Lo stretto legame tra clima, ambiente e società

Lo stretto legame tra clima, ambiente e società

Se è vero che l’uomo con le sue attività accelera i cambiamenti climatici in atto, è anche vero che a loro volta i cambiamenti climatici influiscono sulla società.
La recente ascesa del Califfato Islamico (ISIS) in Siria sembra sia in parte conseguenza della grave siccità che ha colpito in questi ultimi anni la regione. Questo quanto riporta la ricerca pubblicata dal Dr. Colin Kelley (geografo della University of California a Santa Barbara ) sui Proceedings dell’Accademia Americana delle Scienze (ANSA, ClimateProgress).

Già in passato era stata ipotizzata la connessione tra clima e conflitti: nel 2012 Climate Progress ha pubblicato una ricerca di Francesco Femia e Caitlin Werrell, del Centro per il Clima e la sicurezza sugli effetti sociali dei cambiamenti climatici.
Screen-Shot-2015-03-02-at-9.06.16-AMLa prolungata siccità non è la causa diretta dei conflitti, ma ha innescato il collasso dell’agricoltura con l’esodo delle popolazioni contadine che si sono riversate nelle città occidentali. A queste si sono aggiunti migliaia di profughi scappati dall’Iraq. Persone prive di mezzi di sostentamento che hanno provocato i disordini poi sfociati nella rivolta che ha portato alla nascita del Califfato.
Questa è la “Mezzaluna fertile”, la zona dove, grazie alla concomitanza di vari elementi climatici e ambientali favorevoli, circa dodicimila anni fa è nata l’agricoltura. Una terra sempre in bilico tra deserto e paludi. Un tempo ricca di acque per i due grandi fiumi che la attraversano, il Tigri e l’Eufrate, oggi è a rischio per la diminuzione dell’apporto idrico.
Microsoft Word - JCLID1100296_CoverSheet.docLa progressiva diminuzione delle piogge ha colpito in generale tutta l’area mediterranea, e in particolare la regione asiatica dalla Giordania alla Siria e alla Turchia, danneggiando irrimediabilmente le colture (a lato la carta con la diminuzione delle piogge nel Mediterraneo tra il 1971 e il 2010 rispetto alla media del secolo). Ma a cambiare il paesaggio della regione non è stato soltanto è stato il riscaldamento globale in atto. Hanno influito in modo determinante anche le scelte dei governi sulla gestione delle acque. con la costruzione di dighe e l’eccessivo sfruttamento per l’irrigazione.
La Siria, un tempo esportatrice di grano, ha visto calare la sua produzione e, a partire dal 2008, ha dovuto importare cereali per sfamare le città sovrappopolate. Mentre in Iraq le vaste paludi del Village_of_the_Marsh_Arabsdelta hanno lasciato in gran parte posto al deserto, distrutte da Saddam Hussein. Il “rais”, per snidare i suoi oppositori che si nascondevano tra gli acquitrini, fece costruire un canale di drenaggio lungo 560 km per convogliare direttamente in mare le acque del Tigri e dell’Eufrate (Nella foto un villaggio nelle paludi).

Le paludi dove si sviluppò la prima civiltà urbana
L’Iraq ha inoltrato richiesta per inserire nella lista dei Patrimoni Unesco le paludi del Tigri e dell’Eufrate, il luogo in cui gli antichi popoli identificavano il “paradiso terrestre”. Un ambiente ricco di biodiversità e nello stesso tempo un luogo di grande importanza storica per le aree archeologiche che hanno riportato alla luce i centri urbani del III millennio a.C. (Archeologia Viva).
Le paludi della Bassa Mesopotamia fino alla metà del secolo scorso costituivano il più importante ecosistema palustre dei tutta l’Eurasia, una regione di oltre novemila chilometri quadrati ricco di vita, con innumerevoli specie di uccelli acquatici, stanziali e migratori, e molte Copia_de_Enkialtre specie di animali, tra cui i bufali d’acqua, simbolo di queste paludi dai tempi dei Sumeri che lo ritenevano padre del dio Enki (nell’immagine un bassorilievo sumero che lo ritrae), signore delle paludi.
Proprio la presenza dell’acqua e dei bufali ha contribuito durante il neolitico allo sviluppo della civiltà contadina nella “Mezzaluna fertile” e alla nascita delle città, costruite con gli elementi più tipici delle paludi: argilla e canne.
Ai margini delle paludi sono infatti sorti i più antichi centri sumeri: Ur, Uruq e Eridu. La città più meridionale, Eridu, si trovava probabilmente sulla costa del Golfo Persico, a quel tempo più arretrata. I primi insediamenti riportati alla luce risalgono a settemila anni fa e la città compete con Çatalhöyük (Turchia) per essere il più antico centro urbano del mondo.
Oggi il governo si sta impegnando a riportare alla vita questo habitat prezioso che in seguito alla costruzione del canale si era ridotto a circa duemila chilometri quadrati. I primi interventi hanno già quasi raddoppiato la superficie, ma il calo delle acque portate dai due fiumi rende difficile riportare la regione alle condizioni di un secolo fa.

Fare Geo
• Osserva la carta con la variazione delle precipitazioni nell’area del Mediterraneo. In quali zone dell’Italia vi è stato un aumento della siccità? In quali altri Paesi europei la siccità è aumentata in modo significativo negli ultimi anni?
Eridu• Cerca su Maps “Tell Abu Shahrain”, nome attuale della collinetta (tell in arabo significa collina) in cui sono stati trovati i resti di Eridu e determina approssimativamente (utilizzando il misuratore delle distanze) a quanti chilometri si trova oggi dalla costa del Golfo Persico (qui a lato l’immagine tratta Maps, coordinate 30°49′33.7″N 45°59′42.3″E).

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