Agenda 2030 – Goal 8: Lavoro dignitoso e crescita economica

Agenda 2030 – Goal 8: Lavoro dignitoso e crescita economica

Lavoro e crescita. A che punto siamo?

Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti è il Goal 8 indicato dall’Agenda 2030. Nei primi due decenni del XXI secolo, l’impatto delle crisi economiche e dei conseguenti dissesti sociali ha dimostrato la necessità di considerare centrali questi aspetti per il raggiungimento di un benessere globale e sostenibile.

La crescita c’è, ma non basta

Nei Paesi a basso reddito la crescita economica è tornata a salire dopo una fase di crisi. Se fino al 2007 il trend positivo era stato costante, la crisi economica mondiale aveva abbattuto la crescita, che oggi ha ripreso vita e si attesta su valori medi del 4,8% del PIL. In realtà l’obiettivo prefissato dall’Agenda è del 7% ed è ancora lontano. È comunque prevista una tendenza all’aumento data la relativa stabilità dei prezzi delle materie prime stabili che incoraggiano gli investimenti.
Anche i dati relativi al PIL pro capite — un indicatore del tenore di vita — sono positivi: a livello globale hanno registrato un aumento di circa il 2%.

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Lo sviluppo economico nei Paesi meno sviluppati: solo pochi hanno raggiunto l’obiettivo dell’Agenda 2030 del 7% di crescita del PIL (Fonte Banca Mondiale, SDG Atlas 2018)
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Percentuale di crescita annuale del PIL nei Paesi a basso reddito, nel periodo 2000-2017 (Fonte: The Sustainable Development Goals Report 2019)

Occupazione e disuguaglianze

Anche nel campo dell’occupazione si vedono i segnali di ripresa dopo la crisi mondiale del 2008. Il tasso di disoccupazione globale è in costante calo, anche se si stima che nel 2018 172 milioni di persone in tutto il mondo fossero senza lavoro. Il tasso rimane inoltre alto in alcune aree e nelle fasce di popolazione più giovani.

La mancanza di lavoro colpisce le aree meno sviluppate del pianeta. Infatti, per rimanere nell’ambito dei Paesi a reddito medio-basso, mentre i tassi di disoccupazione in Asia centrale e meridionale sono al 3,2%, in America Latina toccano l’8% e addirittura nell’Africa del Nord e nell’Asia occidentale il 9,9%.

I giovani sono i più colpiti dal fenomeno della disoccupazione e hanno una probabilità tre volte maggiore di essere disoccupati rispetto agli adulti: nel 2018, infatti il tasso di disoccupazione giovanile corrispondeva al 12% rispetto al 4% della popolazione adulta.

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Tasso di disoccupazione per area, età e sesso (Fonte: The Sustainable Development Goals Report 2019)

Lavoro e crescita. Che fare?

Nel programma di sviluppo sostenibile, il Goal 8 è un obiettivo strategico perché è strettamente connesso con altri goal: raggiungere i traguardi prefissati in campo economico e lavorativo significa rendere virtuoso l’intero processo, creando lavori dignitosi per tutti e migliorando gli standard di vita.

Il report dell’High-level Political Forum 2019 (“SDG 8 – Decent work and Just transition at the heart of the Agenda 2030”) ha ribadito la centralità della dimensione lavorativa ed economica all’interno dell’Agenda 2030. Il raggiungimento dell’obiettivo economico è strettamente connesso con gli aspetti legati all’ambiente, al clima e ai diritti dei lavoratori ed è vitale per le ambizioni dell’Agenda 2030.

Un obiettivo strategico

Crescita inclusiva e lavoro dignitoso sono legati per esempio al Goal 3, perché migliori condizioni di lavoro permettono di ridurre le malattie professionali, quelle legate alla mancanza di igiene e i possibili incidenti. Così come c’è una stretta relazione con il Goal 4, perché un’istruzione migliore, soprattutto sulle nuove tecnologie, favorisce lo sviluppo economico e l’accesso a posti di lavoro di qualità. Anche il Goal 13 può essere connesso con l’obiettivo di una crescita sostenibile, dato l’elevato contributo delle attività economiche all’inquinamento.

Per raggiungere gli obiettivi di crescita economica nei Paesi meno sviluppati è necessario quindi intervenire su più fronti, non solamente su quelli di carattere economico-finanziario. Per esempio, bisogna incentivare le politiche di sostegno alle opportunità di lavoro per i giovani; ridurre le disuguaglianze tra le aree geografiche; attuare interventi normativi per eliminare le differenze di genere nell’accesso al lavoro; promuovere un ambiente sicuro e protetto per tutti i lavoratori.

