Piccola guida al PNRR - L'Italia e la transizione: quale futuro?

Piccola guida al PNRR - L'Italia e la transizione: quale futuro?

«Combinare immaginazione, capacità progettuale e concretezza, per consegnare alle prossime generazioni un Paese più moderno, all’interno di un’Europa più forte e solidale»: con queste parole Mario Draghi, presidente del Consiglio, ha presentato il PNRR, il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. Se ne parla ormai ovunque, ma in che cosa consiste in realtà questo Piano? Da dove nasce e come è articolato? Quali misure prevede e in che tempi deve essere realizzato? Lo scopriremo insieme in una serie di articoli che ne illustreranno nel dettaglio i principali obiettivi. Iniziamo con una panoramica generale.

Il PNNR e l’Unione Europea

Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) è stato predisposto per poter accedere alle risorse stanziate dall’Unione Europea con il programma Next Generation EU (NGEU). Questo programma, adottato nel 2020, ha lo scopo di finanziare nei Paesi membri politiche capaci di avere un impatto duraturo sull’economia e sulla società (resilienza), in tutti i suoi aspetti, compresa la sostenibilità (transizione ecologica), la competitività del sistema produttivo (transizione digitale) e l’occupazione.

Il programma NGEU distribuirà, in complesso, circa 750 miliardi di euro (che diventeranno 800 in virtù della rivalutazione sulla base del tasso di inflazione convenzionale) suddivisi fra diversi interventi, i più rilevanti dei quali sono:

  • il Dispositivo per la ripresa e resilienza (Recovery and Resilience Facility, RRF), che dispone di quasi 672,5 miliardi di euro;
  • il Pacchetto di assistenza alla ripresa per la coesione e i territori d’Europa (Recovery Assistance for Cohesion and the Territories of Europe, REACT-EU), con quasi 48 miliardi.
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Next Generation EU: dispositivi e risorse disponibili, in miliardi di euro (Fonte: Commissione Europea)

Come sono suddivise le risorse del RRF

Il Dispositivo per la ripresa e resilienza (RRF) è dunque il principale strumento di intervento: le sue risorse comprendono sovvenzioni a fondo perduto (in totale 312,5 miliardi) e prestiti a tassi agevolati da restituire entro il 2058. Saranno reperite dall’UE attraverso l’emissione di propri titoli obbligazionari venduti sui mercati finanziari, una decisione storica perché molti Paesi sono sempre stati contrari alla costituzione di un “debito pubblico comunitario”, cioè condiviso fra tutti i membri dell’Unione.

La ripartizione dei fondi del RRF vede come principali destinatarie Italia (uno dei Paesi più duramente colpiti dalla pandemia), Spagna e Francia. Per determinare l’ammontare delle sovvenzioni assegnate a ogni Paese, sono stati utilizzati diversi parametri, tra cui il numero di abitanti, il PIL pro capite e il tasso di disoccupazione.

Per quanto riguarda invece i prestiti, ogni Paese può scegliere se e in che misura richiederli: per esempio, all’inizio del 2022 solo pochi ne hanno fatto domanda e solo Italia e Romania per un ammontare superiore al 50% delle risorse complessive di loro competenza.

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Next Generation EU: ripartizione delle risorse NGEU assegnate agli stati europei (prestiti e sovvenzioni). L’Italia è al primo posto. (Fonte www.openpolis.it)

Le risorse complessive destinate all’Italia

Le risorse che l’UE destina al nostro Paese per gli anni 2021-2026 ammontano complessivamente a 204,5 miliardi di euro:

  • 191,5 miliardi nell’ambito del RRF (68,9 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto e 122,6 di prestiti), disponibili nel periodo 2021-2026;
  • 13 miliardi con il REACT-EU, da spendere negli anni 2021-2023.

Il governo italiano ha inoltre istituito un Piano nazionale per gli investimenti complementari, per integrare con risorse nazionali (30,6 miliardi di euro) quelle dell’UE. In questo modo la spesa totale per gli interventi previsti dal PNRR e da realizzare da qui al 2026 ammonterà a 235,1 miliardi di euro.

Il ruolo del PNRR

L’erogazione di sovvenzioni e prestiti del RRF è subordinata alla presentazione, da parte di ogni Paese, di un piano che indica gli obiettivi qualitativi e quantitativi che si vogliono raggiungere, gli strumenti per realizzarli, le risorse necessarie e i tempi di attuazione, piano che dev’essere approvato dall’UE: nel caso dell’Italia, si tratta proprio del PNRR che comprende un totale di 527 obiettivi (314 qualitativi e 213 quantitativi).

Gli obiettivi qualitativi (milestones) riguardano in genere l’approvazione di norme o altri atti amministrativi; quelli quantitativi (targets) invece si riferiscono a elementi “misurabili”, come il tasso di disoccupazione, la realizzazione di infrastrutture ecc.

