Agenda 2030 – Goal 15: La vita sulla terra

Agenda 2030 – Goal 15: La vita sulla terra

La vita sulla terra. A che punto siamo?

Il Goal 15 dell’Agenda 2030 mira a proteggere e ripristinare gli ecosistemi terrestri: utilizzare in modo sostenibile le foreste, fermare la desertificazione e il degrado del territorio, salvaguardare la biodiversità. Un complesso legame unisce in un delicato equilibrio tutte le componenti biotiche e abiotiche di un territorio. Un ecosistema è tanto più ricco quanto più è ricca e sana la varietà di specie che lo compongono. Per questo sono importanti i tre elementi presi in considerazione da questo Goal: foreste, territorio, biodiversità.

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Lo stato della copertura del suolo nel 2015: le foreste si estendono su gran parte della terraferma e sono il più grande bioma dopo gli oceani. (Fonte: The World Bank, SDG Atlas 2018, su dati satellitari ESA)

La perdita delle foreste

Le foreste costituiscono l’habitat di oltre l’80% di tutte le specie viventi terrestri e circa 1,6 miliardi di persone dipendono dalle foreste per il loro sostentamento. Sono dati che ci fanno capire l’importanza di questa risorsa naturale.

L’area forestale è ancora in declino, ma questa tendenza segue un ritmo più lento rispetto al recente passato. In ogni caso, tra il 2000 e il 2015, l’area forestale della superficie totale è diminuita dal 31,1% al 30,7%. Traducendo i numeri in parole: sono andati persi più di 58 milioni di ettari di foreste, un’area approssimativamente delle dimensioni del Kenya.

Gran parte di questa perdita si è verificata ai tropici, soprattutto in America Latina e nell’Africa sub-sahariana. A livello globale, la perdita di foreste nelle regioni tropicali è parzialmente compensata da un aumento delle terre boscose in molte parti dell’Asia, nonché in Europa e Nord America, grazie ad attività di rimboschimento attivo e restauro del paesaggio.

Questo ha fatto sì che il tasso annuo di perdita delle foreste dal 2010 al 2015 sia stato di circa il 25% più basso rispetto al periodo 2000-2005. Quali sono le cause? La trasformazione di aree forestali in terreni a uso agricolo è considerata un fattore chiave nella perdita delle foreste.

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10 Paesi rappresentano i due terzi dell’estensione forestale globale: di questi, solamente la Cina ha visto crescere significativamente la superficie verde tra il 1990 e il 2015, nelle altre regioni la tendenza è stabile o in declino. (Fonte: The World Bank, SDG Atlas 2018)

Il degrado del suolo

Lo stato del suolo è un fattore fondamentale per la vita degli esseri viventi. Nel mondo, infatti, 2,6 miliardi di persone dipendono direttamente dall’agricoltura, ma per il 52% del terreno agricolo il suolo è almeno in parte deteriorato.

Ciò comporta un impoverimento di una parte della popolazione mondiale. Il degrado del suolo sta colpendo un quinto della superficie terrestre e la vita di un miliardo di persone. Il 20% della superficie terrestre totale è stata degradata tra il 2000 e il 2015, con una conseguente perdita significativa dei servizi essenziali per gli esseri umani.

Questo fenomeno è legato alle trasformazioni della copertura del suolo, alla perdita di produttività e all’alterazione dei livelli di carbonio organico nel suolo. Tutti elementi dovuti in gran parte a processi indotti dall’uomo, tra cui la desertificazione, la deforestazione, la gestione impropria del suolo, l’espansione e l’urbanizzazione delle terre coltivate.

Basti pensare che siccità e desertificazione causano la perdita di 120.000 km² di terreno ogni anno (23 ettari al minuto), dove potenzialmente si potrebbero coltivare 20 milioni di tonnellate di cereali.

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I cambiamenti della produttività del suolo a livello globale, nell’intervallo di tempo che va dal 2000 al 2016: l’indice di produttività del suolo si basa sulla capacità dei vegetali di assorbire carbonio. (Fonte: The World Bank, SDG Atlas 2018)

Biodiversità a rischio

Attualmente delle 8.300 specie di animali conosciute, circa l’8% si è estinto e il 22% è a rischio di estinzione. Questo dato è peggiorato di quasi il 10% negli ultimi 25 anni.

La perdita di biodiversità globale è un fenomeno in accelerazione e ci sta avvicinando a cambiamenti sconosciuti e irreversibili degli ecosistemi terrestri.

Secondo il Red List Index, che monitora oltre 20.000 specie di esseri viventi, il rischio di estinzione delle specie è peggiorato di circa il 10% negli ultimi 25 anni. Una tendenza che ci ricorda che la biodiversità sta diminuendo più rapidamente che in qualsiasi altro momento della storia umana.