Il Goal 8 richiede uno sviluppo economico continuo e nello stesso tempo sostenibile, che non depauperi le risorse del pianeta. Per questo è necessario che la crescita economica sia scollegata dal degrado ambientale.
Come mostra il grafico della Banca Mondiale, i Paesi possono essere classificati in base alle loro politiche “green” e al rapporto tra crescita economica e degrado ambientale: su questa particolare classifica non influisce la ricchezza del singolo Stato: in ciascuna posizione troviamo sia Paesi ricchi sia Paesi poveri.

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Disaccoppiamento tra crescita economica e degrado ambientale: nella fascia verde in basso ci sono i Paesi più “green”, mentre nella zona rosa (dove si trova anche l’Italia) vi sono i Paesi in cui lo sviluppo economico è ancora strettamente legato all’aumento dell’inquinamento (Fonte: Banca Mondiale SDG Atlas 2017, dati periodo 1990-2015)

Piccoli progetti per grandi obiettivi

Il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) promuove numerosi progetti a favore dell’occupazione e della crescita economica nelle aree colpite da crisi economiche o catastrofi naturali. Si tratta di microprogetti che possono però rigenerare zone depresse e restituire dignità e ricchezza a intere popolazioni.

Nel nord del Perù, nel 2017 la città di Catacaos è stata devastata dall’alluvione provocata dall’esondazione del fiume Piura. Tutte le attività commerciali del villaggio, noto per la sua gastronomia e artigianato, sono state penalizzate: nel periodo successivo all’inondazione, il reddito degli artigiani è diminuito di quasi il 90%. L’intervento dell’UNDP ha stimolato la ripresa economica di quest’area sostenendo le associazioni dei lavoratori, le loro attività e le loro vite. Tra le iniziative, è nata Tejiendo Futuro (“tessendo futuro”), a favore di un gruppo di donne imprenditrici che hanno sviluppato un nuovo modello di business per il mercato locale e internazionale. La vita, non solo economica, del villaggio ha ripreso a fiorire.

Il lavoro minorile

Nel mondo del lavoro, la categoria maggiormente a rischio è la schiera di minori costretti a lavori pesanti, soprattutto nell’Africa sub-sahariana e nel Medio Oriente.
Secondo i dati dell’Unicef, 152 milioni i bambini tra i 5 e i 14 anni che abbandonano la scuola perché coinvolti nel lavoro domestico, nella raccolta di acqua e legna da ardere, o nel lavori nei campi, ma anche costretti a trasformarsi in soldati. Una piaga che deve essere debellata al più presto e che rallenta il processo di sviluppo e benessere a livello globale.

I traguardi

L’Agenda 2030 ha suddiviso questo Goal in 12 target (ASViS). Entro il 2030 (e in alcuni casi il 2020) si chiede di:

  • 8.1 Sostenere la crescita economica pro-capite e almeno il 7% di crescita annua PIL nei paesi meno sviluppati
  • 8.2 Aumentare la produttività economica con la diversificazione, l’aggiornamento tecnologico e l’innovazione
  • 8.3 Promuovere politiche che supportino le attività produttive, creazione di lavoro dignitoso, imprenditorialità, creatività e innovazione; favorire la crescita delle micro, piccole e medie imprese, anche attraverso l’accesso ai servizi finanziari
  • 8.4 Scindere per quanto possibile la crescita economica dal degrado ambientale, in conformità con il quadro decennale di programmi sul consumo e la produzione sostenibili
  • 8.5 Raggiungere la piena e produttiva occupazione e un lavoro dignitoso per tutti (donne, uomini, giovani, disabili) e la parità di retribuzione per lavoro di pari valore
  • 8.6 Entro il 2020, ridurre sostanzialmente la percentuale di giovani disoccupati che non seguano un corso di studi o di formazione
  • 8.7 Adottare misure per eliminare il lavoro forzato, porre fine alla schiavitù moderna e al traffico di esseri umani, eliminare il lavoro minorile (inclusi i bambini-soldato) e, entro il 2025, porre fine al lavoro minorile in tutte le sue forme
  • 8.8 Proteggere i diritti del lavoro e promuovere un ambiente di lavoro sicuro e protetto per tutti i lavoratori
  • 8.9 Elaborare e attuare politiche volte a promuovere il turismo sostenibile, che crei posti di lavoro e promuova la cultura e i prodotti locali
  • 8.10 Rafforzare la capacità delle istituzioni finanziarie nazionali per incoraggiare e ampliare l’accesso ai servizi bancari, assicurativi e finanziari per tutti
  • 8.a Aumentare gli aiuti per il sostegno al commercio per i paesi in via di sviluppo, in particolare i paesi meno sviluppati
  • 8.b Entro il 2020, sviluppare e rendere operativa una strategia globale per l’occupazione giovanile e l’attuazione del “Patto globale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro” (ILO).

