Il Terzo paesaggio

Il Terzo paesaggio

Uno dei capannoni di lavoro abbandonati, diventati rifugi per i ciclisti lungo l’Otago Trail Rail (Nuova Zelanda).

Spazi residui, quasi sospesi: luoghi abbandonati, terreni incolti, aree paludose, angoli inutilizzati o dimenticati, senza più uno scopo e una funzione. Ecco il Terzo paesaggio, lo spazio “neutro” del paesaggio e della storia: una dimensione destinata all’oblìo ma piena di potenzialità, una risorsa inaspettata di storie e valori, di diversità e bellezza. Un luogo “terzo” in cui la natura riprende il sopravvento ed è in grado di accogliere e nutrire la biodiversità.

Ambiente naturale e ambiente artificiale

Gli spazi in cui viviamo e ci spostiamo vengono normalmente classificati in due categorie: i paesaggi naturali e i paesaggi artificiali. I primi sono quelli non alterati dall’azione umana e vanno sempre più riducendosi a favore dei secondi, tanto che oggi si parla di “Antropocene” a indicare l’attuale epoca geologica, nella quale all’essere umano e alla sua attività sono attribuite le cause principali delle modifiche non solo territoriali ma anche climatiche del nostro pianeta.

Fra tutti i continenti l’Europa è il più antropizzato: nel Medioevo si poteva andare dall’Atlantico agli Urali attraversando una foresta continua. La copertura originaria della vegetazione è stata modificata fortemente dall’uomo, tanto che oggi ne rimangono solo piccole tracce.

Il fenomeno è particolarmente evidente in Italia, che fra gli Stati europei è uno dei più antropizzati: la superficie agricola utilizzata è di 12,8 milioni di ettari, pari al 42,4% del territorio nazionale, mentre il consumo del suolo copre 21.000 km2.

paesaggio-nautrale-artificiale
Ambiente naturale e ambiente artificiale a stretto contatto: la foresta viene progressivamente demolita per fare spazio alle piantagioni dell’olio di palma.

Il Terzo paesaggio: la natura riprende il sopravvento

Sono però sempre più diffusi i paesaggi che non rientrano propriamente in queste due categorie: sono i luoghi abbandonati dall’uomo e che hanno in comune il fatto di essere indipendenti dall’attività umana. Comprendono vasti spazi diversi per forma e dimensione, come le grandi aree disabitate, le aree industriali dismesse dove crescono rovi e sterpaglie, i terreni incolti, le lande, le torbiere, le paludi, oppure superfici più piccole e diffuse, come quelle ai margini delle strade, i fossati, le scarpate delle linee ferroviarie, i confini dei campi, le siepi o le aiuole spartitraffico.

Partendo da queste considerazioni, un paesaggista e botanico contemporaneo, il francese Gilles Clément, ha enunciato (in particolare nel Manifesto del Terzo paesaggio, 2005) una nuova teoria, quella del Terzo paesaggio, nel quale raggruppa i residui, cioè l’insieme dei luoghi trascurati, abbandonati o non sfruttati dall’uomo, dove l’evoluzione del paesaggio è abbandonata alla sola natura. Sono spazi la cui origine è molteplice (agricola, industriale, urbana, turistica…) e devono la loro esistenza al caso o alla difficoltà di accesso che rende lo sfuttamento impossibile o costoso.

Si tratta di spazi che sono sotto i nostri occhi, ma che spesso ci appaiono invisibili. Sono luoghi di scarto, privi di una funzione precisa, in contrapposizione ai luoghi che hanno un valore d’uso definito. All’interno di un tessuto urbano si parla in particolare di “spazi di risulta“, tracce di ciò che rimane dopo la demolizione di una costruzione e che potrebbe rinascere a una seconda vita con una funzione diversa da quella originaria. Questi spazi appartengono al cosiddetto “vuoto urbano“, un territorio “neutro” e disabitato che per diversi motivi si è svuotato di una destinazione (pubblica o privata) ma continua a sopravvivere nella città, come sospeso in un limbo. Un “vuoto” destinato a essere riempito (di nuovo) dalla lenta ma inesorabile invasione della natura.

Passiamo in rassegna alcuni esempi di luoghi, assai eterogenei, classificabili come Terzo paesaggio.

Alla scoperta delle città fantasma

Uno degli esempi più interessanti e più vistosi di Terzo Paesaggio lo possiamo vedere nelle città abbandonate, talvolta in seguito a calamità naturali come i terremoti o a un evento franoso o perché devastate da un’esplosione nucleare o segnate dallo spopolamento.

Si calcola che in Italia i paesi fantasma siano circa un migliaio: abbandonati da secoli, sono molto suggestivi e oggi molti di essi sono diventati interessanti mete turistiche.

Craco-paese-fantasma

Un esempio caratteristico è quello di Craco, un borgo della Basilicata che si è trasformato in un paese fantasma da quando la popolazione decise di abbandonarlo negli anni Sessanta a causa dei continui terremoti che lo avevano colpito. Nel 2011 un piano di recupero ha riportato il borgo a nuova vita, trasformandolo in una meta di grande interesse.

Negli Stati Uniti, le ghost towns (o città fantasma) sono una delle mete più suggestive e ricercate. Spesso si tratta di villaggi abbandonati, o di città western preservate o ricostruite dove si respira un’atmosfera suggestiva.

