Temi di geopolitica #5 - Quali prospettive per la decarbonizzazione in Europa?

Temi di geopolitica #5 - Quali prospettive per la decarbonizzazione in Europa?

Proseguiamo la serie di contributi di geopolitica proposti da geografi specialisti. Oggi parleremo delle due potenze mondiali protagoniste degli scenari economici e strategici mondiali: due realtà molto diverse, ma strettamente interconnesse. L’articolo è a cura di Margherita Ciervo, professoressa in Geografia economico-politica all’Università di Foggia, docente Cattedra UNESCO all’Università de La Plata, membro del comitato promotore dell’Osservatorio Interdisciplinare sulla Bioeconomia (OIB) e del gruppo AGEI (Associazione dei Geografi Italiani).

Un progetto ambizioso

L’Unione europea mira a diventare la prima economia “climaticamente neutra” entro il 2050. A tale scopo, il Green Deal considera basilare la decarbonizzazione del sistema energetico, che, in quanto oggi dipendente dai combustibili fossili, è ritenuto fra i principali responsabili delle emissioni di gas a effetto serra. Pertanto, l’UE sostiene la sostituzione delle fonti fossili con quelle rinnovabili, fra cui la biomassa.

Fra le politiche di attuazione vi è il piano Fit for 55, volto a ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030.

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Fonte: Consiglio europeo e Consiglio dell’Unione europea, Fit for 55

L’inganno della biomassa carbon neutral

Tuttavia, tale normativa contiene delle significative contraddizioni sul piano ambientale. Infatti tratta la biomassa come materia carbon neutral nonostante la sua combustione abbia effetti non proprio virtuosi sull’ambiente:

  • riduce drasticamente la ricattura dall’atmosfera e lo stoccaggio di CO2 da parte dei boschi;
  • indebolisce la capacità complessiva degli ecosistemi di assorbire CO2, produrre ossigeno e fornire servizi ecosistemici;
  • genera ulteriori emissioni per le aperture di cantieri e piste forestali, tagli, movimentazione con mezzi meccanici, trasporti in centrale, frantumazione o riduzione in pellet.

In questo modo la normativa europea finisce, di fatto, per incentivare il consumo di biomassa – indipendentemente, fra l’altro, dal tasso di deforestazione e di perdita di biodiversità a questo associato – e la riconversione di milioni di ettari di terreni agricoli in coltivazioni per uso bioenergetico.

In effetti, la Commissione europea stima che, entro il 2050, l’Europa importerà più legno per l’energia e potrebbe destinare 22 milioni di ettari alle colture energetiche, ovvero circa un settimo della superficie agricola europea. Queste ultime, in tal caso, entrerebbero in competizione con l’impiego del suolo per la produzione alimentare e il ripristino degli ecosistemi naturali.

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La biomassa legnosa è una fonte energetica che proviene dall’utilizzo di legna vergine o dagli scarti dell’industria forestale.

Le preoccupazioni della comunità scientifica

Preoccupati da questa situazione, centinaia di scienziati hanno scritto al Parlamento europeo, nel 2018 e poi nel 2022, informandolo che l’ulteriore uso di legname a scopo bioenergetico avrebbe contribuito ad aumentare la crisi climatica per decenni o secoli, anche se le foreste fossero state gestite in modo sostenibile e fosse stato permesso loro di ricrescere. Gli scienziati hanno esortato l’istituzione europea a modificare le norme e a eliminare la qualifica “zero-carbonio” per la combustione della biomassa forestale primaria, anche per scongiurare la perdita di habitat naturali e di biodiversità.

In realtà, se si volesse ridurre la presenza di CO2 nell’atmosfera, bisognerebbe:

  • da un lato, diminuire i consumi, la filiera lunga, la produzione industriale su grande scala e la generazione di energia centralizzata (a favore di quella libera distribuita);
  • dall’altro, incrementare l’assorbimento naturale di CO2 aumentando il patrimonio boschivo senza intaccare quello esistente.

Questo richiederebbe un cambio di paradigma che, mettendo in discussione le fondamenta dell’attuale sistema economico e minando gli interessi della grande industria, trova grandi ostacoli sulla via della propria attuazione.

Margherita Ciervo


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