Scoperto ossigeno nella chioma della cometa di Rosetta

Scoperto ossigeno nella chioma della cometa di Rosetta

Le analisi spettrografiche dei gas che formano la chioma della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, raggiunta dalla sonda Rosetta dell’Agenzia spaziale europea (ESA), han171513818-8017dd7a-811f-44c1-b458-c285c03da95dno rivelato la presenza di ossigeno molecolare (O2), lo stesso gas che permette a noi, a tutti gli animali e alle piante di respirare qui sulla Terra.
La scoperta inaspettata si deve a un team internazionale che ha utilizzato i dati delle osservazioni fatte tra settembre 2014 e marzo 2015 dallo spettrometro di massa
ROSINA-DFms a
bordo della sonda Rosetta (NatureLe Scienze). Prima non era mai stato trovato ossigeno molecolare nella chioma e nella coda delle comete, ma soltanto sulle lune ghiacciate di Giove e Saturno e in due nubi interstellari.
L’ossigeno molecolare è un gas che reagisce rapidamente con altre sostanze chimiche ossidandole: sulle comete era stato trovato come componente dell’acqua (H2O), del monossido di carbonio (CO) e dell’anidride carbonica (CO2).
Questo gas, che costituisce circa un quinto della nostra atmosfera permettendo lo sviluppo della vita, in origine non era presente. E’ stato liberato dai primi organismi in grado ci compiere la fotosintesi, comparsi nelle acque terrestri quasi due miliardi di anni fa. La sua abbondanza è da tempo ritenuta un buon indicatore della presenza di vita. Ma, a differenza di quello terrestre, l’ossigeno molecolare della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko non è di origine organica, quindi l’ossigeno molecolare non può più essere utilizzato come indicatore di vita.
La percentuale di ossigeno rilevata sulla cometa è pari al 3,80%, superiore a quella generalmente presente nelle nubi interstellari e non compatibile con gli attuali  modelli di formazione dei sistemi planetari. Perciò, secondo i ricercatori, il nostro Sistema Solare deve essere nato da una nube ricca di ossigeno e con una temperatura piuttosto elevata (circa 20-30 gradi kelvin, il doppio o il triplo dei 10 kelvin registrati mediamente nelle nebulose).

dati_cometa_67P-261x300La cometa, inoltre, deve essersi formata nelle regioni esterne più fredde della nebulosa primordiale, oltre la “frost line” (“linea della neve“, nel Sistema Solare situata nella zona degli asteroidi tra Marte e Giove), dove i vari composti, come anidride carbonica, metano e ammoniaca, si trovano allo stato solido per la bassa temperatura (meno di 150 kelvin).
Nella fase iniziale la cometa ha incorporato l’ossigeno molecolare che è poi rimasto intrappolato nei granelli di ghiaccio e roccia del suo nucleo.
L’orbita di 67P/Churyumov-Gerasimenko ha subito alcune variazioni in seguito agli incontri ravvicinati con i giganti gassosi: nel 1840 il suo perielio (il punto di massima vicinanza al Sole) era pari a 4 UA (quattro volte la distanza Terra Sole), troppo lontano dal Sole perché il calore della sua luce creasse la tradizionale “coda”. Ma dopo due passaggi in prossimità di Giove, si è ridotto a 1,243 UA e nel 2014 Rosetta, raggiunta la cometa, potuto osservare da vicino il formarsi della coda e transito al perielio, avvenuto il 13 agosto di quest’anno.
rosettaI dati inviati da Rosetta hanno permesso di scoprire anche la struttura interna della cometa e a che cosa è dovuta la curiosa forma a due lobi di 67P/Churyumov-Gerasimenko (Le Scienze).
La cometa è nata dalla collisione “dolce” (a bassa velocità) di due comete strutturalmente simili. L’impatto è avvenuto ai primordi del sistema solare e i due corpi sono rimasti uno a fianco dell’altro, collegati da un “collo” sottile.
Entrambi i lobi hanno bassa densità (metà di quella dell’acqua) e presentano una struttura a cipolla con strati distinti soffici e porosi. La polvere.si solleva più facilmente dal collo, dove la gravità risulta minore.
Per altre notizie sulla missione della sonda Rosetta puoi consultare i post del post precedenti.

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