Piccola guida al PNRR - Missione 5: lavoro, inclusione sociale e coesione territoriale

Piccola guida al PNRR - Missione 5: lavoro, inclusione sociale e coesione territoriale

Continuiamo la serie di articoli sul PNRR (Piano nazionale di Ripresa e Resilienza), che illustrano le aree di investimento e le potenzialità innovative del programma, con la presentazione della Missione 5, il cui obiettivo è trasversale alle precedenti missioni e si focalizza sull’inclusione sociale e la coesione territoriale. Si tratta di una missione molto importante anche per le rilevanti implicazioni geografiche, – sia per gli aspetti sociali sia per quelli economici – indirizzati a ridurre i divari tra le diverse zone del Paese.

Missione 5: inclusione e coesione

La Missione 5 comprende numerosi obiettivi, di carattere alquanto eterogeneo. I principali sono quelli di aiutare il mondo del lavoro nel percorso verso la transizione economica, ecologica e digitale, facilitare l’occupazione femminile e dei giovani, consolidare e migliorare le “infrastrutture sociali”, come i servizi socio-sanitari e quelli per gli anziani e i portatori di disabilità, restituire centralità alle città con progetti di rigenerazione urbana, abbattere il divario di connettività e digitalizzazione nelle aree marginali, potenziare le infrastrutture delle regioni meridionali e insulari.

Con una dotazione di quasi 20 miliardi di euro, la Missione 5 si articola in tre componenti.

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Gli investimenti per la Missione 5 tratti dal “Dispositivo per la ripresa e la resilienza”

Gli obiettivi della prima componente: il lavoro

La prima componente della Missione 5 si occupa del mondo del lavoro, al quale sono dedicati quasi 7 miliardi di euro e diverse misure, tra cui quelle per:

  • aiutare i disoccupati e i cosiddetti “lavoratori in transizione” (persone che lavorano in aziende impegnate in piani di ristrutturazione per adeguarsi alle nuove tecnologie o per migliorare la propria efficienza energetica) fornendo loro sia sussidi e servizi specifici sia la possibilità di accedere ad attività di formazione e conseguire nuove competenze professionali;
  • istituire un “Servizio civile universale” (SCU) per i giovani tra i 18 e i 28 anni che potranno sia accrescere le proprie conoscenze e competenze professionali sia «diffondere il valore e l’esperienza della cittadinanza attiva come strumento di inclusione e coesione sociale […] e realizzare servizi a favore delle comunità per rendere il Paese più resiliente»; lo SCU è stato finanziato inizialmente per il triennio 2020-2023.

L’occupazione femminile e i divari di genere

Un aspetto molto importante su cui si concentra la Missione 5 riguarda la riduzione dei divari di genere nel mondo del lavoro. A questo scopo sarà favorita la creazione di imprese femminili, grazie a finanziamenti per l’avvio o il consolidamento di imprese guidate da donne (Fondo per l’imprenditoria femminile, con una dotazione di quasi 200 milioni), a misure per la conciliazione vita-lavoro e alla creazione di un «clima culturale favorevole» (nel 2019 il tasso di occupazione femminile era quasi il 18% in meno di quello maschile).

Verrà inoltre introdotto un sistema nazionale di “certificazione di parità di genere” rivolto alle imprese per incentivarle a ridurre i divari tra uomini e donne per le possibilità di carriera e la parità salariale a parità di mansioni, oltre ad adottare misure per la tutela della maternità.

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Fonte: Invitalia, Fondo impresa femminile

Gli obiettivi della seconda componente: le “infrastrutture sociali”

La seconda componente della Missione 5 è dedicata alle principali “cellule” della società, le famiglie, per le quali sono previsti investimenti per circa 11 miliardi di euro (va ricordato che il 5% della dotazione complessiva del PNRR dovrebbe andare alle famiglie).