Focus

Crescita e gender gap

Il Goal 8 presenta aspetti non sempre compatibili tra loro. Lo sviluppo economico e la crescita del PIL, infatti, spesso comportano la crescita delle disuguaglianze sociali. Oltre alle disparità legate all’età (i giovani sono molto più colpiti dalla disoccupazione degli adulti), un altro aspetto allarmante riguarda le differenze di genere.

Nel 2018, la partecipazione delle donne al mondo del lavoro è stata del 48% sul totale della popolazione femminile, mentre quella degli uomini del 75%. Circa 3 su 5 dei 3,5 miliardi di persone nella forza lavoro nel 2018 erano uomini: un’evidente differenza di possibilità di accesso al mondo del lavoro.

Anche a livello economico si conferma questo distacco: gli uomini guadagnano in media il 12% in più rispetto alle donne, una differenza retributiva che è molto più sensibile se riferita alle posizioni manageriali (20%).

Questo gender gap si registra, anche se in maniera minore, anche nei tassi di disoccupazione e raggiunge valori allarmanti in alcune zone particolari, come l’Asia occidentale e l’Africa del Nord: qui, nel 2018, il tasso di disoccupazione femminile era di 8 punti percentuali in più rispetto agli uomini.

In estrema sintesi, nel mondo le donne sono meno pagate e vengono penalizzate maggiormente nell’accesso al mondo lavorativo, vedendosi precludere autonomia economica e realizzazione personale.

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Giovani al di fuori dei processi lavorativi e formativi: proporzione tra la popolazione giovanile totale e i giovani senza lavoro o senza istruzione (Fonte: The Sustainable Development Goals Report 2019)

E in Italia?

Una situazione preoccupante

Secondo il Rapporto ASviS 2019 sul Goal 8, l’Italia ha conosciuto un generale peggioramento nel periodo 2004-2017. Il nostro Paese non è ancora completamente uscito dalla grave crisi economica degli anni passati: la crescita c’è, ma è lenta e resta inferiore a quella dei principali partner europei.

E anche se la tendenza è positiva, il tasso di disoccupazione è ancora alto (9,8%), così come quello riferito alla fascia giovanile (28,9%).

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Tasso di disoccupazione in Italia nel periodo 2014-2019 (Fonte ISTAT)

La situazione dei giovani che non riescono a trovare lavoro o sono costretti a occupazioni precarie e con basso reddito peggiora il quadro generale. In particolare, i giovani disoccupati che non studiano e non si formano registrano i livelli più alti tra tutti i Paesi UE.
Un altro fattore preoccupante è rappresentato dalle disparità sociali e di genere: le donne in media percepiscono ancora un salario inferiore di quello maschile (soprattutto a livello manageriale).

L’obiettivo in Italia ha intrapreso la tendenza giusta, ma è lontano dal suo raggiungimento, considerate anche le consistenti differenze regionali, che penalizzano le aree del Mezzogiorno in termini di crescita economica e occupazione. 

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Andamento dell’indicatore ASviS per la crescita economica e il lavoro dignitoso, elaborato dall’ASviS per l’Italia. Anno 2018 (Fonte: ASviS)

Fare Geo

  • Osserva il grafico sullo sviluppo economico nelle regioni italiane, leggi i dati riportati sul sito dell’ASviS e prepara una breve relazione sulla situazione della tua regione.
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  • Fai un’indagine sull’occupazione dei giovani nella tua città: intervista giovani tra i 15 e i 24 anni chiedendo loro se studiano o frequentano corsi di formazione, se lavorano, se sono in cerca di lavoro o se non rientrano in nessuna di queste categorie. Presenta i risultati dell’inchiesta con un grafico accompagnato da una breve relazione.
  • L’indice statistico della “popolazione attiva” è relativo alle persone che sono in grado di svolgere un’attività lavorativa sul totale della popolazione. Osserva le due carte tematiche, relative alla popolazione attiva femminile e maschile nel mondo: che riflessioni puoi fare, tenendo conto delle disparità nella retribuzione tra i due generi?

Che cosa possiamo fare?

  • Tenerci informati seguendo le notizie locali e quelle internazionali sui media a disposizione (tv, web, riviste e giornali).
  • Promuovere incontri con persone che hanno esperienza in un determinato campo lavorativo per far conoscere i problemi e le potenzialità dei diversi settori: aiuterà i giovani a prepararsi meglio per i loro lavori futuri.
  • Conoscere i diritti dei lavoratori: nel mondo del lavoro, oltre a conoscere i propri doveri, è bene che sapere a cosa si ha diritto.
  • Acquistare dai produttori e aziende locali: puoi supportare la crescita economica della tua regione evitando cali di occupazione.

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