Tombstone-Arizona-citta-fantasma

Una famosa città fantasma del vecchio West è Tombstone, nello Stato dell’Arizona: nata presso una miniera d’argento, nel 1929 venne sostituita come capoluogo della contea dalla vicina Bisbee, trasformandosi in una città fantasma, che tuttavia oggi è diventata un’importante meta turistica a causa della sua storia iniziale legata all’espansione della frontiera nel XIX secolo.

Prypiat-Chernobyl

Un caso particolare è quello di Prypiat, in Ucraina: i suoi 50.000 abitanti evacuarono la città il giorno dopo l’esplosione avvenuta il 26 aprile 1986 nel reattore n. 4 della centrale nucleare di Chernobyl, che si trova a tre chilometri di distanza. Prypiat è diventata un paradiso per gli animali selvatici che, non dovendo più interagire con gli uomini, possono circolare liberamente, e nonostante i pericoli di radiazioni è una delle mete turistiche più ambite in Ucraina.

Dalle linee ferroviarie abbandonate alle greenways

Le linee ferroviarie abbandonate in Italia ammontano a oltre 7.500 km di tracciati. Nel passato hanno rappresentato un momento significativo di collegamento e sviluppo per la popolazione italiana. Oggi sono un importante patrimonio di infrastrutture, opere d’arte e stazioni in gran parte riutilizzabile: trasformarlo in percorsi verdi con funzione sia ludica sia di mobilità locale in bici, a piedi e a cavallo, rappresenta una sfida che molti enti locali hanno già raccolto e stanno facendo propria.

Il progetto consiste nel trasformare le linee ferroviarie dismesse in “greenways”, cioè in “vie di comunicazione riservate esclusivamente a spostamenti non motorizzati, sviluppate in modo integrato al fine di migliorare l’ambiente e la qualità della vita nei territori attraversati”.

Possono diventare percorsi verdi pubblici multi-funzionali realizzati lungo il tracciato delle linee ferroviarie dismesse, dedicati a diversi tipi di utenti, utili sia per gli spostamenti quotidiani che per scopi turistico-ricreativi, sfruttando alcune caratteristiche peculiari delle vie ferrate (percorso ininterrotto e in sede propria, pendenza regolare e modesta, interconnessione con altri servizi di trasporto pubblico).

Negli USA su un totale di circa 240.000 km di ferrovie dismesse sono stati realizzati 36.500 km di rails-trails, cioè di binari ferroviari in disuso convertiti in percorsi multiuso, in genere per camminare, andare in bicicletta e talvolta andare a cavallo e in moto.

greenways-Otago
Un esempio di “greenway”: un ponte ciclabile lungo l’Otago Rail Trail, in Nuova Zelanda.

Fare Geo

  • Nella zona in cui abitate, esistono aree abbandonate che si possono classificare come “Terzo paesaggio”? Assieme ai tuoi compagni compila un breve elenco di queste aree, descrivendo sinteticamente le loro principali caratteristiche. Arricchite il vostro “reportage” con immagini fotografiche scattate da lontano, in zona di sicurezza.
  • In Italia esistono molte città abbandonate. Sceglietene una della vostra Regione consultando la Internet (ad esempio su Wikipedia) e poi:
    1. localizzate la città su Google Maps.
    2. cercate in rete informazioni sui motivi che ne hanno causato l’abbandono;
    3. documentatevi sulle vie di comunicazione, le potenzialità storiche, artistiche, economiche;
    4. progettate un piano di utilizzo turistico per ridare vita alla città;
    5. create uno slogan per promuovere la bellezza del luogo con l’obiettivo di attirare i turisti.
  • Con una presentazione multimediale (testo e immagini, brevi video ecc…) illustrate alcune “città fantasma” presenti nel territorio italiano e di ognuna indicate brevemente i motivi per cui sono state abbandonate.
  • Spesso in Italia alcune città sono state abbandonate in seguito a un evento sismico. Raccogliete in rete informazioni su alcuni casi recenti e documentate gli effetti con immagini fotografiche e articoli di giornale.
  • Urbex (abbreviazione di “urban exploration”) è un’attività di esplorazione che riguarda la visita e il recupero di aree abbandonate come città e fabbriche. Stila con i tuoi compagni un decalogo di comportamento per chi intende visitare una “città fantasma” indicando le principali norme di sicurezza.
  • I disastri nucleari possono determinare lo spopolamento di immense aree, che a pieno titolo rientrano nella categoria del Terzo Paesaggio. Documentatevi sul caso di Prypiat, abbandonata nel 1986 in seguito all’esplosione di un reattore della centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina.
  • Nel genere western ci sono molti esempi di città abbandonate: la ricerca sull’argomento consente di entrare in contatto con questo mondo sospeso nel tempo, che riporta con la memoria al selvaggio West e ai tempi della grande corsa all’oro. Consultate il sito Ghost Towns e descrivete brevemente i risultati della ricerca completandola con immagini fotografiche.
  • In Italia esistono molte ferrovie abbandonate. Aprite il sito che le raccoglie e individuate nella vostra Regione la linea ferroviaria dismessa più vicina alla vostra residenza:
    1. nello stesso sito cercate informazioni sulle principali caratteristiche;
    2. individuate due stazioni vicine;
    3. cercate il tracciato e localizzatelo su Google Maps;
    4. create un progetto per trasformare il percorso in una greenway.

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