Il luogo del mese: osservazioni ornitologiche a Passo Spino

Il luogo del mese: osservazioni ornitologiche a Passo Spino

Viaggiamo lungo un itinerario insolito e sorprendente, nel cuore delle Prealpi Bresciane, fino alla stazione ornitologica di Passo Spino, per lo studio delle migrazioni degli uccelli. Lungo il percorso osserviamo le vestigia di impianti produttivi che arricchirono la Repubblica di Venezia e attraversiamo la più estesa foresta della Lombardia. Quest’area nei pressi del Garda è situata lungo le rotte degli uccelli migratori tra il Nordeuropa e l’Africa. Ogni autunno l’area è interessata da questo fenomeno, che coinvolge milioni di esseri viventi, e che merita di essere conosciuto. Non solo per le strabilianti capacità dei volatili migratori, ma anche per ciò che rivela degli equilibri naturali, così importanti per la nostra stessa sopravvivenza.

Tracce di civiltà in un’area protetta

Le alture lungo la costa occidentale del Lago di Garda, da Gardone Riviera a Limone, hanno una morfologia complessa. Sono le Prealpi Bresciane che – osservate attraverso un portale satellitare o su una buona carta topografica – assomigliano a una ragnatela di catene e crinali. Poche strade si inerpicano su questi rilievi che solo in pochi punti superano i 2000 metri, ma che dalle sponde del Lago di Garda appaiono aspri e imponenti.

Buona parte dell’area compresa tra il Lago d’Idro e il Lago di Garda è protetta dal Parco dell’Alto Garda bresciano (38.269 ettari). I fiumi e i torrenti hanno inciso il territorio creando un sistema di forre e profonde valli ricoperte da un fitto manto boscoso, che forma la più vasta foresta demaniale della Lombardia: 11.000 ettari, dove prosperano diverse specie vegetali arboree e dove vivono 250 specie diverse di animali. L’insediamento umano tra questi monti è scarso, ma la tradizione agricola e silvopastorale ha lasciato testimonianze notevoli, come i caratteristici fienili dal tetto di paglia del borgo di Cima Rest, una frazione del Comune di Valvestino.

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Lo stile dei fienili di Cima Rest testimonia l’influenza delle tradizioni costruttive nordiche. I territori che furono degli Asburgo distano solo pochi chilometri da queste costruzioni.

La Valle delle cartiere

L’alveo del torrente Toscolano, che sfocia presso l’omonima località sulle rive del Garda, fu sede fin dal XIII secolo di una fiorente manifattura della carta, e per secoli fu un polo produttivo molto importante per la Repubblica di Venezia. La fabbricazione della carta proseguì fino al 1962, quando l’ultimo imprenditore dovette abbandonare l’attività, che non era più praticabile. Le vestigia degli impianti di produzione si possono visitare a piedi percorrendo alcuni itinerari antichi recentemente ripristinati.

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La Valle delle cartiere conserva qualche testimonianza dell’antica attività manifatturera: a destra, il Museo della carta a Toscolano Maderno.

L’osservatorio ornitologico a Passo Spino

È possibile osservare dall’alto il Lago di Garda e raggiungere i boschi e i pascoli in alta quota seguendo in auto o in bicicletta una strada sterrata proprio lungo la Valle delle cartiere. Si abbandonano rapidamente le limonaie e i giardini che prosperano nella fascia costiera grazie al suo clima mediterraneo. Il percorso continua poi a piedi per un sentiero lungo ma agevole fino al Passo Spino, a circa 1160 metri; si attraversano meravigliosi boschi di faggi e castagni fino a toccare la sella erbosa del passo, dove sorgono una malga e una stalla. Qui ci aspetta una sorpresa: l’area ospita un osservatorio ornitologico e le costruzioni sono oggi adibite a foresteria per i biologi. Ogni anno da metà agosto a metà di novembre gli studiosi si alternano per monitorare giorno e notte il passaggio degli uccelli che dal Nord Europa migrano per svernare nelle miti regioni del Mediterraneo e dell’Africa.

Lungo una radura vengono tese delle reti sottilissime e morbide, invisibili ai volatili, utilizzate per la loro cattura. I biologi si appostano nelle vicinanze e con estrema delicatezza li estraggono dalle reti per esaminarli e per ricavare informazioni precise su ciascun individuo: età, sesso, dimensioni, peso, morfologia del piumaggio e così via. Ogni esemplare catturato viene dotato di un leggero anello metallico, sul quale sono stampigliate la località e la data dell’inanellamento. Questa tecnica, che ha circa un secolo di vita, consente agli ornitologi delle stazioni di avvistamento sparse in Europa e in Africa di ricostruire le rotte delle migrazioni.

