Il risveglio del Calbuco, uno dei più pericolosi vulcani cileni

Il risveglio del Calbuco, uno dei più pericolosi vulcani cileni

Questa primavera il vulcano Calbuco, il cui nome nella lingua Mapuche significa Acqua Azzurra, ha ripreso la sua attività con una spettacolare eruzione che ha sollevato un pennacchio di polveri alto alcuni chilometri (ANSA, Focus).
Il Calbuco è il terzo vulcano più pericoloso del Cile e, quando il 23 aprile è iniziata la nuova eruzione, gli abitanti delle località vicine sono stati costretti ad abbandonare in tutta fretta le loro abitazioni. Circa quattromila le persone evacuate.
reu_gf10000069347.1500x1000Sebbene non sia molto alto (2.000 m, contro i 6.893 m dell’Ojos del Salado, che si alza più a nord al confine con l’Argentina ed è inattivo da oltre 2.500 anni), il Calbuco è pericoloso soprattutto per il tipo di eruzioni, esplosive e molto simili a quelle del Vesuvio (eruzioni pliniane). Quando inizia l’attività, il magma misto a gas risale nel condotto, il tappo che chiude il cratere viene frantumato e il vulcano scaglia nel cielo un getto di polveri e gas formando una immensa colonna. Quando la violenza dell’esplosione si placa,  la colonna collassa e ceneri e gas ricadono al suolo e scendono con estrema rapidità lungo i fianchi del cono bruciando ogni cosa e coprendo il suolo di uno spesso strato di detriti.
Calbuco_Osorno_street_viewLa più colpita è stata la cittadina di Ensenada, situata tra il Calbuco e il vicino vulcano Osorno (nell’immagine a sinistra, tratta da Street View, il Calbuco con alle spalle l’Osorno).
EnseladaLe immagini con il terreno coperto da uno spesso strato di cenere da cui sporgono case, alberi, auto…, riprese nelle vie di Ensenada dopo l’eruzione, ci mostrano, anche se in tono minore, che cosa accadde a Pompei quando fu sommersa dalla cenere del Vesuvio.
Impressionante anche il video con la colonna infuocata che si alza dal cratere formando un vortice di nubi rosseggianti (Youtube).
La ripresa dell’attività vulcanica è stata preannunciata con tre ore di anticipo da una serie di scosse dovute al movimento del gas che si faceva strada nel condotto. In tutto si sono verificate tre eruzioni, l’ultima il primo maggio. L‘emissione di gas, ceneri e detriti ha costretto alla chiusura gli aeroporti delle città vicine e danneggiato le colture.
Fortunatamente l’eruzione di aprile non è stata della stessa intensità di quella del Vesuvio del 79 d.C, ma il vulcano è stato frequentemente attivo nei secoli scorsi. Due le principali eruzioni registrate. Nel 1893, una delle più violente mai avvenute in Cile, quando il Calbuco scagliò detriti fino a 8 km di distanza mentre i lahar (sono dette così le colate di fango e altro materiale piroclastico) scendevano rapidamente a valle, poi quella del 1961, quando emise due colonne di gas e ceneri che si alzarono a 15 km di altezza.

Vulcani attivi, quiescenti, inattivi ed estinti
I vulcani, in relazione alla frequenza della loro attività, sono suddivisi in attivi, quiescenti ed estinti.
Sono considerati attivi i vulcani che hanno eruttato in tempo storici, cioè negli ultimi 4.000 anni, e che continuano a dar segno della loro attività, mentre quelli attualmente in riposo vengono detti quiescenti (o inattivi). Sono considerati quiescenti anche i vulcani che hanno eruttato oltre 4.000 anni fa, ma durante l’Olocene (il periodo geologico che inizia dopo la fine dell’ultima glaciazione, avvenuta circa 10mila anni fa).
Estinti sono invece i vulcani la cui ultima eruzione risale ad epoche più remote e che non sono più collegati a un bacino sotterraneo di magma.
Ma in realtà non è così semplice distinguere tra vulcani attivi, inattivi ed estinti. I “tempi della Terra”, infatti,  non sono confrontabili con i “tempi dell’uomo”: diecimila anni per noi sono un periodo lunghissimo, ma per la Terra non sono che un battito di ciglia. E, se alcuni vulcani presentano eruzioni quasi continue (i più attivi sono il Kilauea hawaiano, l’Etna e lo Stromboli in Italia e il Monte Yasur a Vanuatu nell’Oceania), altri hanno bisogno di tempi molto lunghi per ricaricarsi. Nel 2008 il vulcano Chaitén, un cono considerato estinto sulle Ande della Patagonia cilena poco a sud del Calbuco, ha eruttato dopo circa diecimila anni di inattività, mentre per i super vulcani si parla di tempi “geologici” perché la camera magmatica si riempia nuovamente e si verifiche una nuova eruzione. Il Toba (un supervulcano sull’isola di Sumatra) esplode ogni 380mila anni e lo Yellowstone (USA) ogni 700mila.

vulcani_pericolosiI vulcani più pericolosi
I vulcani più pericolosi non sono sempre quelli che esplodono più violentemente. La pericolosità riguarda l’uomo e dipende soprattutto dal numero di abitanti che vive nella zona adiacente al vulcano. Sono stati individuati 17 vulcani che sorgono in prossimità di grandi centri abitati: Vesuvio ed Etna sono nella lista.
La zona del Golfo di Napoli è particolarmente a rischio per la presenza, oltre al Vesuvio, dei Campi Flegrei sotto cui si nasconde un supervulcano (post “Vulcani da record”).

Fare Geo
In Italia la Protezione Civile ha preparato un piano di emergenza per l’area vesuviana.
• Accedi al sito e individua le caratteristiche della zona più a rischio (zona rossa) e della zona gialla dove il rischio è meno grave. In che cosa differiscono le due zone? Quale ritieni sia il motivo per cui la zona gialla si estende maggiormente a est del vulcano?
Vesuvio_map• Qui sopra sono riportate le mappe del Vesuvio, a sinistra la mappa satellitare tratta da Maps, a destra la mappa della Protezione Civile con la zona rossa e quella gialla (le due carte sono riportate con la medesima scala). Confrontale: vi sono zone fittamente abitate inserite nella zona rossa? Se sì, di quali comuni si tratta? Napoli è a rischio in caso di eruzione del Vesuvio?
• Che cosa viene fatto nelle scuole della zona per la prevenzione del rischio vulcanico?
• Prepara una breve relazione su quanto hai scoperto.

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