L’erogazione dei fondi UE avverrà in rate semestrali, se dimostriamo di aver raggiunto gli obiettivi promessi: per esempio, nel 2022 l’Italia deve rispettare 83 obiettivi qualitativi tra cui, importantissime, le riforme che riguarderanno il mondo della scuola (dalle modalità di reclutamento degli insegnanti all’adeguamento dei programmi degli Istituti Tecnici e Professionali) e 17 quantitativi.

Le sei missioni del PNRR

Il PNRR si articola in sei missioni tematiche, ciascuna suddivisa in varie componenti (aree di intervento specifiche) e dotata di propri finanziamenti: si possono scoprire su “Italia Domani”, il portale ufficiale istituito dal governo.

Di seguito presentiamo l’elenco delle missioni (che verranno approfondite nei prossimi articoli) e della relativa quota sul totale degli investimenti:

  1. digitalizzazione della pubblica amministrazione e del sistema produttivo, cultura e turismo (21%);
  2. rivoluzione verde e transizione ecologica (30%); nel regolamento del RRF è previsto che qualsiasi misura o intervento deve rispettare il principio del “non arrecare un danno significativo” all’ambiente;
  3. infrastrutture per una mobilità sostenibile (13%);
  4. istruzione e ricerca (14%);
  5. inclusione e coesione (13%);
  6. salute (9%).

La ripartizione degli investimenti non è uguale per tutti i Paesi: la Germania, per esempio, ha destinato il 90% degli investimenti alla rivoluzione verde e alla digitalizzazione.

Chi dirige il PNRR?

L’attuazione del PNRR sarà indirizzata e controllata dal Ministero dell’economia e delle finanze e da un’apposita Cabina di regia istituita presso la presidenza del Consiglio dei ministri.

La gestione dei 191,5 miliardi di euro messi a disposizione dal RRF e la realizzazione dei singoli interventi spetteranno invece ai singoli ministeri e agli enti locali territoriali (regioni, province, città metropolitane, comuni). Nel caso questi soggetti non riescano ad effettuare gli interventi nei tempi stabiliti, è previsto che il governo possa indicare poteri sostitutivi (per esempio, sostituire un’amministrazione comunale con un commissario) o emanare norme apposite per superare gli ostacoli.

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Le risorse del RRF verranno gestite in primo luogo dai ministeri che compongono il governo (Fonte MEF, Ministero dell’economia e delle finanze).

Nota alla tabella: Il Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica (DIPE) è una struttura della presidenza del Consiglio dei ministri che svolge funzioni di supporto in diverse materie (tra cui infrastrutture e trasporti, attività produttive ed energia, ricerca e innovazione tecnologica, sanità, sviluppo sostenibile).

Le riforme richieste dall’attuazione del PNRR

Per ogni “missione” sono indicate anche le riforme necessarie per rendere più efficienti le procedure, i regolamenti e il funzionamento del Paese nel suo complesso. In totale le riforme individuate (e da completare in gran parte nel primo biennio) sono oltre 60; le più significative riguardano la pubblica amministrazione (per eliminare i vincoli burocratici, rendere più efficace ed efficiente l’azione amministrativa e ridurre tempi e costi per cittadini e imprese) e la giustizia (per rendere più efficienti i tribunali e più veloci i processi).

Le riforme e gli investimenti dovrebbero supportarsi a vicenda: per esempio, per quanto riguarda l’efficienza energetica, le riforme potrebbero riguardare la revisione delle regole di ristrutturazione degli edifici e la regolamentazione degli appalti, mentre gli investimenti potrebbero riguardare la ristrutturazione di edifici pubblici (inclusa l’edilizia popolare) o consistere in incentivi fiscali per la ristrutturazione di edifici residenziali privati (come i cosiddetti ecobonus).

Fare Geo

  • Le sei “missioni” del PNRR sono state individuate coerentemente ai sei “pilastri” del Next Generation EU. Quali scopi ha e come è articolato questo programma europeo di aiuti? Consulta il sito della NGEU e realizza una breve presentazione multimediale.
  • Come hai letto nell’articolo, l’Italia suddividerà i fondi ricevuti dall’UE in quote diverse per le sei missioni. Nel testo sono riportati i dati in percentuale relativi a ogni missione: calcola a quanti miliardi di euro corrispondono e completa, inserendo i dati italiani, il grafico qui sotto, che mostra come sono ripartiti per ogni Paese i fondi NGEU nelle tre principali macroaree: Transizione ecologica, Transizione digitale e Altro (che comprende tutte le missioni rimanenti).
PNRR-paesi-ripartizione-macroaree
Fonte: www.openpolis.it
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