Buon Anno, ma in quale anno siamo?

Buon Anno, ma in quale anno siamo?

La notte del 31 dicembre i fuochi d’artificio hanno illuminato i cieli di tutta la Terra per festeggiare l’arrivo del nuovo anno. Ma da est a ovest, lo scambio di auguri per il 2020 si è celebrato in momenti diversi, ora dopo ora, passando da un fuso orario all’altro.

I primi e gli ultimi botti

I primi a salutare il nuovo anno sono stati gli abitanti delle Sporadi Equatoriali (o Line Island), un piccolo arcipelago del Pacifico appartenente alla repubblica di Kiribati che ha come fuso orario UTC+14: sono avanti di 13 ore rispetto all’Italia (UTC+1) e hanno festeggiato il nuovo anno quando da noi erano le 11 del mattino del 31 dicembre.

Sempre nel Pacifico si trovano due atolli statunitensi disabitati (isole Baker e Howland) che invece, con UTC-12, sono stati gli ultimi a passare nel nuovo anno: 26 ore dopo, quando nelle Sporadi Equatoriali erano già le 2 del mattino del 2 gennaio.

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Un dettaglio della carta dei fusi orari che permette di visualizzare
le aree geografiche agli estremi della datazione internazionale: la zona UTC+14 delle Line Islands e la zona UTC-12 degli atolli Baker e Howland.

Tra le grandi metropoli la prima a festeggiare il nuovo anno è Auckland (Nuova Zelanda), seguita due ore dopo da Sydney (Australia) e quindi da Tokyo (Giappone), mentre le ultime sono le grandi città della costa pacifica statunitense, come Los Angeles e San Francisco, dove la mezzanotte scocca quando da noi sono le nove del mattino del 1° gennaio.

2020 per tutti?

In realtà no. In passato ogni popolo aveva un proprio calendario. Iniziava a contare gli anni da un evento importante, generalmente legato alla religione, e anche la durata dell’anno variava, a seconda che il calendario facesse riferimento al moto del Sole, a quello della Luna o a entrambi.

Il calendario gregoriano, secondo il quale siamo entrati nel 2020, è un calendario solare che conta gli anni dalla nascita di Gesù. È il calendario più diffuso: “esportato” dagli europei negli altri continenti, è utilizzato a fini civili in tutto il mondo.
Localmente, però, sono in uso anche altri calendari, che iniziano in un altro momento dell’anno solare e presentano una diversa scansione dei mesi.

Nel calendario islamico questo è il 1441. I musulmani iniziano a contare dal 622 (Egira, quando Maometto lasciò la Mecca per recarsi a Medina). Quello islamico è un calendario lunare, in cui l’anno dura 354 o 355 giorni (11 in meno dell’anno solare) e non è sincronizzato con l’alternarsi delle stagioni. Per questo motivo per il calendario islamico sono passati 1441 anni dall’Egira, mentre per noi soltanto 1396.

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Un’insegna che riporta la data di fondazione di una libreria nel calendario islamico e in quello gregoriano, anche in caratteri arabi.

Il calendario ebraico inizia dalla presunta data della creazione (individuata sulla Bibbia nel 6 ottobre del 3761 a.C.) e il 2020 corrisponde all’anno 5780. Quello ebraico è un calendario lunisolare, con anni di 12 mesi più brevi dell’anno solare di 10 giorni e 21 ore, e anni di 13 mesi che compensano la differenza in un ciclo che si ripete ogni 19 anni.

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Un manuale del XVII secolo per il calcolo del calendario ebraico.

Il calendario cinese parte dall’invenzione del calendario, evento fissato al 2637 a.C.: per i cinesi questo è quindi l’anno 4717. Si tratta di un calendario lunisolare simile a quello ebraico, con un ciclo che si ripete ogni 60 anni, mentre ogni 12 anni cambia l’animale cui l’anno viene associato. Il ciclo attuale degli animali è iniziato nel 2008 con il topo per proseguire con bue, tigre, coniglio, drago, serpente, cavallo, capra, scimmia, gallina, cane, maiale. Il 4717 è associato al topo e inizierà il 25 gennaio 2020, giorno in cui cade quest’anno il capodanno cinese.

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Un’antica ruota della vita cinese con i segni e la bussola dello zodiaco.

Da quando contiamo gli anni dalla nascita di Cristo?

Il calendario gregoriano, introdotto dal papa Gregorio XIII nel 1582, è una modifica del calendario giuliano, introdotto da Giulio Cesare nel 46 a.C., che contava gli anni partendo dal 753 a.C., epoca della fondazione di Roma (Ab Urbe Condita). Questo criterio di numerazione degli anni è proseguito fin dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente.
Nel VI secolo il monaco Dionigi il Piccolo calcolò che la nascita di Gesù avvenne nel 753 dalla fondazione di Roma e indicò questo evento come origine delle datazioni per il calendario giuliano. Il nuovo sistema di numerazione degli anni si diffuse poco alla volta, prima in Italia e in seguito in tutta Europa, dove divenne comune a patire dal IX secolo.

L’anno che non esiste

Nel VI secolo, quando fu elaborato il calendario giuliano, lo zero non era conosciuto e Dionigi chiamò “anno 1” quello della nascita di Cristo e “anno -1” quello precedente. Per questo nel calendario giuliano non esiste l’anno zero. E non esiste nemmeno nel calendario gregoriano, che non ha cambiato il metodo di numerazione.
La mancanza dell’anno zero comporta un errore nel calcolo degli intervalli di tempo a cavallo della nascita di Cristo: tra il 10 a.C. e il 10 d.C. non vi sono 20 anni, ma soltanto 19.
Inoltre la mancanza dell’anno zero implica che il primo secolo finisce nell’anno 100 e il secondo secolo inizia nel 101. I grandi festeggiamenti che hanno accompagnato il capodanno 2000 per l’ingresso nel nuovo millennio erano in anticipo di un anno: in realtà il terzo millennio è iniziato il primo gennaio 2001.

Fare Geo

  • Utilizza la carta dei fusi orari (riportata sotto) per determinare che ora era in Italia nel momento in cui è stato festeggiato il 2020 nelle seguenti città: Londra, Mosca, New York, Rio de Janeiro, Città del Capo, Honolulu, Tokyo.
  • Rispondi alle seguenti domande motivando la tua scelta:
    – Le località situate più a est dell’Italia hanno festeggiato prima o dopo di noi? O non si può sapere?
    – Le località situate più a sud dell’Italia hanno festeggiato prima o dopo di noi? O non si può sapere?
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