L'impatto dei super-ricchi sulla crisi climatica

L'impatto dei super-ricchi sulla crisi climatica

La crisi climatica non colpisce tutti allo stesso modo e, soprattutto, non è causata da tutti nella stessa misura. Oxfam, la confederazione internazionale di organizzazioni non profit che lotta contro la povertà e l’ingiustizia globale, ha pubblicato nell’ottobre 2025 il rapporto “Climate Plunder”, che evidenzia come una ristretta élite globale stia accelerando il collasso climatico, aggravando le disuguaglianze economiche e sociali.

La carbon inequality

Il documento di Oxfam, che estende la sua analisi fino al 2023, rivela per prima cosa uno squilibrio estremo nelle emissioni pro capite (carbon inequality) basate sui consumi. Una piccolissima élite globale sta consumando le risorse del Pianeta e diffondendo gas serra nell’atmosfera a una velocità spaventosa, mettendo a rischio il futuro delle nuove generazioni.

Dati alla mano, emerge che lo 0,1% più ricco della popolazione mondiale è responsabile, dal 1990 a oggi, del 15% delle emissioni totali.

Per capire meglio la portata di questo squilibrio, basti pensare che un singolo individuo appartenente a questa fascia di reddito consuma oltre 100 volte la quantità di carbonio di una persona che fa parte del 50% più povero dell’umanità. In altre parole, le emissioni in un giorno di una persona dello 0,1% più ricco sono superiori a quelle in un anno intero di una persona nel 50% più povero.

Questa sproporzione è così vasta che, per mantenere vivo l’obiettivo degli Accordi di Parigi sul clima, i super-ricchi dovrebbero tagliare le proprie emissioni del 97% entro il 2030.

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Rapporto tra emissioni e fasce di reddito nel 2023: il 50% più povero della popolazione ha emesso l’8% delle emissioni globali legate ai consumi, mentre il 10% più ricco ha emesso complessivamente il 48%. (Fonte: analisi Oxfam dei dati dello Stockholm Environment Institute.)

Il ruolo delle lobby dell’economia e della finanza

Il problema non riguarda però solo lo stile di vita di una parte della popolazione mondiale, ma coinvolge anche le scelte dei grandi centri di potere economico e finanziario controllati da queste élite.

I super-ricchi finanziano direttamente il settore dei combustibili fossili: gli investimenti di appena 308 miliardari corrispondono alla quantità di emissioni prodotte dalla quindicesima nazione più inquinante del Pianeta (più del Sudafrica).

Le grandi banche internazionali continuano a investire migliaia di miliardi di dollari nel petrolio e nel gas, mentre molte aziende del settore utilizzano il loro peso politico per ostacolare le leggi a favore dell’ambiente attraverso pressioni o cause legali contro gli Stati che provano a introdurre norme più green.

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I Paesi del Sud del mondo, la maggior parte dei quali sono a basso e medio reddito, sono responsabili solo dell’8% della crisi climatica. (Fonte: Oxfam che riprende uno studio di Hickel, 2020)

L’impatto del cambiamento climatico non è uguale per tutti

Dall’analisi di Oxfam emerge chiaramente come le conseguenze della crisi climatica colpiscano in modo sproporzionato chi è meno responsabile delle emissioni.

Per esempio, le emissioni prodotte dalla popolazione più ricca potrebbero causare nei prossimi decenni milioni di morti in seguito a ondate di calore, colpendo duramente soprattutto anziani, donne e comunità che vivono in contesti già svantaggiati e generando sempre più migranti climatici. In particolare, le donne hanno una probabilità di circa 14 volte più alta di restare vittime di disastri naturali rispetto agli uomini.

Oltre al dramma sociale e umano, c’è anche il danno economico: i Paesi a basso e medio reddito subiranno danni per circa 44 trilioni di dollari entro il 2050 a causa di scelte su cui non hanno avuto voce in capitolo.

Come fare giustizia?

Per uscire da questa situazione, il rapporto Oxfam suggerisce una trasformazione radicale che parta dalla giustizia sociale.

  • L’idea è quella di Introdurre tasse progressive sui grandi patrimoni e sui consumi di lusso più inquinanti, come i jet privati o i superyacht, usando quei fondi per finanziare la transizione energetica.
  • Allo stesso tempo, è fondamentale limitare il potere delle grandi compagnie fossili nelle decisioni politiche, vietando per esempio la loro partecipazione ai negoziati sul clima (come le COP).
  • È invece necessario dare finalmente spazio e voce ai Paesi del Sud del mondo e a chi è in prima linea nella difesa del territorio, come i popoli indigeni e la società civile, per costruire un’economia che non metta più il profitto di pochi davanti alla sopravvivenza del pianeta.

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