
C’è stato un tempo antichissimo in cui l’area del Mediterraneo era attraversata da fitte rotte commerciali. Era il sesto millennio a.C. e già in quei tempi remoti i trasporti via terra e via mare – grazie a rudimentali ma efficienti imbarcazioni – collegavano tra loro le diverse sponde del bacino. A determinare le direttrici di questi traffici neolitici era l’ossidiana, la pietra di origine vulcanica utilizzata per la produzione di punte di freccia e di lame acuminate. Seguiamo i tragitti di questo “oro nero”, a partire dai giacimenti della nostra penisola.
La fine dell’era glaciale
Circa 10.000 anni fa il territorio europeo iniziò a uscire dalla morsa dei ghiacci che a fasi alterne avevano occupato il continente per 1,5 milioni di anni. Ebbero dunque fine le glaciazioni e un deciso cambiamento climatico portò temperature sempre più miti, con una progressione inarrestabile che modificò i connotati del territorio africano per l’avanzata del deserto nel Sahara, ma che donò condizioni favorevoli alla crescita delle piante, degli animali e della specie umana nel Levante, lungo le coste, e nelle isole maggiori del Mediterraneo.
Nuove prospettive per le comunità umane
Tra il X e il VI millennio a.C. gli esseri umani in Europa e nel Levante vivevano soprattutto in minuscoli gruppi sparsi in territori vastissimi. L’Età del Paleolitico si avviava alla propria conclusione e iniziava il Neolitico: in alcuni contesti gli esseri umani ancora sopravvivevano grazie a caccia e raccolta, in altri luoghi iniziavano a cogliere i vantaggi dell’agricoltura e della domesticazione degli animali.
Proprio la penisola italiana era un contesto geografico interessato da un’evoluzione umana a diverse velocità: alcune comunità ormai marginali di cacciatori e raccoglitori abitavano le montagne, mentre nelle aree pianeggianti si erano insediati agricoltori venuti dall’Oriente. La nostra conoscenza dei loro modi di vita e della loro cultura è molto limitata, nonostante i recenti progressi dell’archeologia.
La ricostruzione dei movimenti dei popoli del Neolitico in Europa è una complessa sfida per gli archeologi, che sono alle prese con una povertà estrema di reperti. Le pazienti ricerche degli studiosi negli ultimi trent’anni hanno però portato a scoperte sorprendenti: ogni ritrovamento rappresenta un bagliore nelle fitte tenebre di un periodo ancora in gran parte oscuro.
La navigazione antica
Oggi iniziamo a comprendere, sulla base di dati materiali, quale fosse la trama dei commerci del Neolitico, un tempo ricostruita per esili tracce o per via ipotetica. Il fondale del lago di Bracciano, nei pressi di Anguillara Sabazia, ha fatto riemergere alla fine degli anni Novanta del Novecento uno dei più importanti ritrovamenti archeologici dell’Italia neolitica: un intero villaggio sepolto dal fango ci è giunto in un buono stato di conservazione.
In assenza di ossigeno, i manufatti in materiali biologici si sono conservati e sono ora a disposizione degli studiosi. I reperti più preziosi sono le cinque imbarcazioni ricavate scavando con il fuoco grandi tronchi di quercia e di ontano. Esse sono la prova delle capacità di navigazione e trasporto sull’acqua dei sapiens di quell’epoca remota.
Queste barche sono in grado di muoversi non solo in acqua dolce ma anche in mare. Alcuni anni fa delle repliche di quelle imbarcazioni sono state usate per attraversare con successo dei bracci di mare nel Tirreno. Esiste dunque la prova di un livello tecnologico e organizzativo sufficiente a rendere regolari le relazioni tra sponde diverse del Mediterraneo già nel sesto millennio a.C. In quell’epoca remota il commercio aveva uno sviluppo cospicuo, non solo per vie terrestri ma anche per mare.
L’ossidiana, oro del Neolitico
Le direttrici dei traffici vengono “disegnate” dai ritrovamenti dell’ossidiana, la pietra vetrosa di origine vulcanica che nel Neolitico veniva ricercata e apprezzata per la produzione di punte di freccia e di lame acuminate. Vi sono solo quattro giacimenti di ossidiana nel Mediterraneo centrale, tutti situati su isole italiane.
- Le cave del monte Arci, in Sardegna, producevano il prezioso materiale che raggiungeva la Corsica e poi la Provenza, la Liguria, la Padania.
- A Lipari l’estrazione dell’ossidiana era condotta in modo intensivo. La piccola isola delle Eolie fu per secoli un hub commerciale di primaria grandezza e serviva una vastissima area, soprattutto la penisola italiana centro-meridionale: gli abitanti locali ricevevano in cambio della pietra lavica oggetti in ceramica e costruirono un insediamento che via via si arricchì di templi e divenne un’acropoli in prossimità della costa. L’economia dell’isola si diversificò e una folta comunità umana vi si insediò stabilmente per dedicarsi ad attività artigianali. La pressione degli intraprendenti commercianti di Lipari provocò alla fine del V millennio un arretramento delle posizioni sarde, che limitarono il loro raggio d’azione soltanto all’area francese.
- Gli abitanti di Pantelleria, altra isola siciliana di origine vulcanica, promossero traffici intercontinentali per la vendita della loro ossidiana, spingendosi in Africa fino alle coste della Tunisia.
- Dalla selvaggia isola di Palmarola, nelle Pontine, l’ossidiana – in quantità modeste – raggiungeva la costa laziale e il Centro Italia, spingendosi fino all’Istria.
Il Museo dell’ossidiana
Oggi l’epopea dell’estrazione e del commercio dell’ossidiana viene descritta nel Museo di Pau (Oristano). La struttura, fondata nel 2007, raccoglie reperti e testimonianze provenienti dal vicino monte Arci, dove gli archeologi hanno esplorato le officine neolitiche per la lavorazione della roccia, che si possono visitare con un’escursione guidata.
Nelle vetrine del Museo è illustrato il ciclo produttivo e sono descritte le operazioni compiute per scheggiare l’ossidiana per ricavarne armi e attrezzi dai margini taglienti. La visita è resa più efficace e coinvolgente dalla presenza di touchscreen multimediali.
Fare Geo
- Cerca in rete dove si trovano i maggiori giacimenti di ossidiana nel mondo. Poi prepara un planisfero e disegna le aree che hai individuato. L’ossidiana si trova in aree caratterizzate da un’attività vulcanica: verifica che nelle aree che hai individuato siano presenti anche vulcani, e indicali nella carta.
- Durante il Neolitico, oltre che con l’ossidiana, con quali altri materiali venivano realizzati i manufatti? Fai una ricerca (pietra, argilla…) e prepara una sintetica presentazione multimediale con esempi, carte e immagini.
- Con tutta la classe e l’aiuto di un/una docente, scrivete una mail al Museo dell’ossidiana di Pau in cui chiedete di rispondere a una vostra curiosità sull’ossidiana.
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