Warm city: strade e quartieri a misura d'uomo

Warm city: strade e quartieri a misura d'uomo

È stata definita la “città dei 15 minuti“: Parigi nel 2020 ha presentato un progetto di revisione urbanistica che vuole trasformare i quartieri residenziali della metropoli in nuclei ad alta sostenibilità ambientale e sociale. Alla innovativa proposta della capitale francese ha fatto seguito, nel 2021, l’idea ancora più radicale di un’altra capitale europea, Stoccolma, che ha scelto di valorizzare la vita di quartiere in una dimensione ancora più circoscritta e intima. Siamo di fronte a progetti e sperimentazioni di un modello di città sostenibile, in cui vivere e prosperare tra legami di prossimità e rigenerazione dell’ambiente.

Non solo smart: la nuova frontiera delle warm city

Ne sentiamo parlare ormai in continuazione e si stanno diffondendo in tutto il mondo: le “città intelligenti” rappresentano una strategia di pianificazione urbanistica innovativa che vuole opzionare il futuro della vita in città. Attraverso un supporto tecnologico avanzato, applicato all’ottimizzazione energetica, alla mobilità pulita e all’erogazione efficiente dei servizi pubblici, questi modelli di sviluppo urbano rispondono in maniera sostenibile alle esigenze dei cittadini e ai bisogni della città. Questi progetti hanno raggiunto tali livelli di complessità e innovazione che si parla di Smart City 3.0.

Ma la via allo sviluppo urbanistico sostenibile non passa solo attraverso l’intelligenza tecnologica delle smart city. In un ripensamento strategico e organico delle città, trovano spazio quelle che potremmo definire warm city: ambienti urbani umanizzati e ricondotti alla loro funzione di partecipazione e socialità autentiche. Se la dimensione “macro” del tessuto delle grandi città appare spesso come un groviglio problematico di inefficienza ambientale e anonimato sociale (se non di vera e propria ingiustizia), la prospettiva “micro” permette di scoprire (o meglio, riscoprire) i legami di vicinato e di collaborazione tra abitanti di una stessa porzione di città.

La città del futuro deve avere, per così dire, un approccio strabico: avere come obiettivo globale l’efficienza dell’intero nucleo urbano, ma al contempo dare valore e opportunità alle comunità locali di quartiere. Disegnare questo modello di città sostenibile è una delle sfide della società contemporanea, che ci appare oggi come il risultato di un’urbanizzazione non regolata e spesso troppo poco vivibile. Andiamo alla scoperta di una delle proposte più innovative che ha preso forma nel cuore del Vecchio continente.

Parigi, la capitale dei 15 minuti

La sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, l’ha battezzata Ville du 1/4h, la “città del quarto d’ora”: è un modello urbanistico che permette a ogni cittadino di raggiungere in quindici minuti, a piedi o in bicicletta, i servizi necessari per mangiare, lavorare, studiare, fare la spesa, andare dal medico, divertirsi, stare all’aria aperta, fare attività fisica. Al centro del progetto ci sono dunque le persone, le loro abitazioni, le loro esigenze fondamentali.

L’idea, elaborata dallo scienziato franco-colombiano Carlos Moreno, ha le sue radici nel concetto di neighborhood unit, “unità di vicinato“, presentato nel 1923 in un concorso nazionale di architettura di Chicago. La crescita di inizio Novecento delle grandi città industriali nordamericane pose all’attenzione di amministratori e opinione pubblica la questione della vivibilità dei quartieri residenziali perifierici, lontani da quei “servizi al cittadino” che costituiscono il tessuto urbano e umano di una città e di un quartiere.

Le idee base che ispirarono quel progetto sono riscontrabili nella proposta parigina: la strada come unità minima di convivenza e la prossimità come dimensione privilegiata nel funzionamento del meccanismo-città. E oggi quelle idee si sono sostanizate della prospettiva dello sviluppo sostenibile, orientata alla qualità sociale e ambientale e a nuove forme di riappropriazione del territorio.

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© annehidalgo2020.com

Un cambio di prospettiva

La pianificazione strategica, territoriale e ambientale tenta di mettere al centro il ritmo “naturale” di vita nelle città, eliminando i fattori della mobilità frenetica e inquinante e promuovendo contatti e relazioni a beneficio di una migliore qualità di vita, privata e pubblica.

La proposta di Parigi rappresenta un cambio di prospettiva e di mentalità. Se finora l’obiettivo era mettere in correlazione punti lontani della città nel minor tempo possibile, rendendo più agili e veloci gli spostamenti, oggi la sfida è ridurre la necessità di muoversi per soddisfare le esigenze primarie dei cittadini.

I quartieri residenziali diventano unità autosufficienti, vive e accoglienti, che integrano servizi, verde, uffici e centri produttivi, coordinati con la gestione dei servizi pubblici e le opportunità offerte dall’iniziativa privata locale. Senza contare che le strade, prive del traffico automobilistico, smettono di essere spazi anonimi di passaggio, ma si trasformano in luoghi di socializzazione, consentendo anche di allargare e realizzare spazi comuni (parchi, fontane, orti urbani…). Meno auto, più pedoni e ciclisti, più verde e luoghi di incontro: in altre parole, più città e più cittadinanza.

