Agenda 2030
Goal 6: Acqua pulita e servizi igienico-sanitari

<small>Agenda 2030</small><br>Goal 6: Acqua pulita e servizi igienico-sanitari

Acqua e igiene. A che punto siamo?

Garantire a tutti acqua potabile pulita e servizi igienico-sanitari efficienti è il Goal 6 indicato dall’Agenda 2030. Questo obiettivo ha un ruolo centrale nell’ambito del programma di sviluppo sostenibile: le risorse di acqua dolce infatti sono essenziali per la salute, la sicurezza alimentare e la produzione energetica; se ben gestite, possono quindi contribuire alla lotta contro la povertà: per questo il Goal 6 è in stretta relazione con tutti gli altri obiettivi di sviluppo sostenibile.

Potabile per (quasi) tutti

L’accesso a fonti sicure di acqua per la popolazione mondiale e l’utilizzo per fini sanitari e igienici è in costante crescita: tra il 2000 e il 2017, è aumentata la popolazione mondiale che utilizza acqua potabile in sicurezza (la percentuale dal 61% è arrivata al 71%). Questo fenomeno incoraggiante è stato registrato, in particolare, in Asia centrale e meridionale, nell’America Latina e nei Caraibi. Secondo altri confortanti dati statistici del 2017, oggi 3 persone su 5 nel mondo hanno a disposizione un sistema di lavaggio per l’igiene personale.

Nonostante questi significativi risultati, una lettura critica dei dati a disposizione segnala che ancora oggi 785 milioni di persone non possono usufruire dei servizi di base per l’acqua potabile e che circa 3 miliardi non hanno la possibilità di lavarsi a casa propria: segnali del permanere di situazioni di forte ingiustizia e disuguaglianza.

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Disponibilità dei servizi sanitari, di acqua potabile, igienici (in percentuale) nel periodo 2000-2017. Fonte: The Sustainable Development Goals Report 2019

Un altro dato significativo è il cosiddetto “water stress”, cioè il fenomeno per cui la domanda di acqua è superiore rispetto alla sua naturale disponibilità. Secondo questo parametro, tutti i continenti soffrono di “stress idrico”: l’utilizzo globale di acqua negli ultimi decenni è aumentato più del doppio rispetto al tasso di crescita demografica e questo fenomeno è destinato a crescere ancora, spinto anche dall’incremento dell’urbanizzazione e dai cambiamenti climatici. Una delle conseguenze più preoccupanti è che oggi circa 2 miliardi di persone vivono in situazioni di grave carenza idrica.

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Il fenomeno del “water stress” nel mondo: diminuzione di acqua dolce in percentuale sul totale delle fonti disponibili di acqua (periodo 2000-2015). Fonte: The Sustainable Development Goals Report 2019

Acqua e igiene. Che fare?

Collaborare e coordinare per uscire dalla crisi

L’UN-Water, l’ente dell’ONU che si occupa dell’acqua dolce e dei servizi igienico-sanitari, sottolinea che il Goal 6 è uno degli obiettivi di sostenibilità più critici.
Nella sua Sintesi 2018 Water and Sanitation si fa riferimento alla necessità di un coordinamento generale per la corretta gestione delle acque dolci. Questo vale non solo per le politiche ambientali a livello planetario, ma anche nelle dimensioni più locali: per esempio, nel caso dei fiumi che attraversano i confini, il prelievo a monte non deve danneggiare le popolazioni che vivono più a valle; il diritto all’acqua deve essere una priorità per tutti.

Affrontare questo obiettivo comporta un approccio complesso alla questione: un’efficiente governance delle risorse idriche implica non solo scelte politiche, ma anche azioni finanziarie, di formazione e di ricerca (acquisizione e monitoraggio dei dati). Se prendiamo, per esempio, il target specifico dell’accesso a fonti di acqua potabile sicura, sono necessari: finanziamenti per le tecnologie di trattamento delle acque; del personale qualificato per ideare, coordinare e mantenere le strutture; un’attività di monitoraggio dei dati; un ruolo chiaro e trasparente delle istituzioni responsabili.

Inoltre, la situazione potrebbe peggiorare per il cambiamento climatico in atto: è facile che nel 2050 una persona su quattro sia soggetta a carenza d’acqua potabile, anche se solo in alcuni periodi dell’anno.

