Piccola guida al PNRR - Missione 4: sistema scolastico e ricerca scientifica

Piccola guida al PNRR - Missione 4: sistema scolastico e ricerca scientifica

La serie di articoli sul PNRR (Piano nazionale di Ripresa e Resilienza), che illustrano le aree di investimento e le potenzialità innovative del programma, prosegue con la presentazione della Missione 4. Il suo obiettivo è migliorare e potenziare i settori dell’istruzione e della ricerca scientifica e tecnologica. Si tratta di due “pilastri” della vita contemporanea, imprescindibili per assicurare lo sviluppo economico in un quadro di equità e inclusione sociale.

Missione 4: l’attenzione al futuro dei giovani

I giovani e le loro famiglie sono i principali destinatari delle riforme e degli investimenti previsti dalla Missione 4, perché i suoi obiettivi, come si legge nella presentazione del PNRR, «sono rivolti innanzitutto a dare ai giovani gli strumenti necessari per una partecipazione attiva alla vita sociale, culturale ed economica del Paese, fornendo al contempo quel bagaglio di competenze e abilità indispensabili per affrontare i processi di trasformazione del nostro vivere indotti dalla digitalizzazione e dalla transizione ecologica».

La Missione 4, quindi, è dedicata a un tema importantissimo: come migliorare i percorsi scolastici e universitari, garantendo il diritto allo studio e all’acquisizione di competenze avanzate, in un contesto sempre più dominato dalla ricerca scientifica e tecnologica.

La Missione 4 dispone di fondi per quasi 31 miliardi e si articola in due componenti:

  • la prima riguarda il potenziamento dell’offerta di servizi di istruzione: dagli asili nido alle Università;
  • la seconda invece riguarda la ricerca e le connessioni con le imprese produttive.
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Gli investimenti per la Missione 4 tratti dal “Dispositivo per la ripresa e la resilienza”

Gli obiettivi della prima componente: l’istruzione

Quali sono i principali obiettivi della prima componente? In sintesi si possono riassumere così:

  1. rivedere l’organizzazione del sistema scolastico per colmarne le carenze quantitative e qualitative lungo tutto il ciclo formativo;
  2. favorire l’accesso all’università e rendere più rapido il passaggio al mondo del lavoro;
  3. ampliare le competenze scientifiche, tecnologiche, linguistiche degli studenti e quelle digitali dei docenti e del personale scolastico;
  4. riformare i processi di formazione e reclutamento degli insegnanti, uno snodo tanto cruciale quanto controverso rispetto alle soluzioni prospettate;
  5. riformare i dottorati di ricerca, dei quali si prevede un significativo aumento.

L’innalzamento dei livelli di istruzione nella popolazione è un elemento fondamentale per stimolare la competitività del sistema economico e ampliare le opportunità e gli strumenti conoscitivi dei cittadini. In Italia, secondo l’ISTAT, «i livelli di istruzione sono significativamente più bassi tra gli uomini, tra gli stranieri e tra i residenti nelle regioni meridionali».

L’obiettivo dell’Unione Europea è che almeno il 40% dei giovani di 30-34 anni sia laureato: attualmente l’Italia è solo al 28%, al penultimo posto (se poi consideriamo i 25-64enni si scende al 19% contro una media UE del 32%).

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Gli obiettivi della prima componente (istruzione) nel dettaglio.

I principali investimenti per la scuola

Il miglioramento quantitativo e qualitativo del sistema scolastico riguarda quasi 8,5 milioni di studenti (dato riferito all’anno scolastico 2019-20), dei quali più del 10% è di cittadinanza straniera. A questo scopo sono destinati quasi 11 miliardi.

Gli interventi partono proprio dal grado più basso, dagli asili nido, per i quali si prevede un sostanzioso aumento dei posti disponibili, e dalla graduale estensione del tempo pieno e del servizio mensa, anche con la ristrutturazione di circa 1.000 edifici entro il 2026. Si cerca così di ampliare l’offerta formativa delle scuole, rendendole sempre più aperte al territorio e rispettose delle necessità delle famiglie, e di garantire alle donne (in particolare le madri) migliori possibilità di accedere al mercato del lavoro.

