L’incredibile avventura del quotidiano. Fotografi di classe AIIG 2020

L’incredibile avventura del quotidiano. Fotografi di classe AIIG 2020

L‘edizione 2020 del concorso AIIG “Fotografi di classe“, in collaborazione con De Agostini Scuola e Fondazione Italia Patria della Bellezza, ha come titolo: “ITINERANDO – Incontri, esplorazioni e avventure tra casa e scuola”. Il concorso, che quest’anno ha il patrocinio del WWF Italia, è un invito ai ragazzi a esercitare la loro capacità di ossservazione nel quotidiano tragitto casa-scuola. Per mettere meglio a fuoco questo tema, leggiamo la riflessione di Matteo Puttilli, docente di Geografia all’Università di Firenze.

Da alcuni anni mi capita di proiettare e commentare, durante le lezioni del corso di Geografia che tengo a Scienze della formazione primaria, un film-documentario girato da Pascal Plisson intitolato Vado a scuola, che mostra gli avventurosi e incredibili – in senso letterale – percorsi compiuti ogni giorno da alcuni gruppi di giovani studenti per raggiungere e frequentare la propria scuola. Le vicende sono ambientate in quattro diversi ambienti, in altrettanti Paesi del mondo: le ripide montagne dell’Atlante marocchino, la distesa della steppa patagonica argentina, i grandi spazi della savana keniota, le impervie e fangose strade della costa indiana affacciata sul golfo del Bengala.

È un bel film, intenso ed emozionante, adatto alle diverse età in quanto apre a letture stratificate e intrinsecamente “geografiche”: affascina per la maestosità dei paesaggi; stupisce per il coraggio e la caparbietà dei protagonisti che affrontano e superano imprevisti e difficoltà lungo il cammino; consente di riflettere sulle diversità culturali, sulle disuguaglianze sociali e territoriali e sulla fragilità di un diritto fondamentale e troppo spesso – anche in Italia – dato per scontato, come l’istruzione di base.

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Le quattro storie dei percorsi per raggiungere la scuola raccontate nel film “Vado a scuola” di Pascal Plisson.

Luoghi ed esperienze di vita

Durante la discussione in aula, poi, mi piace introdurre un ulteriore sottotesto presente nel film, vale a dire la centralità dello spazio nella nostra esperienza di vita, ovunque questa si svolga. La routine delle nostre vicende quotidiane spesso ci porta a banalizzare i luoghi di ogni giorno come una quinta teatrale, un contesto in cui – volenti o più spesso nolenti – ci troviamo immersi e che viviamo come una realtà astratta ed esterna, senza accorgerci o renderci pienamente conto della funzione cruciale che svolgono nella nostra formazione, nel determinare la qualità delle nostre vite, nell’orientare le nostre idee e nello sviluppo della nostra conoscenza del mondo. In modo forse un po’ troppo enfatico insisto dicendo che non è necessario aggirare giraffe e schivare elefanti, inerpicarsi su irte vallate e percorrere praterie a cavallo perché il nostro quotidiano possa essere riconosciuto, al contrario, come un’incredibile avventura, che si svolge ogni giorno della nostra vita e per tutto l’arco della nostra esistenza.

A ogni età il suo spazio

Durante l’infanzia, ad esempio, lo spazio quotidiano è continua scoperta, esplorazione e gioco; fonte inesauribile di stimoli e sguardi sulla realtà che ci circonda, primo ambiente di apprendimento e di socializzazione degli affetti, delle relazioni, dell’incontro con gli altri; progressivamente, lo spazio partecipa della nostra acquisizione di autonomia e indipendenza.

Nell’adolescenza può essere conquista e affermazione; appartenenza e rifugio; ribellione e fuga. È, anzi, tutte queste cose insieme, in un intreccio di vissuti ed emozioni “spazializzate” di cui siamo portatori. Amicizie, affetti, identità, desideri, sogni; conflitti, delusioni, timori, timidezze, paure; quanti di questi sentimenti e di questi stati d’animo sono legati a esperienze spaziali? In che modo evocano luoghi in cui abbiamo vissuto, in cui e che abbiamo amato, nei quali ci siamo identificati e in cui siamo stati delusi, che abbiamo rifiutato e poi dimenticato, e in che misura questi luoghi fanno parte di noi, della nostra memoria, dei nostri percorsi e della nostra avventura di vita?

