Le Alpi cambiano aspetto

Le Alpi cambiano aspetto

L’aspetto delle nostre montagne sta mutando sempre più rapidamente. Questo l’allarme riportato da La Stampa. Negli ultimi anni sulle Alpi i fenomeni erosivi sono aumentati notevolmente e questo ha contribuito a rendere più pericolosa la scalata delle pareti alpine. Molti gli incidenti e le vittime. Sovente si tratta di provetti alpinisti, come i due volontari del soccorso alpino travolti a fine agosto da una frana improvvisa sul Pelmo (Dolomiti), mentre stavano per raggiungere due alpinisti feriti (TG1).

È Luca Mercalli a spiegare il motivo dell’accelerazione di questi fenomeni. La riduzione della superficie glaciale ha lasciato scoperto il manto di ghiaia e sassi e che scivolano facilmente a valle, ma a contribuire allo sgretolamento è soprattutto la presenza nelle rocce alpine di strati profondi di permafrost (terreno ghiacciato tenuto compatto dal gelo).

Domenica 11 settembre: dal Petit Drus, sulla catena del Monte Bianco, crollano 12 mila metri cubi di roccia

Con il riscaldamento globale il ghiaccio si scongela e così improvvisamente la roccia cessa di essere compatta e crolla. I primi casi eclatanti risalgono al 2001, e negli anni successivi i fenomeni si moltiplicano.
Nel 2004 cede la Punta Thurwieser, nel gruppo dell’Ortles, con il crollo di 2,5 milioni di metri cubi di roccia. Nel Petit Dru (versante francese del Monte Bianco) nel giugno 2005  cede il “pilastro Bonatti” (la cui via era stata aperta dal grande alpinista italiano scomparso proprio in questi giorni) e a settembre di quest’anno un nuovo crollo nella stessa zona. Ma è la Svizzera il Paese più a rischio perché molti centri abitati potrebbero venire completamente inghiottiti dalle rocce che franano. A Pontresina è stata costruita una diga per proteggere l’abitato.
I montanari che due secoli fa vivevano nelle alte vallate alpine oggi non riconoscerebbero le loro montagne. E fra cento anni saremmo noi a non ritrovarle: cambia il profilo delle cime e le vette continuano ad abbassarsi.

Fare geo

Il progressivo livellamento delle montagne è un fenomeno naturale, ma si tratta di eventi lentissimi che durano milioni di anni, mentre attualmente le frane si susseguono con alta frequenza. Le montagne non sono eterne, ma hanno una loro “vita”: nascono e crescono durante le orogenesi (termine che significa letteralmente “nascita dei monti”), anche se raggiungono altezze diverse, e infine si spianano lentamente fino a scomparire.
Le montagne più vecchie sono oggi bassi rilievi, come le colline della Russia da cui nascono alcuni tra i maggiori fiumi europei (Volga, Don, Dnepr). Sono alte poco più di trecento metri, ma un tempo erano imponenti catene montuose. Mentre le montagne più alte sono quelle più giovani, come le Alpi, l’Himalaia, le Ande…
Nella tabella a lato sono riportate le principali catene montuose europee (con la loro altezza massima) suddivise per orogenesi, e per ciascuna orogenesi è indicata l’altezza media delle catene che si sono sollevate. Verificate che effettivamente l’altezza media diminuisce con il tempo e utilizzate questi dati per realizzare un diagramma che metta in relazione l’altezza media all’età delle orogenesi. Preparate anche una didascalia esplicativa.

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