Un altro obiettivo importante è quello di ridurre le differenze tra i territori in termini di opportunità formative: per esempio, nel Sud e nelle Isole è più alta l’incidenza di abbandoni scolastici precoci.

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Abbandoni scolastici precoci per cittadinanza, ripartizione geografica e grado di urbanizzazione anno 2018 (incidenza %).
Fonte: ISTAT, Rapporto sul territorio 2020

Fra gli interventi c’è il potenziamento delle palestre e di altre strutture sportive scolastiche, a cominciare dalle scuole primarie: nelle regioni del Sud circa il 38% delle scuole non dispone ancora di strutture di questo genere. Si prevede di costruire o adeguare circa 400 edifici con caratteristiche “ecocompatibili” e di elevata efficienza energetica.

Rendere più facile l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro è infine l’obiettivo della riforma degli oltre 4.300 Istituti Tecnici e Professionali per orientare questo tipo di istruzione verso l’innovazione, in particolare quella digitale, e allineare i curricula «alla domanda di competenze che proviene dal tessuto produttivo».

L’università

Per quanto riguarda l’università, gli obiettivi principali sono due: aumentare il numero dei laureati e quello dei dottori di ricerca.

Per facilitare e incoraggiare il passaggio dalla scuola secondaria superiore all’università e limitare gli abbandoni universitari negli anni successivi, si prevede l’istituzione di corsi brevi, a partire dal terzo anno della scuola superiore. In questo modo si cerca di facilitare gli studenti nella comprensione dell’offerta dei percorsi didattici universitari e di colmare i gap presenti nelle competenze di base richieste.

I corsi di laurea, in particolare quelli triennali, verranno riformati per farli diventare più “aperti” a materie fondamentali per comprendere e affrontare le nuove sfide poste dalla modernità, come la trasformazione digitale e la transizione ecologica.

Aspetti più pratici sono l’aumento del numero di borse per il diritto allo studio a favore degli studenti meritevoli e bisognosi e l’investimento in nuovi alloggi per chi studia lontano da casa.

I dottorati di ricerca

Per i dottorati di ricerca va fatta una considerazione preliminare: il loro numero è in costante riduzione ed è tra i più bassi nella UE. Secondo Eurostat, nella fascia di età 25-34 anni in Italia solo 1 persona su 1.000 completa ogni anno un corso di dottorato, mentre in Germania sono più del doppio. Inoltre, quasi un quinto dei nostri “dottori di ricerca” si trasferisce all’estero (la cosiddetta “fuga dei cervelli” o brain drain), perché qui da noi ci sono poche possibilità di far fruttare in modo adeguato e soddisfacente le competenze raggiunte.

Il PNRR quindi si pone come obiettivo sia di aumentare il numero dei dottorati di ricerca (+ 3.600 unità, con 1200 nuove borse di studio all’anno per tre anni) sia di incrementare significativamente l’utilizzo delle loro competenze nella pubblica amministrazione, in particolare per quanto riguarda l’innovazione. Un obiettivo trasversale è infatti quello di accrescere la quota di personale con alte specializzazioni nelle cosiddette “materie STEM” (Science, Technology, Engineering and Mathematics). Per questo, sono previsti anche 3.000 nuovi “dottorati innovativi”.

Gli obiettivi della seconda componente: la ricerca

Nelle attività di ricerca di base e applicata (R&S) condotte da università, altri enti pubblici e imprese private italiane lavorano circa 544.000 persone, di cui circa il 45% sono ricercatori.