L’avventura nello spazio (quotidiano)

Lo spazio quotidiano partecipa, inoltre, della nostra formazione in quanto ci porta ad avventurarci nel mondo: le strade, le piazze, i parchi, i giardini, gli edifici che abitiamo e tra i quali ci muoviamo costituiscono un osservatorio inesauribile di storie e di dinamiche sociali e territoriali, di cui siamo testimoni più o meno consapevoli e che ci sfidano continuamente. Talvolta sono rassicuranti e ci confortano nelle nostre convinzioni; spesso sono spiazzanti, ci disorientano e ci fanno cambiare idea sulle cose. Che opinione abbiamo del nostro spazio di vita? Che cosa vorremmo cambiare, distruggere, rifare? Che cosa vogliamo salvare, preservare, tutelare, difendere? In che modo possiamo immaginare, a partire dalle scuole che frequentiamo e dai quartieri in cui viviamo, uno spazio condiviso, accogliente, giusto?

La ripetitività di un percorso quotidiano può infine essere, a tutte le età, l’occasione per viaggiare con la mente, per trasferirsi in spazi immaginari e in una realtà “aumentata” dalla fantasia che è solo nostra e che solo noi – ed eventualmente coloro che vogliamo mettere a parte di questo segreto – possiamo conoscere.

La geografia come esplorazione del mondo

Lavorare su queste diverse dimensioni e declinazioni dell’ “avventura del quotidiano”, intesa come il nostro personale percorso di vita nello spazio geografico, non è affatto semplice. Dobbiamo metterci in gioco in prima persona, fornirci di strumenti creativi di osservazione spaziale, cambiare gli occhiali con cui normalmente vediamo un mondo che diamo per acquisito. Per usare le parole dell’artista e illustratrice Keri Smith, dobbiamo assumere la responsabilità di essere “esploratori del mondo”, la cui missione è documentare e osservare la realtà intorno a noi come se non l’avessimo mai vista prima.

Credo fermamente che il risultato ripaghi dello sforzo. Ormai da tempo sono convinto che lo sviluppo delle capacità di riconoscere, condividere e valorizzare il quotidiano come uno “spazio educante” sia tra i più importanti compiti formativi della geografia, sia come materia scolastica e disciplina accademica, sia, e soprattutto, come pratica di vita. Ancora più in generale, penso che la vera forza della geografia risieda nell’invito a riflettere sui propri legami (affettivi, culturali, sociali) con i luoghi, come premessa per costruire una consapevolezza geografica del mondo. È, questo, del resto, il principale obiettivo alla base dell’educazione al territorio, vale a dire la capacità di pensare, raccontare e prendersi cura dello spazio intorno a noi, come lo spazio nel quale le società umane esprimono il proprio progetto di vita.


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Per partecipare al concorso AIIG “Fotografi in classe 2020” è possibile inviare le fotografie e le fotopresentazioni fino al 20 aprile 2020.

Per tutte le informazioni sul concorso (modulistica e approfondimenti) collegati al sito dedicato a “Fotografi di classe”



Altri suggerimenti e suggestioni didattiche
saranno disponibili durante i prossimi mesi sui siti
AIIG, DeA Scuola, Patria della Bellezza e su questo blog.

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Fare Geo

  • Il taccuino dell’esploratore. Chiedete agli studenti di procurarsi un piccolo quaderno e di annotare ogni giorno, come veri geografi sul campo, un particolare significativo osservato lungo il tragitto da casa a scuola (e viceversa). L’esperimento può comprendere annotazioni scritte e piccoli disegni, e può durare una settimana (o anche di più, se opportuno). Al termine di questo periodo potete chiedere ai giovani esploratori di stendere una relazione scritta rielaborando l’esperienza fatta: che scoperte interessanti ho fatto in questi giorni? Quali persone ho incontrato e conosciuto? Ci sono dettagli a cui non avevo mai fatto caso? Ho imparato a osservare il mio quartiere con occhi diversi? Mi piace camminare e osservare?
  • Reporter di strada. Affidate ai vostri studenti (nelle Scuole secondarie) l’incarico di documentare il “viaggio” casa-scuola con l’aiuto di un particolare strumento tecnologico: dopo aver scaricato l’app Relive sullo smartphone, dovranno registrare la traccia del loro itinerario quotidiano e arricchirla di fotografie per documentare gli aspetti significativi del tragitto (angoli sconosciuti, prospettive inedite, incontri particolari, dettagli mai notati, spazi inesplorati…). Per utilizzare al meglio l’app, potete utilizzare l’apposita guida. In questa attività bisogna rispettare alcune semplici regole di educazione e buon senso: per esempio, non scattare foto alle persone senza il loro consenso, non dare fastidio a chi percorre lo stesso tratto di strada…
    Al termine dell’esperienza, sempre con l’aiuto di Relive, gli studenti condivideranno fra di loro e con gli insegnanti i video 3D generati dall’app. L’attività si potrà concludere con un momento collettivo in cui si mettono a confronto le esperienze condivise e si cerca di fare una sintesi sulla ricchezza dello “spazio quotidiano” che separa e unisce casa e scuola.

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