Le misure riguardano in primo luogo le componenti più fragili: gli anziani, le persone vulnerabili, i portatori di disabilità. Le iniziative riguardano diversi interventi che possono essere gestiti dai Comuni, singoli o in associazione, per:

  • prevenire l’istituzionalizzazione degli anziani non autosufficienti (cioè il loro ricovero nelle case di riposo): per questo oltre 300 milioni andranno a finanziare la riconversione delle case di riposo in gruppi di appartamenti autonomi, dotati delle attrezzature e dei servizi necessari;
  •  aiutare le famiglie e i bambini in condizioni di vulnerabilità;
  • aumentare i servizi di assistenza domiciliare alle persone con disabilità per consentire loro di raggiungere una maggiore autonomia e qualità della vita; è prevista anche la fornitura di dispositivi ICT (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) e di formazione di competenze digitali, grazie alle quali accedere al mercato del lavoro attraverso soluzioni di smart working;
  • rafforzare i servizi sociali a domicilio per prevenire il ricovero in ospedale dei malati, quando non strettamente necessario, o garantirne una veloce dimissione.
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Gli investimenti riguardanti le infrastrutture sociali

Alcuni investimenti sono poi rivolti specificamente a casi di marginalità sociale: i Comuni, singoli o in associazione, metteranno a disposizione fino a 24 mesi (housing temporaneo) appartamenti per persone senza dimora, piccoli gruppi o famiglie; oppure creeranno centri (definiti “Stazioni di posta“) che offriranno solo accoglienza notturna e vari servizi (sanitari, ristorazione, orientamento al lavoro, distribuzione di beni alimentari).

La rigenerazione urbana

La maggior parte dei fondi della seconda componente (9 miliardi) servirà per progetti di rigenerazione urbana, con lo scopo di rivitalizzare ampie aree urbane degradate e ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale.

Si tratta di progetti gestiti dai Comuni con più di 15.000 abitanti (oppure più piccoli se si associano per raggiungere questa soglia) e che avranno un grande impatto territoriale perché riguardano:

  • la manutenzione di aree ed edifici pubblici da riutilizzare a fini di interesse comune; questi interventi comprendono anche la demolizione di opere abusive eseguite da privati;
  • la ristrutturazione di edifici pubblici da destinare a servizi sociali e culturali, educativi e didattici, o alla promozione di attività culturali e sportive;
  • la promozione della mobilità sostenibile;
  • il recupero di aree urbane da riqualificare e destinare alla realizzazione di impianti sportivi e parchi urbani attrezzati.

Gli interventi per le Città metropolitane

I contributi variano a seconda della “taglia” urbana: 5 milioni di euro per i Comuni fino a 49.999 abitanti, 10 milioni per quelli fino a 100.000 abitanti, 20 milioni per i capoluoghi di provincia o Città metropolitane con più di 100.000 abitanti.

Molto importante la realizzazione di piani urbani integrati dedicati alle periferie delle 14 Città metropolitane, per trasformarle in quartieri “smart” e sostenibili, migliorare la qualità della vita e promuovere processi di partecipazione sociale e imprenditoriale, con attività sociali, culturali ed economiche. Una particolare attenzione sarà posta agli aspetti ambientali: per limitare il consumo di suolo edificabile verranno recuperati spazi urbani già esistenti.

Eliminare le baraccopoli agricole

Un investimento specifico riguarda la fornitura di alloggi dignitosi per i lavoratori del settore agricolo, che spesso nei periodi di lavoro vengono ammassati in vere e proprie baraccopoli temporanee, una misura utile anche per limitare il fenomeno del caporalato in agricoltura, spesso gestito da organizzazioni criminali, e quello del lavoro sommerso.

Gli obiettivi della terza componente: la coesione territoriale

Un’attenzione specifica è riservata alla coesione territoriale, cioè al superamento dei divari economici e sociali, alla quale sono destinati circa 2 miliardi di euro, da spendere in gran parte per le Zone Economiche Speciali e per le aree interne.

Le Zone Economiche Speciali

Le Zone Economiche Speciali (ZES) sono aree, incentrate sull’esistenza di strutture portuali, che godono di una legislazione fiscale vantaggiosa e semplificazioni burocratiche rispetto al resto del Paese per favorire l’insediamento di nuove imprese, soprattutto straniere.

Le ZES attualmente operanti sono sette (Abruzzo, zona ionica di Puglia e Basilicata, zona adriatica di Puglia e Molise, Campania, Calabria, Sicilia occidentale e Sicilia orientale); è in fase di istituzione la ZES Sardegna.

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Le sette Zone Economiche Speciali riconosciute dal Ministero (la Sardegna è in fase di approvazione)

Introdotte dal 2017, le ZES non hanno ancora sviluppato le proprie potenzialità a causa di lungaggini burocratiche e carenze nelle infrastrutture, soprattutto quelle della logistica. Gli interventi previsti si concentrano quindi su come rendere più veloci i meccanismi amministrativi. Tra questi figura l’istituzione del “Digital One stop Shop ZES”, uno sportello unico digitale dove le imprese interessate possono presentare i progetti di nuove attività.