Le rotte degli uccelli

Il Passo Spino fu una delle prime stazioni d’Italia per lo studio dei movimenti degli uccelli, grazie all’opera di un pioniere della scienza, il dottor Antonio Duse, a partire dagli anni Venti del Novecento. Duse aveva compreso che la zona dell’Alto Garda era posizionata lungo una delle principali rotte della migrazionedegli uccelli, che in Europa muove fino a 5 miliardi di individui. Per catturare più esemplari, Duse si servì delle tecniche di uccellagione, utilizzate sulle Alpi per arricchire la magra dieta dei montanari con un prezioso apporto proteico. L’attività della stazione di Passo Spino si interruppe nel 1941 per gli eventi bellici, e riprese nel 1999 grazie all’impegno della regione Lombardia e ai fondi europei (Progetto Alpi-Muse).

Nella migrazione autunnale gli uccelli discendono dai Paesi scandinavi e centro europei verso sud. Si dividono su tre rotte: la prima passa dalla Penisola iberica e dallo Stretto di Gibilterra; la seconda attraversa il Bosforo e l’Egeo; la terza prevede l’attraversamento delle Alpi, la discesa lungo la Penisola italiana e l’attraversamento del Mediterraneo tra la Sicilia e la Tunisia. In primavera gli uccelli ripercorrono a ritroso gli itinerari. Questo movimento, che ha qualche analogia con le migrazioni umane, ha i caratteri di una epopea: i volatili si preparano per il viaggio nutrendosi voracemente; accrescono le scorte di grasso del proprio corpo per avere l’energia necessaria al lungo volo.

Lunghi viaggi per la sopravvivenza

Da aprile a luglio le aree settentrionali d’Europa offrono agli uccelli cibo in abbondanza, nell’esplosione di vita animale e vegetale che contraddistingue la primavera. Gli uccelli, dopo la nascita delle nuove nidiate, e quando il cibo inizia a scarseggiare, partono in stormi o alla spicciolata per la migrazione autunnale; nel giro di tre mesi compiono traversate di centinaia o migliaia di chilometri.

La migrazione è pericolosa: la fatica fisica, le avversità atmosferiche, i rapaci, l’inquinamento e l’uomo stesso mietono numerose vittime, ma gli uccelli devono trovare cibo e tranquillità per sopravvivere e iniziare un nuovo ciclo vitale. Nel volo seguono la ‘bussola magnetica’ di cui sono dotati: usano per l’orientamento il campo magnetico terrestre, insieme alla posizione del sole e delle stelle. La migrazione per gli uccelli è anche un evento “culturale”, un rito di gruppo con il quale trasmettere le abitudini da una generazione all’altra: i giovani apprendono le rotte dai più anziani, e sono in grado di ripetere con strabiliante precisione i medesimi percorsi di anno in anno.

Piccoli uccelli migranti a Passo Spino

Nell’area di Passo Spino le specie più rappresentate nella migrazione sono quelle dei passeriformi, uccelli come i fringuelli, i lucherini e i pettirossi, che pesano pochi grammi ma che hanno una incredibile resistenza al volo. Molti di loro viaggiano di notte e attraversano il passo tra le nebbie che spesso gravano sulla zona e che sono provocate dai contrasti di temperatura e umidità tra l’area lacustre e le alture. E le zone umide come il Lago di Garda sono un irresistibile richiamo per gli uccelli, che vi trovano temporaneo riposo e un po’ di cibo.

Migrare al tempo dei cambiamenti climatici

Le migrazioni degli uccelli hanno molto da insegnare agli uomini: rappresentano un sensibile termometro della salute dell’ambiente e quando si registrano anomalie, significa che è avvenuto qualche evento perturbante che può avere effetti sulla salute di tutti i viventi, anche sulla nostra. Negli ultimi anni, il cambiamento climatico ha causato la variazione delle tempistiche annuali della riproduzione e della migrazione di molte specie di uccelli, e si sono modificati molti anelli della catena alimentare. Le ripercussioni non si fanno attendere. Quest’anno, per esempio, le prime rilevazioni dell’osservatorio di Passo Spino indicano nella migrazione autunnale una proporzione diversa tra individui giovani e anziani, a favore di questi ultimi. Il cibo era più scarso nell’Europa del nord e sono nati meno uccelli. Un segnale allarmante per gli equilibri naturali, che dovrebbe farci riflettere e spingerci a essere più responsabili nei confronti della natura.

Fare Geo

  • Consulta il sito del Progetto Alpi-Muse, alla pagina dedicata al Passo Spino, e realizza alcuni grafici a partire dai dati statistici pubblicati: per esempio, puoi creare un istogramma sul numero di catture dal 2000 al 2009, oppure puoi concentrarti su una singola specie e produrre un grafico sull’andamento delle sue catture negli anni.
  • Completa la tua ricerca individuando sullo stesso sito le altre stazioni ornitologiche di avvistamento e inanellamento: selezionane una, magari lontana da quella del Passo Spino, e ricava i dati statistici per generare dei grafici analoghi ai precedenti. Al termine della ricerca, metti a confronte le visualizzazioni delle due stazioni: che tipo di considerazioni puoi fare?

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