Le cause principali di questo fenomeno sono la perdita dell’habitat dovuta all’agricoltura intensiva, la deforestazione, il cambiamento climatico e la diffusione di specie invasive non autoctone.

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Il Red List Index documenta il preoccupante fenomeno di perdita della biodiversità e il crescente rischio per le specie viventi. (Fonte: The Sustainable Development Goals Report 2019)

L’accelerazione dei livelli di perdita di biodiversità richiede una risposta di emergenza. La velocità con cui sui stanno estinguendo mammiferi e uccelli è simile a quella che ha caratterizzato le precedenti cinque grandi estinzioni: stiamo forse costruendo con le nostre mani la sesta estinzione di massa?

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Oltre la metà delle piante e un quarto delle specie animali è sottoposto a una minaccia di forte riduzione o addirittura di estinzione. (Fonte: The World Bank, SDG Atlas 2018)

La vita sulla terra. Che fare?

L’uomo non può vivere da solo, fa parte dell’ambiente in cui è inserito e da questo trae tutto ciò di cui ha bisogno, dal cibo che mangia all’ossigeno che respira. Se l’ecosistema si degrada, la vita animale e vegetale ne patisce e ne patiamo anche noi che ne facciamo parte.

Basti pensare che l’80% dell’alimentazione umana è di origine vegetale e che sono le piante ad assorbire una componente significativa di anidride carbonica. Le piante, a loro volta, hanno bisogno delle altre componenti dell’ecosistema per l’impollinazione e lo spargimento dei semi e per la fertilità del terreno su cui crescono. Tutto è collegato in un delicato ma vitale equilibrio.

Nonostante questo, l’attività umana continua a erodere la salute degli ecosistemi da cui dipendono tutte le specie.

Il Capitale Naturale

Per valutare correttamente il reale sviluppo sostenibile dei Paesi, è necessario quantificare lo sfruttamento delle risorse naturali, cioè valutare il cosiddetto Capitale Naturale, coerentemente con il Goal 15 dell’Agenda: “Il Capitale Naturale include l’intero stock di beni naturali – organismi viventi, aria, acqua, suolo e risorse geologiche – che forniscono beni e servizi di valore, diretto o indiretto, per l’Uomo e che sono necessari per la sopravvivenza dell’ambiente stesso da cui sono generati”.

Negli ultimi 50 anni l’intensa attività antropica ha cambiato profondamente e rapidamente lo stato di conservazione e di rigenerazione degli ecosistemi, contribuendo alla continua espansione del degrado ambientale che sta già determinando costi enormi anche per le attività economiche e sociali. Gran parte delle attività antropiche che sono state intraprese per lo sviluppo e la sussistenza delle società civili ha comportato l’utilizzo e la riduzione del Capitale Naturale.

Il terzo rapporto del Ministero dell’Ambiente sullo stato del Capitale Naturale italiano conferma l’attenzione delle autorità governative nella tutela del patrimonio ambientale anche in funzione di crescita economica.

Che cosa si sta facendo

Secondo il Sustainable Development Knowledge Platform (ONU) a livello globale ci sono alcune tendenze globali incoraggianti nella protezione degli ecosistemi terrestri e della biodiversità.

Molti Paesi stanno adottando misure per conservare, ripristinare e fare un uso sostenibile delle risorse naturali. La perdita di foreste sta rallentando, la protezione delle aree chiave per la biodiversità è salita notevolmente, la vegetazione delle aree montane si è estesa e maggiori investimenti promuovono la protezione della biodiversità.

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Circa il 14% della terraferma è tutelata attraverso Parchi nazionali, Riserve naturali e Aree protette. (Fonte: The World Bank, SDG Atlas 2018)

Buone notizie, dunque. Tuttavia il degrado del territorio continua, la perdita di biodiversità si sta realizzando a un ritmo allarmante e le specie invasive, il bracconaggio e il traffico illecito di animali selvatici continuano a contrastare gli sforzi per proteggere e ripristinare gli ecosistemi vitali.

Impegni istituzionali

Anche a livello istituzionale si registrano passi avanti. Ben 144 Paesi hanno ratificato il Trattato internazionale sulle risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura, e 96 Paesi hanno ratificato il Protocollo di Nagoya sull’accesso alle risorse genetiche.

Il Programma dell’ONU per lo Sviluppo sta operando per consentire alle popolazioni più povere una vita accettabile e nello stesso tempo migliorare l’ambiente naturale in cui vivono, proteggendo terreno, flora e fauna.