Le infrastrutture portuali

Alcune misure riguardano invece il miglioramento delle infrastrutture portuali e ferroviarie, in particolare per otto aree (Napoli, Salerno, Taranto, Gioia Tauro, Palermo, Termini Imerese, Trapani e Porto Empedocle), in collegamento con i corridoi ad alta velocità TEN-T, e la realizzazione di infrastrutture (poli logistici, strade ecc.).

L’obiettivo è quello di rendere i nostri porti appetibili per i traffici marittimi che transitano nel Mediterraneo, come quelli che partono dal Medio ed Estremo Oriente e passano per il Canale di Suez e quelle, invece, provenienti dallo Stretto di Gibilterra.

Le aree interne

Presenti in tutto il Paese, le aree interne costituiscono circa 3/5 del territorio nazionale. Soggette a una forte emigrazione verso le aree costiere e le grandi città, le aree interne sono in gran parte caratterizzate da un deciso declino infrastrutturale, demografico, economico. Tuttavia possiedono grandi ricchezze naturali, paesaggistiche e culturali, anche se poco utilizzate a causa della distanza dai maggiori agglomerati urbani.

Il PNRR prevede il rilancio e la valorizzazione di queste aree con investimenti che ne facilitino l’accessibilità e i collegamenti con i centri urbani, oppure migliorando i servizi socio-assistenziali ad anziani e giovani in difficoltà.

Una misura importante è quella che trasformerà le farmacie rurali dei centri con meno di 3.000 abitanti in strutture capaci di erogare servizi sanitari di base:

  • assistenza domiciliare;
  • percorsi diagnostico-terapeutici per alcune patologie;
  • fornitura di farmaci che finora vanno ritirati in ospedale;
  • monitoraggio dei pazienti con la cartella clinica elettronica;
  • fascicolo farmaceutico.
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Quote di comuni e di popolazione nelle aree interne (dati riferiti agli anni 2014-2019). Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

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  • I beni confiscati alle mafie: come valorizzarli?
    Il PNRR «intende restituire alla collettività un numero significativo di beni confiscati per fini di sviluppo economico e sociale (inclusa la creazione di posti di lavoro), nonché come presidi di legalità a sostegno di un’economia più trasparente e del contrasto al fenomeno della criminalità organizzata». Si tratta di riqualificare e valorizzare almeno 200 beni confiscati alla criminalità organizzata: potrebbero essere utilizzati per il social housing, la rigenerazione urbana e il rafforzamento dei servizi pubblici di prossimità, il potenziamento dei servizi socio-culturali a favore delle giovani e l’aumento delle opportunità di lavoro. Provate a discuterne in classe, raccogliendo anche qualche idea sulle possibili destinazioni di questi fondi

    Il Ministero dell’interno ha istituito una Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati (ANBSC): sul sito ufficiale potete scoprire quali funzioni ha questa agenzia e come le svolge. Consultate la carta interattiva sulla destinazione dei beni confiscati: con i dati di ogni regione costruite un grafico a istogrammi e trasformate ogni dato in percentuale del totale per realizzare un areogramma.
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  • Gli investimenti per lo sport: anche il tuo Comune partecipa?
    Nel nostro Paese opera un gran numero di associazioni, che spesso formano vere e proprie “reti”. Una delle più diffuse riguarda il mondo dello sport con oltre 70.000 società con più di 1 milione di operatori e più di 20 milioni di praticanti. Lo sport ha rilevanti effetti sia per la qualità della vita dei cittadini, la formazione dei giovani, l’inclusione sociale, sia sulle attività economiche (costruzione e gestione degli impianti, turismo sportivo estivo e invernale, attività complementari manifatturiere, commerciali e di servizio). È proprio per questo che il PNRR destina allo sport investimenti per 1 miliardo di euro, suddivisi tra il potenziamento delle infrastrutture scolastiche (300 milioni), che abbiamo visto nella Missione 4, e la creazione di impianti e parchi attrezzati (700 milioni).

    Fai una ricerca nel Comune dove vivi (o nel capoluogo della tua provincia): sono previste realizzazioni collegate alle due Missioni citate? Se sì, quale ti sembra più importante e utile? Compila una tabella per presentarne le principali caratteristiche: tipologia, ubicazione, utenti, costo previsto, data prevista di ultimazione, eventuali criticità emerse ecc.
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