast food. Il dilemma dell’onnivoro. Cosa si nasconde dietro quello che mangiamo dovrebbe essere letto in tutte le scuole, anche nella sua versione per giovani adulti, per iniziare fin da giovani a fare una cosa importantissima quando si tratta di alimentazione (e non solo): accedere alle informazioni e usarle per fare delle scelte consapevoli. Questo è l’importante anche perché un “bicchiere di mais” magari usato per fare i pop-corn da mangiare davanti a un bel documentario, non fa male a nessuno. Basta che sia tu a sceglierlo.

Leggi anche

Le professioni del turismo #4 - Il consulente ambientale
Geofacile #16 - L'Italia e il suo patrimonio culturale
Piccola guida al PNRR - Missione 3: infrastrutture per una mobilità sostenibile
Il patrimonio nel piatto