L’incubo di Darwin

L’incubo di Darwin

di Giordano Golinelli, ACRA-CCS


«Questa è la legge della giungla. Vecchia e vera come il cielo»
(Rudyard Kipling, 1865-1936)

Ogni giorno migliaia di aerei cargo si alzano in volo per portare immense quantità di cibo verso la ricca Europa. Strano a dirsi ma tanti di questi aerei partono da zone del mondo povere, dove la fame e la malnutrizione sono molto diffuse. Un esempio? La Tanzania e la Regione di Mwanza in particolare.
Qui è ambientato L’incubo di Darwin un bello quanto cupo documentario del 2004, realizzato dal regista austriaco Hubert Sauper nella regione del Lago Vittoria, appunto in Tanzania. Uno dei protagonisti è un gigantesco Ilyushin Il-76, un aereo cargo dell’ex Unione sovietica, che ogni giorno parte dalle sponde del lago verso l’Europa, carico di pesce. Il pesce in questione è il persico del Nilo, più noto sui banchi dei supermercati come “persico africano”.

Lo avrete visto mille volte in bella mostra con un prezzo speciale molto interessante. Questo pesce è un vorace predatore molto apprezzato per la sua carne ed è stato introdotto in via sperimentale nelle acque del Lago Vittoria negli anni Sessanta del secolo scorso. Il pesce si è adattato talmente bene che a distanza di mezzo secolo ha praticamente spazzato via ogni altra specie. E i suoi bianchi filetti hanno invaso anche i supermercati del mondo, mettendo in seria difficoltà i concorrenti autoctoni che non riescono a essere venduti allo stesso prezzo.
Nile perch fillet (cc) AstacusIl documentario mostra tutto quel che ruota intorno alla fabbricazione dei filetti di persico, dalle industrie locali dove vengono trattate le parti pregiate del pesce alle limitrofe baraccopoli, dove vive un’economia fatta di lische e vermi, nel vero senso della parola.
Vedendo L’incubo di Darwin non si può non chiedersi: “Perché?”. La risposta non è semplice ma si può facilmente intuire: per soldi. Produrre dove costa poco e vendere dove si guadagna molto è una delle principali leggi della “giungla contemporanea” e in questa giungla oggi si muovono interessi enormi, che si sono messi tra chi produce e chi consuma, separandoli quasi completamente.
Per capire meglio cos’è successo e come funziona Raj Patel, un economista che ben conosce come funziona la globalizzazione, ci accompagna in un viaggio attraverso il mondo delle multinazionali del cibo e dell’alimentazione, veri e propri giganti in grado di influenzare tutti gli anelli della catena alimentare umana, dalla produzione al consumo: «Le multinazionali che ci vendono il cibo, interessate esclusivamente al profitto, influenzano e impongono il modo in cui mangiamo e in cui pensiamo al cibo» (Raj Patel, I padroni del cibo, 2007). Patel parte dal paradosso della malnutrizione nel mondo (un miliardo di obesi e uno di affamati) e dimostra che quello che sembra un paradosso è in realtà la conseguenza naturale di un sistema, dove poche grandi corporation riescono a controllare e trarre il massimo profitto da ogni anello della catena alimentare mondiale. Come potremmo chiamarlo… L’incubo di Smith?

Risorse didattiche

  • www.faostat.fao.org (sito della divisione statistica della FAO dove è possibile accedere, tra gli altri, ai dati sul commercio internazionale di materie prime e alimenti, Paese per Paese)

Leggi anche

Le professioni del turismo #4 - Il consulente ambientale
Geofacile #16 - L'Italia e il suo patrimonio culturale
Piccola guida al PNRR - Missione 3: infrastrutture per una mobilità sostenibile
Raise your Voice, DEAR! Educare alla cittadinanza globale
A qualcuno piace giusto: i vincitori del concorso
Concorso: uno spot per il cibo giusto