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© annehidalgo2020.com

La “logica del borgo” e l’opportunità della pandemia

In questa riorganizzazione strategica, la forza attrattiva delle enormi e impersonali aree commerciali multiservizio lascia il posto alla dimensione locale del negozio “sotto casa”, dei servizi a portata di mano, delle aree verdi e degli spazi pubblici di incontro. Una riappropriazione delle vie di quartiere che si apre anche alla condivisione fra vicini, alle attività di volontariato e alle esperienze di controllo sociale.

È un ritorno alla vitalità locale, a quella “logica del borgo” che ha caratterizzato gran parte della storia europea (italiana in primis) rivalutando il tempo e lo spazio riservati alla socializzazione e alla partecipazione dei cittadini.

La crisi pandemica ha tragicamente posto all’attenzione di amminstratori e cittadini le potenzialità di questo modello decentrato e inclusivo, e la società post Covid-19 dovrà necessariamente fare i contri con città (o porzioni di città) che fanno perno sui valori di ecologia, prossimità, solidarietà e partecipazione.

Per cogliere la portata delle opportunità offerte dall’attuale contesto socio-economico, basti pensare che, come evidenzia il recente Rapporto sulla mobilità degli italiani di Isfort (Istituto superiore di formazione e ricerca sui trasporti), nell’anno della pandemia, a fronte di un calo generale della mobilità, quella di prossimità è aumentata dal 23 al 31%.

Non solo Parigi…

La proposta francese non è l’unica a offrire soluzioni di prossimità e socializzazione per affrontare le questioni della vivibilità cittadina e contrastare il cambiamento climatico, che trova alcune delle sue cause proprio nelle pratiche “non sostenibili” di produzione e consumo di risorse ed energia.

Stoccolma

La capitale svedese ha ufficializzato un programma urbanistico che prevede il modello di “One-minute-City”, in cui la priorità sono le unità topografiche minime, la casa e l’isolato. Un programma che rappresenta la variante iperlocale del piano parigino, ma proposta su scala nazionale. Anche in questo caso l’idea è frutto anche dell’isolamento a cui l’emergenza sanitaria ha condannato gran parte degli abitanti del pianeta e del tentativo di trasformare una condizione imposta e necessaria in opportunità di vita sostenibile e autosufficiente.

Milano

Anche in Italia esistono progetti accostabili in parte a quello parigino. L’amministrazione di Milano ha lanciato un bando per le social street, esperienze di quartiere che aiutano la comunità dei cittadini a conoscersi e operare assieme su specifici progetti, includendo anche le categorie più svantaggiate e prendendosi cura dell’ambiente. Il capoluogo lombardo sta affrontando la sfida di vivificare i quartieri periferici rendendoli autonomi in termini di servizi e mobilità. Analoghe esperienze si stanno sperimentando in maniera organizzata anche in altri centri, in particolare Bologna, Roma, Torino.

Barcellona

Barcellona, fin dal 2013, ha progettato i cosiddetti Superblocks, “isole urbane” ciclabili e pedonali che costituiscono il luogo della vita di quartiere con due caratteristiche principali: assenza di automobili (e quindi di traffico e inquinamento) e proliferazione del verde (con parchi e spazi gestiti comuni gestiti dalla collettività).

Paesi Bassi

Un luogo esemplare per il modello dei “15 minuti” sono i Paesi Bassi. Qui da anni si realizzano progetti di vivibilità urbana “a chilometro zero”, tanto che recenti studi hanno rivelato come oltre l’80% degli insediamenti urbani olandesi rispondano alla logica della “vita di quartiere”.

Oltre l’Europa

Fuori dai confini europei, altre esperienze urbanistiche sono riconducibili alla dimensione della prossimità e del valore sociale della strada: Sydney, in Australia, si presenta come una 20-minutes City, che nel tempo ha migliorato le condizioni ambientali e sociali dei suoi abitanti; analogamente, negli Stati Uniti, Portland (Oregon) ha realizzato singoli quartieri “di 20 minuti”, isolati sostanzialmente pedonali in cui si concretizza lo sforzo dell’amministrazione per uno sviluppo sostenibile delle città.

Fare Geo

  • Abbiamo conosciuto nell’articolo le Città di 15 minuti: scopri di quanti “minuti” è il tuo quartiere. Prova a verificare (camminando o muovendoti in bicicletta) se i servizi essenziali sono a portata di mano o se devi effettuare grandi spostamenti o utilizzare l’automobile per raggiungerli: la scuola, la biblioteca, il parco, la plestra, i negozi di alimentari, le fermate degli autobus, l’ambulatorio medico, il mercato, gli uffici del Comune ecc… Puoi definire il luogo in cui vivi un quartiere da “15 minuti”? Che cosa manca per renderlo tale? Che proposte faresti all’amministrazione della tua città?
  • In Italia si stanno diffondendo esperienze urbane di social street, luoghi di quartiere che favoriscono le pratiche di “buon vicinato”, l’incontro e lo scambio tra cittadini. Facendo qualche ricerca in rete, scopri quali città sono più all’avanguardia su questo tema. Prova poi a pensare al tuo quartiere e a quali iniziative potresti proporre per rendere vive e partecipative le strade e le piazze in cui vivi.

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