In un contesto sistemico, molte azioni intraprese mirano al raggiungimento di altri Goal collegati strettamente al Goal 15: conservare gli ecosistemi permette infatti di migliorare le condizioni socioeconomiche e sanitarie delle popolazioni che vi abitano.

Attraverso il Green Commodities Program, l’UNDP riunisce governi, grandi imprese e piccoli agricoltori in 10 Paesi per affrontare pratiche agricole sostenibili. Il programma aiuta a migliorare l’accesso alle risorse, colmare il divario di genere, offrire alle donne pari opportunità e tutelare la biodiversità dei luoghi.

Migliorare la produttività delle donne contadine fornendo accesso ai finanziamenti e alla tecnologia è un modo fondamentale per sradicare la povertà, ma affronta anche temi ambientali come la lotta alla deforestazione e al cambiamento climatico.

Per esempio, in Ghana un progetto dell’UNDP ha aiutato gli agricoltori, e in particolare le donne, a migliorare la produzione di cacao fornendo 800mila piantine a diecimila coltivatori. Una volta cresciute, gli alberi proteggeranno le piante di cacao dal sole e manterranno umido il suolo durante la stagione secca permettendo il recupero di 8.500 ettari di terreno degradato.

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(Fotografia Nicholas Hurt/ Rebecca Lake/ UNDP and UNDP Ghana)

I traguardi

L’Agenda 2030 ha suddiviso il quindicesimo Goal in dodici target, qui sintetizzati, che mirano a proteggere e conservare la vita sulla terraferma e chiedono il raggiungimento di alcuni in anticipo per salvare gli ecosistemi più a rischio.

  • 15.1 Entro il 2020, garantire la conservazione, il ripristino e l’uso sostenibile degli ecosistemi, in particolare foreste, zone umide, montagne e zone aride.
  • 15.2 Entro il 2020, promuovere una gestione sostenibile delle foreste, fermare la deforestazione, promuovere il ripristino delle foreste degradate e aumentare l’estensione globale.
  • 15.3 Combattere la desertificazione, ripristinare i terreni degradati e il suolo e sforzarsi di realizzare un mondo senza degrado del terreno.
  • 15.4 Garantire la conservazione degli ecosistemi montani, compresa la loro biodiversità.
  • 15.5 Adottare misure urgenti per ridurre il degrado degli habitat naturali, arrestare la perdita di biodiversità e, entro il 2020, prevenire l’estinzione delle specie minacciate.
  • 15.6 Promuovere la condivisione giusta ed equa dei benefici derivanti dall’utilizzo delle risorse genetiche.
  • 15.7 Adottare misure urgenti per porre fine al bracconaggio e al traffico di specie di flora e fauna protette e contrastare l’utilizzo di prodotti della fauna selvatica illegali.
  • 15.8 Entro il 2020, adottare misure per prevenire l’introduzione e ridurre significativamente l’impatto delle specie alloctone (aliene) invasive.
  • 15.9 Entro il 2020, integrare i valori di ecosistema e di biodiversità nella pianificazione, nei processi di sviluppo, nelle strategie di riduzione della povertà.
  • 15.a Mobilitare e aumentare sensibilmente le risorse finanziarie per conservare e utilizzare in modo durevole biodiversità ed ecosistemi.
  • 15.b Mobilitare risorse significative per finanziare la gestione sostenibile delle foreste e fornire incentivi ai Paesi in via di sviluppo per far progredire tale gestione.
  • 15.c Migliorare il sostegno globale per combattere il bracconaggio e il traffico di specie protette, anche aumentando la capacità delle comunità locali di perseguire opportunità di sostentamento sostenibili.

Focus

Il patrimonio genetico al servizio della biodiversità

Grazie ad accordi a livello internazionale, sono stati elaborati approcci innovativi alla conservazione della biodiversità. Molti Paesi hanno fatto progressi nell’adozione di intese di questo tipo per incentivare la conservazione e l’uso sostenibile delle risorse naturali e tutelare la biodiversità attraverso la condivisione dei benefici derivati.

Uno di questi approcci interessa le cosiddette “risorse genetiche”, che corrispondono al patrimonio genetico di piante, animali, microbi e altri esseri viventi, unitamente alla conoscenza scientifica e tecnologica ad essi associata (per esempio, i sistemi di protezione delle nuove varietà vegetali).

Queste risorse rappresentano un valore inestimabile nella tutela ambientale e nella promozione dello sviluppo socio-economico delle comunità mondiali. Contribuiscono infatti alla conservazione della diversità biologica e all’uso sostenibile dei suoi componenti.

Il Protocollo di Nagoya

In particolare, il Protocollo di Nagoya regolamenta l’accesso alle risorse genetiche e la condivisione equa dei benefici che si presentano dal loro utilizzo.

