
Che cosa ci fanno dei fossili di creature marine nelle rocce delle Dolomiti? Per rispondere a questa sorprendente domanda, dobbiamo ricordare che i paesaggi e gli ambienti che vediamo oggi sono il risultato di processi di trasformazione dovuti a fenomeni naturali e interventi umani. Una serie innumerevole di cambiamenti che passo dopo passo costruisce lo spazio in cui viviamo. In una prospettiva multidisciplinare, scopriamo come le diverse materie di studio possono essere dei preziosi osservatori per interpretare le trasformazioni del paesaggio che ci circonda. Il testo dell’articolo è una rielaborazione tratta dal fascicolo interdisciplinare Percorsi di Geografia di Deascuola, uno strumento in linea con le nuove Indicazioni Nazionali e associato ai nostri corsi di geografia per la Scuola secondaria di primo grado.
Segni nascosti
Se ci affacciamo alla finestra, il paesaggio che osserviamo ci sembra immobile. In realtà, non è per niente una realtà statica e immutabile. Più che a una fotografia, assomiglia al fotogramma di un film in continua evoluzione.
Dietro ogni vallata o profilo collinare, infatti, si nasconde una storia fatta di continui mutamenti. Le rocce e i fossili sono i testimoni del tempo geologico, un’epoca lentissima in cui per esempio i fondali marini, nel corso di milioni di anni, sono stati spinti verso l’alto fino a diventare alte montagne. Invece le strade, le case e i campi coltivati ci parlano del tempo storico, quello più rapido che scandisce la vita delle comunità umane.
Imparare a osservare il paesaggio come somma di queste trasformazioni significa capire come la natura e la storia si intrecciano, modificando senza sosta l’ambiente in cui viviamo. E per allenare il nostro sguardo, facciamo un viaggio nelle varie discipline scolastiche per scoprire come ognuna di esse sia un efficace punto di vista per svelare i segni del cambiamento che il paesaggio nasconde in sé.
Storia – I paesaggi come documento del tempo
Un paesaggio non è mai solo un elemento naturale. Infatti rappresenta anche la memoria viva di chi lo ha abitato e modificato. Ogni generazione ha lasciato la propria impronta: case, campi, strade, ponti, chiese e industrie sono i segni di un passato che continua a parlarci. Per questo possiamo considerare il territorio come un vero e proprio documento storico, leggibile durante i nostri spostamenti o persino osservando una carta geografica.
In un villaggio di montagna, per esempio, i pascoli convivono con i terrazzamenti medievali, le strade moderne attraversano e collegano i centri storici, e nella periferia sorgono impianti industriali o piste da sci recenti.
Allo stesso modo, in pianura, la geometria regolare di campi e canali ci riporta alle grandi bonifiche del passato, mentre le tangenziali rappresentano il segno tangibile della nostra epoca.
Ogni dettaglio racconta una storia di lunga durata: dalla calma dei tempi agricoli alle brusche accelerazioni delle rivoluzioni tecnologiche, fino ai segni indelebili lasciati da guerre o migrazioni.

