Il futuro che vogliamo? Se ne parla a Rio+20

Il futuro che vogliamo? Se ne parla a Rio+20

Nel 1992, il Summit della Terra di Rio de Janeiro generò strumenti fondamentali per la definizione del concetto di sviluppo sostenibile e delle pratiche ad esso connesse. L’Agenda 21 (qui il testo integrale in inglese; qui il sito del coordinamento delle agende 21 locali italiane) e le basi del protocollo di Kyoto sono figlie di quell’importante conferenza mondiale.
Oggi, a vent’anni di distanza, si torna a Rio per parlare di economia sostenibile, tutela dell’ambiente e benessere dell’umanità, con la Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile, comunemente denominata Rio+20.

Dopo gli incontri preparatori che hanno portato alla stesura di una prima bozza del documento “The future we want” (clicca sull’immagine qui accanto per visualizzarlo), dal 20 al 22 giugno i governi nazionali, le ONG, gli attivisti e la società civile (che rientrano nei cosiddetti Major groups), si raduneranno per l’ultima sessione della conferenza, in cui si giungerà alla firma del documento definitivo da parte dei governi partecipanti.

L’obiettivo è quello di fissare delle soluzioni concrete da adottare per risolvere i problemi principali del pianeta: “Ridurre la povertà, aumentare l’equità sociale e garantire la tutela dell’ambiente” per “ottenere il futuro che vogliamo”, si legge sul sito ufficiale di Rio+20, la terza conferenza internazionale sul tema.
Non si tema di esagerare affermando che Rio+20 ha tra le mani le sorti di tutti noi. La sfida è quella di lavorare unitamente verso un nuovo assetto per lo sviluppo sostenibile globale e per l’umanità, un “nuovo paradigma di crescita economica, socialmente equa e ambientalmente sostenibile”, come si legge sul sito del Ministero dell’Ambiente, che alla conferenza dedica un’intera sezione del sito.

I temi della conferenza, che si svilupperanno su 7 aree specifiche (lavoro, energia, città, cibo, acqua, oceani, disastri), sono due:

– Green economy nell’ambito dello sviluppo sostenibile e della lotta alla povertà, tema questo che indica la volontà di un passaggio a una forma di economia verde, ovvero ecologica, il che significa l’elaborazione di un sistema innovativo che promuova il benessere sociale ed economico e al tempo stesso trovi strade nuove per evitare o tamponare le minacce ambientali globali, come il cambiamento climatico, la perdita di biodiverstà, la desertificazione, l’esaurimento delle risorse naturali;
– Sistema di governance globale per lo sviluppo sostenibile, il secondo tema della conferenza, riguarda il sistema decisionale e di governance globale e affronta il modo in cui le politiche relative ai tre pilastri, sociale, ambientale, economico, dello sviluppo sostenibile vengono elaborate, messe in atto e verificate.

Gli anni trascorsi da quando, per la prima volta, si è parlato di sviluppo sostenibile hanno prodotto numerose esperienze in linea con questi principi (si veda in proposito il bel lavoro di “mappatura” di Legambiente chiamato Zone attive) che hanno dimostrato che un’economia più rispettosa dell’ambiente e delle persone è possibile, nonché fruttuosa.
Del resto l’economia di mercato vive una fase decadente: è ampiamente dimostrato che le risorse su cui essa si basa (petrolio, carbone, ecc.) vanno esaurendosi, e che il consumo di risorse naturali in genere, soprattutto nei paesi industrializzati, è oltre la soglia di sostenibilità, tant’è che, come si legge sul sito del wwf, “nel 2050 ci vorrebbero due pianeti come il nostro” per rispondere alle esigenze dell’umanità, se non si riduce l’impronta ecologica globale, ovvero il consumo di risorse naturali; è inoltre ormai scientificamente provato che il riscaldamento globale è dovuto alle attività umane che comportano emissioni di CO2.
Se a questo aggiungiamo i potenziali effetti deleteri della crisi finanziaria sul welfare (ecco in merito un’opinione molto netta) e l’impatto della globalizzazione sui posti di lavoro, con le delocalizzazioni di imprese a caccia del minor costo possibile della mano d’opera, il quadro d’insieme del sistema economico attuale è ben poco rassicurante, e il proseguimento su questa strada risulta in effetti ben poco sostenibile dall’umanità e dal pianeta.
Cambiamento è la parola chiave per immaginare un futuro migliore per le generazioni che verranno. Il documento che gli stati nazionali sigleranno a Rio nei prossimi giorni sarà, in questo senso, cruciale.

Puoi seguire gli sviluppi della conferenza con lo speciale di RAI Radio 3.

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