Questo Protocollo è entrato in vigore nel 2014 e di anno in anno ha visto partecipare sempre più Paesi, disposti a condividere conoscenze e benefici in termini di materiale genetico. Nel 2019 erano stati ratificati da 116 parti contraenti, compresa l’Unione Europea (un aumento del 65% rispetto al 2016).

Concretamente, per esempio, sono stati conclusi accordi per il trasferimento di oltre 4,6 milioni di campioni di risorse genetiche vegetali per alimenti e agricoltura a livello globale.

Il Protocollo rappresenta un risultato storico in quanto unisce le politiche per la conservazione della biodiversità a quelle per la lotta alla povertà. Esso, infatti, garantisce ai Paesi che dispongono di una ricca biodiversità la ripartizione dei benefici derivanti dall’utilizzo delle risorse e li incoraggia a preservare questa inestimabile ricchezza.

Un vero patrimonio mondiale che rappresenta una forma di collaborazione internazionale utile anche per raggiungere gli obiettivi ambientali dell’Agenda 2030.

E in Italia?

È già troppo tardi?

Il nostro Paese è decisamente in ritardo sul raggiungimento del Goal 15. Negli ultimi anni si è evidenziato un netto peggioramento della situazione relativa all’ambiente naturale, soprattutto a causa dell’eccessivo consumo di suolo e della frammentazione del territorio, soprattutto nel Nord Italia. 

Nonostante il 2020 sia il termine ultimo per diversi sotto-obiettivi del Goal 15, in Italia la legge sul consumo di suolo non è ancora stata approvata e nell’ultimo anno non si evidenziano misure normative rilevanti. Anche i dati sull’abusivismo edilizio evidenziano la gravità della situazione, con il dilagare delle costruzioni che divorano l’ambiente naturale. Inoltre la Commissione europea ha segnalato all’Italia diversi inadempimenti in questo campo nel 2019.

Lo sfruttamento indiscriminato del territorio non accenna ad arrestarsi e si aggiunge al dissesto ambientale causato da siccità, incendi e alluvioni. Anche la tutela/conservazione delle aree protette e la salvaguardia della biodiversità lasciano a desiderare: in l’Italia varie specie animali e vegetali rientrano nella lista rossa del WWF.

Iniziative urgenti

A livello nazionale, quindi, risulta urgente approvare un’adeguata legge con l’obiettivo di azzerare il consumo di suolo e il degrado del territorio e intraprendere azioni incisive anche in campo economico, come la ridefinizione del sistema fiscale per ridurre le pressioni sul Capitale naturale. 

L’indicatore dell’ASviS per il Goal 15 fa registrare una tendenza molto negativa, causata dalla frammentazione del territorio e dalla copertura del suolo. Migliora, invece, l’indice di boscosità, legato però sostanzialmente al progressivo abbandono dei terreni agricoli.

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L’indicatore ASviS per il Goal 15.

Fare Geo

  • Osserva le due mappe riportate nel testo sul rischio di estinzione di animali e piante, analizza i dati visualizzati e prepara per ciascuno una didascalia di commento.
  • Prepara una presentazione multimediale, con brevi testi e fotografie, che illustri una situazione di degrado ambientale nella località in cui vivi. Suggerisci anche una possibile soluzione per recuperare e riutilizzare l’area degradata.
  • Raccogli on line informazioni sulle attività più significative del WWF di recupero del suolo in Italia e approfondiscine almeno una in un documento di presentazione.
  • Sai che cos’è l’abuso edilizio? Fai una breve ricerca sul web e realizza una cartina dell’Italia rappresentando le località maggiormente colpite da questo fenomeno.
  • Immagina un mondo in cui la biodiversità è annullata: in questa situazione estrema che cosa succederebbe? Che aspetto avrebbe il nostro pianeta? Che conseguenze ci sarebbero per la popolazione?

Che cosa possiamo fare?

  • Ridurre l’utilizzo della carta, evitando il più possibile di stampare e facendo piuttosto ricorso a supporti elettronici.
  • Non acquistare prodotti testati su animali: controlla le etichette sui prodotti che acquisti.
  • Tenere puliti i parchi e i boschi, partecipando a un evento di pulizia già esistente oppure organizzandone uno, per sostenere l’ecosistema del verde locale.
  • Non usare pesticidi: per proteggere e sostenere la qualità del suolo, non utilizzare prodotti chimici durante la coltivazione di piante.
  • Attivare iniziative di volontariato per sostenere la biodiversità e salvare vite di specie animali in pericolo e in via di estinzione.
  • Tenerci informati seguendo le notizie locali e quelle internazionali sui media a disposizione (tv, web, riviste e giornali).

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