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Circa il 65% degli investimenti è compiuto da imprese private, ma in complesso si tratta di cifre ancora troppo basse: nel 2019 con un totale di circa 26,3 miliardi di euro abbiamo raggiunto il modesto livello dell’1,46% del PIL, mentre diversi Paesi dell’UE sono già oltre l’obiettivo comunitario del 3%. Inoltre nel 2020 la spesa è leggermente diminuita (25,4 miliardi), ma con una maggiore incidenza sul PIL (1,53%), a sua volta fortemente calato a causa della pandemia.

L’obiettivo principale è quello di aumentare gli investimenti per il “sistema nazionale della ricerca”, avvicinandoli alle medie dell’UE; inoltre, sempre in tema di divari territoriali, si dovrà promuovere la creazione di centri di eccellenza nelle regioni meridionali.

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Spesa per R&S nei paesi Ue (anno 2019) in percentuale del PIL. Fonte: Eurostat, 2021

I principali investimenti per la ricerca

Fino al 2026 verranno finanziati più di 5.000 progetti; tra questi vi saranno i Progetti di ricerca di rilevante interesse nazionale (PRIN) che verranno svolti in collaborazione tra università ed enti di ricerca pubblici come il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR).

È prevista poi anche la creazione o il finanziamento di diverse tipologie di strutture dedicate alle attività di R&S, ma tutte basate sulla collaborazione tra università, centri di ricerca e imprese e, in certi casi, enti locali. Per esempio, i cinque Centri di ricerca nazionale, organizzati in fondazioni o consorzi e concentrati su tematiche innovative come le tecnologie per la transizione digitale, la mobilità sostenibile, il patrimonio culturale e la biodiversità.

Altri finanziamenti saranno destinati ai partenariati estesi (consorzi impegnati in attività di ricerca altamente qualificate), agli “ecosistemi dell’innovazione” (fino a 12), legati a specifici territori, a una trentina di Infrastrutture di ricerca e Infrastrutture tecnologiche di innovazione (laboratori o complessi di strumenti per la ricerca; collezioni, banche dati, archivi o informazioni scientifiche strutturate; infrastrutture basate sulle tecnologie abilitanti dell’informazione e della comunicazione).

Un altro obiettivo importante è offrire nuove opportunità dedicate ai giovani ricercatori: in questo caso verrà finanziato fino a un massimo di 2.100 progetti. Sempre rivolto ai giovani è poi il finanziamento di dottorati innovativi che rispondono ai fabbisogni di innovazione delle imprese e promuovono l’assunzione dei ricercatori nelle stesse.

Fare Geo

  • Abbandono scolastico
    Il PNRR, nella sua quarta missione, prevede di effettuare importanti investimenti per arginare la dispersione e l’abbandono scolastico. Analizzando il grafico presentato in questo articolo, si possono raccogliere dati interessanti sui fattori che influenzano il fenomeno dell’abbandono: cittadinanza, ripartizione geografica e grado di urbanizzazione.
    Nella tua esperienza di studente, hai conosciuto qualche caso di abbandono scolastico precoce? In quale delle categorie del grafico rientrano? Nella tua città, l’amministrazione locale, la scuola o gli enti di volontariato mettono in atto dei programmi di prevenzione dell’abbandono? Ne conosci qualcuno?
  • La ricerca scientifica e tecnologica
    Ogni anno in Italia una parte di chi ha conseguito un dottorato di ricerca si trasferisce all’estero per trovare opportunità di studio e impiego. Per arginare questa cosiddetta “fuga dei cervelli”, la Missione 4 del PNRR si impegna a realizzare investimenti per l’innovazione e per rinsaldare le connessioni tra università e imprese.
    Conosci qualcuno (amico, parente, conoscente…) che, dopo la specializzazione, ha preferito lasciare l’Italia ed è stato assunto all’estero? Che motivazioni lo hanno spinto? A quale condizioni sarebbe disposto a rientrare per lavorare in patria? Se non hai esperienze di questo genere, cerca in rete qualche esempio di “cervello in fuga” e ricostruisci la sua storia.
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