Proteggere l’acqua per salvare il pianeta

Il Goal 6 ha un impatto profondo e trasversale su moltissimi aspetti della vita sulla Terra.
I consumi di acqua nel mondo sono eccessivi: si utilizza più acqua di quanta viene rigenerata in natura. Se questo accade di norma nei Paesi ad alto rendimento economico, nelle zone depresse le fonti di acqua potabile sono più difficili da raggiungere e sono più facilmente soggette a inquinamenti e contaminazioni. Questo genera il diffondersi di malattie, anche letali, che sarebbero prevenibili con la disponibilità di risorse pulite e il rispetto di elementari norme igieniche (ancora oggi il 9% della popolazione rilascia escrementi all’aperto, una pratica comune ancora oggi nelle aree rurali dell’Asia centrale e meridionale, dell’Asia orientale e sud-orientale e dell’Africa sub-sahariana).

Le zone più a rischio

I pericoli maggiori riguardano le popolazioni dell’Africa e di parte dei Paesi dell’Asia centrale e meridionale, dove risultano carenti sia la disponibilità di acqua potabile sia l’accesso ai servizi igienico-sanitari (come mostra la carta tematica di DeA Wing qui sotto e quella riportata nella sezione “Fare Geo” alla fine dell’articolo).

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Percentuale della popolazione che ha accesso a servizi igienico-sanitari adeguati. Fonte: DeA Wing, 2020

I traguardi

Il Goal 6 è stato suddiviso in 8 target, qui sintetizzati:

  • 6.1 Raggiungere l’accesso universale ed equo all’acqua potabile, sicura e alla portata di tutti
  • 6.2 Fornire a tutti un accesso ai servizi igienico-sanitari, con particolare attenzione a donne, ragazze e coloro che si trovano in situazioni vulnerabili
  • 6.3 Migliorare la qualità dell’acqua riducendo l’inquinamento, eliminando gli scarichi non controllati, dimezzare la percentuale di acque reflue non trattate e aumentare il riciclaggio e il riutilizzo sicuro a livello globale
  • 6.4 Aumentare l’efficienza idrica in tutti i settori e assicurare prelievi e fornitura di acqua dolce per affrontare la scarsità d’acqua, ridurre drasticamente le persone che soffrono di scarsità d’acqua
  • 6.5 Attuare la gestione integrata delle risorse idriche a tutti i livelli, anche attraverso la cooperazione transfrontaliera
  • 6.6 Proteggere e ripristinare gli ecosistemi legati all’acqua, tra cui montagne, foreste, zone umide, fiumi, falde acquifere e laghi
  • 6.a Ampliare la cooperazione internazionale in particolare riguardo i sistemi di raccolta dell’acqua, la desalinizzazione, l’efficienza idrica, il trattamento delle acque reflue, le tecnologie per il riciclo e il riutilizzo
  • 6.b Sostenere e rafforzare la partecipazione delle comunità locali nel miglioramento della gestione idrica e fognaria
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Gli 8 sotto-obiettivi coprono tutte le fasi del ciclo dell’acqua, come illustra l’infografica tratta dal sito di UN-Water.

Focus

Terre deserte

Come altre risorse naturali, l’acqua è rinnovabile ma spesso limitata e soggetta a minacce e degrado. L’obiettivo dell’Agenda 2030 relativo alle fonti di acqua potabile è strettamente connesso con i fenomeni della siccità e della desertificazione.
Secondo la Convenzione ONU per combattere la desertificazione, “entro il 2025, 1,8 miliardi di persone sperimenteranno l’assoluta carenza idrica e due terzi della popolazione mondiale vivranno in condizioni di stress idrico”. La tendenza è decisamente preoccupante, considerando anche che Si stima che negli ultimi 100 anni si stima che sia andato perso tra il 50 e il 70% delle zone umide naturali del mondo.

Per limitare la riduzione e la scarsità di acqua, sono quindi urgenti le pratiche con lo scopo di migliorare l’efficienza e la qualità delle risorse idriche, nonché il ripristino degli ecosistemi legati all’acqua dolce. Questo è anche il presupposto fondamentale per ottenere l’accesso a servizi igienico-sanitari adeguati ed equi per tutti.