Italiano – Il paesaggio nello sguardo dei poeti
Le trasformazioni della natura avvengono spesso sotto i nostri occhi senza che ce ne accorgiamo, ma allo sguardo dei poeti non sfugge il loro significato più profondo.
Prendiamo come esempio un componimento di Giovanni Pascoli, un poeta molto sensibile agli elementi del paesaggio e alle loro risonanze interiori nell’essere umano. Nella poesia La quercia caduta riflette su come il paesaggio cambi di continuo, in modo inevitabile: dove un tempo c’era l’ombra di un albero maestoso, ora rimangono solo rami da recuperare assieme alla memoria di ciò che è stato. La morte della quercia, oltre a rappresentare la fragilità della vita, diventa il simbolo di come, dopo la scomparsa dell’albero, il paesaggio venga subito sfruttato e riadattato dagli uomini, in un ciclo incessante.
Dov’era l’ombra, or sé la quercia spande
morta, né più coi turbini tenzona.
La gente dice: Or vedo: era pur grande!Pendono qua e là dalla corona
i nidietti della primavera.
Dice la gente: Or vedo: era pur buona!Ognuno loda, ognuno taglia. A sera
ognuno col suo grave fascio va.
Nell’aria, un pianto… d’una capinerache cerca il nido che non troverà.
Giovanni Pascoli, Primi poemetti, 1904
Scienze – La memoria impressa nelle rocce
Per comprendere i cambiamenti più antichi del paesaggio non dobbiamo fare altro che guardare sotto i nostri piedi. Nelle rocce, infatti, sono rimasti intrappolati i fossili, le tracce preziose di organismi vissuti milioni di anni fa. È grazie a loro che sappiamo, per esempio, che le vette delle Dolomiti un tempo erano fondali marini tropicali.
Il processo che crea queste meraviglie è simile a ciò che accade quando diversi materiali si accumulano l’uno sull’altro: immaginiamo degli strati sovrapposti di sabbia, terra, sassolini e conchiglie che, sotto una forte pressione e con il passare del tempo, si compattano fino a diventare roccia sedimentaria. In questo processo, i resti degli esseri viventi rimangono incastrati tra gli strati, diventando dei veri archivi di pietra che sfidano i millenni.
Arte – Interpretare il volto del territorio
La pittura è l’arte figurativa che permette di fermare sulla tela un frammento della realtà, fissando la sua natura oggettiva o interpretandolo secondo il proprio stato d’animo. Se il soggetto di un quadro è la natura, allora possiamo guardare l’opera anche per rintracciare gli aspetti legati alla trasformazione del paesaggio.
Il pittore ottocentesco Giovanni Segantini ha dedicato la sua vita a ritrarre la luce e le forme delle Alpi. Osservando oggi le tele che ha dipinto e confrontandole con una fotografia degli stessi luoghi, possiamo notare quali elementi naturali sono rimasti invariati e quali dettagli invece rivelano i cambiamenti avvenuti in oltre un secolo: l’arretramento dei ghiacciai, la trasformazione della vegetazione, la comparsa di nuove infrastrutture…
Ognuno di noi può recuperare un’immagine di un luogo vicino a dove vive e confrontare il paesaggio di ieri con quello di oggi, e anche immaginare come potrebbe essere domani. Questa semplice operazione ci aiuta a capire che la bellezza del paesaggio dipende dall’equilibrio tra ciò che resta uguale e ciò che si trasforma.

Musica – Il ritmo dei paesaggi sonori
Anche i suoni possono descrivere le trasformazioni dell’ambiente. Attraverso le melodie, la musica sa narrare quasi magicamente il passare del tempo e il mutare degli spazi.
Lo si può sperimentare soprattutto con alcuni brani particolarmente coinvolgenti. Nelle famose Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi, per esempio, percepiamo il paesaggio cambiare nel tempo attraverso il ritmo e l’armonia. Invece ne La Moldava di Bedřich Smetana seguiamo il percorso di un fiume che nasce come un piccolo ruscello e diventa un corso d’acqua imponente.
I crescendo, le variazioni di ritmo e le modulazioni musicali sono lo specchio sonoro di piogge, venti e metamorfosi naturali che trasformano continuamente i paesaggi reali.
Inglese – Il vocabolario del cambiamento
La lingua inglese ci offre termini specifici per descrivere le dinamiche della trasformazione del paesaggio. Esistono le change words, come change (cambiamento), erosion (erosione), growth (crescita) e renewal (rinnovamento), che indicano il movimento e la trasformazione. Al contrario, le stable words come still (immobile), solid (solido) e memory (memoria), richiamano la stabilità.
Giocando con queste parole, possiamo creare messaggi potenti come “Mountains change slowly” (Le montagne cambiano lentamente) o “Memory never stops” (La memoria non si ferma mai), che ci ricordano come il mondo sia un equilibrio perfetto tra ciò che muta e ciò che resta.
Fare Geo
Scopri le trasformazioni del paesaggio attorno a te. Osserva una carta online o cartacea del territorio in cui vivi.
- Individua almeno tre elementi che rimandano a epoche diverse (per esempio, un centro storico medievale, un quartiere industriale costruito nel Novecento e un centro commerciale contemporaneo).
- Riporta gli elementi in una tabella, indicando per ciascuno in quale epoca ha avuto origine e che cosa racconta.
- Condividi le tue riflessioni in classe: quali segni sono presenti da secoli? Quali invece sono comparsi solo di recente?
- Con i tuoi compagni e le tue compagne prova a immaginare come potrebbe essere in futuro il vostro territorio: quali cambiamenti geologici potrebbe subire? Quali azioni dell’essere umano potranno interessarlo e trasformarlo?

GEO challenge è il corso Garzanti di Geografia per la Scuola secondaria di primo grado, che racconta il legame inscindibile tra Terra e umanità. Pensato per offrire uno sguardo nuovo sulla geografia umana e sulle tematiche più attuali, il corso aiuta ragazze e ragazzi a comprendere e interpretare le complessità del mondo di oggi.
L’obiettivo è stimolare il pensiero critico e la consapevolezza, spingendo ragazzi e ragazze a mettersi in gioco con vere e proprie challenge, sfide in forma laboratoriale per immaginare e progettare insieme un futuro più equo e sostenibile.