Paesaggi italiani: Pantelleria, l’isola figlia del vento

Paesaggi italiani: Pantelleria, l’isola figlia del vento

“Un cono nero che sorge dal mare”, così descrisse Pantelleria il poeta francese Alphonse de Lamartine. Tra l’Europa e l’Africa, a 110 chilometri dalla Sicilia e a 65 dalla Tunisia, la cui costa è spesso visibile a occhio nudo, l’isola è sempre stata un luogo di commerci e un crocevia di culture mediterranee. Scopriamo il paesaggio estremo di questo frammento di roccia immerso nel Mediterraneo, segnato dalle tracce secolari delle attività umane.

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Pantelleria

  • Regione: Sicilia
  • Provincia: Trapani
  • Aree geografiche: Canale di Sicilia, tra l’Europa e l’Africa

La parola Pantelleria deriva dall’arabo Bent-el-Rhia, che significa “figlia del vento”.

La perla nera del Mediterraneo

Per l’origine vulcanica del suo territorio, Pantelleria è chiamata la “perla nera del Mediterraneo”: infatti l’isola è la parte emersa di un antico complesso vulcanico che si eleva per circa 2000 metri dalla pianura abissale del Canale di Sicilia e per i due terzi rimane sotto il livello del mare, fino a una profondità di circa 1200 metri.

A Pantelleria esplodono i forti contrasti cromatici del paesaggio isolano mediterraneo; l’isola è aspra e ammaliante, colorata dal giallo delle ginestre, dal rosa delle bouganville e dal verde dei vigneti che si alterna al nero antracite della lava, immerso nel blu intenso del mare.

L’archeologo Sabatino Moscati la descrive così:

Più ci si allontana dal paese, più l’ambiente si fa selvaggio. Incomincia la macchia, rotta a tratti dai grandi blocchi della pietra nera, che precipita in mare. Sono banchi di lava, cristallizzati attraverso i millenni a seguito di ripetute eruzioni vulcaniche; e i vari strati ne conservano ancora la traccia, venandosi ora di grigio, ora di ocra e di rosso.

Un paesaggio modellato dagli agricoltori

L’ordinato paesaggio disegnato dai terrazzamenti e dai tipici muretti di pietra a secco è frutto del secolare lavoro degli esseri umani vissuti in simbiosi con la natura praticando “un’agricoltura eroica”, combattendo contro il vento e la siccità.

La natura estrema dell’isola, nei millenni, ha infatti costretto a trovare soluzioni, a contendere, pietra dopo pietra, la terra alla lava, a opporre intelligenza alla ferocia dello scirocco e del maestrale.

Un’“agricoltura eroica”

Generazioni di agricoltori hanno creato con i terrazzamenti, gli spietramenti e i riporti di terra un suolo fertile, idoneo a ospitare le colture, lottando con la ventosità e l’aridità del clima e con suoli rocciosi e molto sottili, in un contesto morfologico estremamente accidentato, ricco di colline e montagne che coprono pressoché l’intera superficie dell’isola.

Nel corso dei secoli sono stati costruiti oltre 40 chilometri di muretti a secco in pietra lavica (Patrimonio dell’umanità UNESCO), che danno un contenimento al terreno fertile e contribuiscono a prevenire l’erosione del suolo, tutelando il paesaggio e la biodiversità.

“È talmente sassosa e alpestre che per ridursi a coltura vi hanno, si può dire, sudato sangue quei poveri abitatori” ha commentato uno studioso.

La diffusione dell’ordinato paesaggio costruito nel corso dei secoli e il contrasto con le caotiche superfici naturali mostrano da quanto tempo la simbiosi tra uomo e natura sia attiva. Nel paesaggio rurale storico di Pantelleria la pietra lavica raccorda in modo omogeneo l’architettura, le sistemazioni agrarie e la terra in un insieme di grande fascino paesaggistico.

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Muretti a secco nei terrazzamenti panteschi.

La tecnica agricola “ad alberello”

La coltivazione della vite viene praticata con la tecnica agricola detta “ad alberello”, che consiste nel creare delle buche profonde 20 centimetri nel terreno, in modo tale che il vigneto crescendo possa trovare riparo dai venti di scirocco e di greco levante, che sull’isola soffiano incessantemente, e carpire al massimo la presenza di acqua dal sottosuolo.

Nel 2014 l’UNESCO ha dichiarato patrimonio dell’umanità questa pratica agricola, più prossima al giardinaggio che all’agricoltura. È la prima volta al mondo che questo riconoscimento viene dato a una tecnica di coltivazione, riconoscendone il valore storico-culturale oltre che identitario. Dalle viti coltivate con questa tecnica, in vigne tra le più antiche al mondo, nasce lo zibibbo, vino pregiatissimo e famoso nel mondo.

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La coltivazione dello zibibbo. La parola “zibibbo” deriva da una parola araba che significa “uvetta” o “uva passa”: infatti con le uve zibibbo si produce anche il celebre Passito di Pantelleria, un vino dolce prodotto con uve passite.

Una peculiarità dell’isola: i giardini panteschi.

Il giardino pantesco, le cui origini risalgono al 3.000 a.C., è un elemento classico del paesaggio dell’isola di Pantelleria.

Pensato sia per proteggere le piante dai forti venti che spirano in ogni stagione, sia per far fronte alla scarsità d’acqua che a volte può portare a 300 giorni ininterrotti di siccità, consiste in un semplice recinto di pietra lavica a secco a pianta circolare. Priva di copertura, questa struttura ha un diametro di 11 metri e un’altezza che in alcuni punti raggiunge i 4 metri, con un’unica stretta apertura per accedervi e piccole aperture secondarie per consentire il passaggio di acqua piovana.

All’interno, una pianta occupa tutto lo spazio e può dare frutti ricchi di succo zuccherino in una terra eccezionalmente dura e arida, grazie alla creazione di un microclima e a un antico e ingegnoso sistema agronomico autosufficiente tramandato fino a noi.

In inverno l’albero al suo interno fruttifica, protetto dalla sua imponente struttura in pietra lavica che oltre a offrire riparo dai venti freddi trattiene il calore dei raggi solari e lo cede lentamente alla pianta durante la notte.

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L’interno di un giardino pantesco.

Fare Geo

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  • Pantelleria è un importante punto di transito tra l’Africa e l’Europa per molti volatili: fai una breve ricerca sull’argomento.
  • Cerca in rete informazioni sui prodotti alimentari tipici delle Pantelleria: lo zibibbo e i capperi. Per quali preparazioni alimentari vengono utilizzati? Individua e trascrivi alcune ricette. 

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