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Le aree a rischio idrico nel mondo. Fonte: World Resources Institute, 2019 (dati 2014)

Tra le strategie più efficienti, ci sono quelle focalizzate sul miglioramento della produttività del suolo e sulla gestione sostenibile delle risorse del territorio e dell’acqua. L’ONU ha messo a punto il progetto Drought Toolbox, un modo per dare sostegno alle popolazioni colpite dalla siccità, anche in termini di formazione e prevenzione per rafforzare la resilienza delle persone e degli ecosistemi. Il programma si articola in tre fasi: monitoraggio delle risorse, valutazione del rischio, proposte per attenuare i fattori di rischio.

E in Italia?

Promossi, ma spreconi

Secondo il Rapporto ASviS 2019 sul Goal 6, l’Italia, pur avendo già in parte raggiunto gli obiettivi stabiliti dall’Agenda, presenta alcune criticità nella gestione delle risorse idriche.

Il nostro Paese, infatti, detiene il record tra i Paesi dell’Unione europea per il maggior prelievo di acqua per uso potabile pro capite: nel 2015, sono stati erogati agli utenti 4,9 miliardi di metri cubi di acqua, corrispondenti a 220 litri per abitante al giorno. A questo dato si aggiunge un’altra tendenza negativa, cioè il progressivo peggioramento nell’efficienza della rete di distribuzione dell’acqua potabile.

L’indicatore elaborato dall’ASviS per il Goal 6 mostra, tra il 2015 e il 2017, un forte peggioramento, dovuto all’aumento dell’irregolarità nell’erogazione dell’acqua e alla diminuzione dell’efficienza delle reti di distribuzione dell’acqua potabile.

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Andamento dell’indicatore ASviS per disponibilità e servizi relativi all’acqua potabile elaborato dall’ASviS per l’Italia. (Fonte: ASviS, 2018)

Fare Geo

  • Traendo spunto dalla proposta a fumetti dell’Unicef,con i compagni di classe prepara una serie di disegni che visualizzino gli elementi cardine del Goal 6 e allestisci un cartellone informativo da esporre nella scuola.
  • Il risparmio di acqua è uno dei temi centrali per la tutela del patrimonio idrico: in classe stilate un decalogo dei comportamenti più utili per ridurre i consumi. Appendetelo poi nell’atrio della scuola.
  • Confronta le carte tematiche di DeA Wing relative alla disponibilità di acqua potabile nel 2004 e nel 2020. Individua i principali cambiamenti, preparando una didascalia di commento che evidenzi i miglioramenti e gli eventuali peggioramenti.
  • Il sito SDG6 (dell’UN-Water) propone numerosi dati e statistiche relativi all’obiettivo 6 dell’Agenda 2030. In particolare è possibile selezionare i singoli Stati per ottenere una panoramica della situazione delle risorse idriche. Scegli uno dei temi proposti (per esempio l’acqua potabile) e confronta il dato dell’Italia con quello di un altro Stato (per esempio, la Mongolia): fai le tue considerazioni e approfondisci il tema “acqua” selezionando e confrontando altri argomenti. Con i dati raccolti, prepara una breve presentazione multimediale (con testi, fotografie e grafici) per illustrare le tue conclusioni.

Che cosa possiamo fare?

Tenerci informati: seguire le notizie locali e quelle internazionali sui media a disposizione (tv, web, riviste e giornali).

Partecipare attivamente alla difesa del patrimonio idrico del Pianeta, supportando le associazioni impegnate nella salvaguardia dell’ambiente.

Farsi portavoce dei 4 miliardi di persone che non hanno accesso ai servizi igienico-sanitari di base, attraverso campagne informative (off e on-line) a scuola e in tutti gli ambienti che frequentiamo.

Utilizzare consapevolmente l’acqua, compiendo piccoli gesti quotidiani: per esempio, chiudere un rubinetto quando si lavano i denti, preferire la doccia al bagno e fare docce brevi.

Inventare e organizzare iniziative di sensibilizzazione nel proprio quartiere sulla tutela del patrimonio idrico locale e sulla presenza inquinante della plastica in fiumi e oceani nel mondo. Per esempio, coinvolgere gli istituti scolastici cittadini per conoscere come viene gestita la risorsa acqua dall’amministrazione comunale (l’acquedotto, la rete di distribuzione, i controlli…).

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