Agenda 2030 Italia - Gli obiettivi sociali

Agenda 2030 Italia - Gli obiettivi sociali

Qual è l’impegno dell’Italia per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030? Scopriamo le principali dimensioni dello sviluppo sostenibile nel nostro Paese con dati aggiornati, risorse digitali inclusive e proposte didattiche dedicate.

L’Agenda e la società

Tra le priorità dell’Agenda 2030 figurano gli obiettivi sociali, che costituiscono le fondamenta su cui poggia l’intero programma di sviluppo sostenibile. La povertà (Goal 1), la fame (Goal 2), la salute (Goal 3), l’istruzione (Goal 4) e l’uguaglianza di genere (Goal 5) rappresentano infatti i temi fondamentali per il raggiungimento di un reale “benessere globale”.
La dimensione sociale è la cartina al tornasole dello sviluppo umano. Non a caso, i Goal sociali sono i primi cinque dell’Agenda. Infatti il grado di benessere di una comunità, piccola o grande che sia, non è solamente una questione economica, ma comporta l’affermazione dei diritti nell’ambito della dimensione alimentare, sanitaria, formativa e di genere.

Goal 1 – Sconfiggere la povertà

La situazione in Italia

Il Goal 1 va analizzato nella prospettiva della povertà assoluta, stabilita dalla Banca Mondiale come soglia di reddito di 2,15 dollari al giorno, ma in generale definita come l’incapacità di acquisire i beni e i servizi necessari a uno standard di vita minimo accettabile. Oltre a questo va considerata la cosiddetta “povertà multidimensionale“, cioè una condizione che assomma una serie di fattori come il rischio di povertà, la grave deprivazione materiale, la bassa intensità lavorativa.

Per il Goal 1 in Italia, la povertà assoluta ha interessato circa 5,7 milioni di persone, pari al 9,8% dei residenti (nel 2018 la percentuale era pari all’8,3% e 9,7% nel 2023). Questo valore si è mantenuto sostanzialmente stabile in quasi tutto il Paese, con una sola grande eccezione: le Isole, dove si è registrato un incremento significativo di 1,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

Sul fronte del rischio di povertà o di esclusione sociale i dati del 2025 indicano un calo al 22,6% contro il 23,1% dell’anno precedente (anche se i rilievi più recenti del 2026 registrano un leggero aumento). Alla base di questo calo c’è soprattutto la crescita dell’occupazione, che ha ridotto la percentuale di famiglie caratterizzate da una bassa intensità lavorativa, cioè che hanno lavorato meno del 20% del loro tempo potenzialmente produttivo.

Nonostante questi progressi, rimane evidente il divario tra le diverse aree del Paese. Il Mezzogiorno continua a registrare un’incidenza di rischio povertà pari al 38,4%, un valore quasi triplo rispetto al 13,1% del Nord.

Un altro dato significativo riguarda infine le spese legate all’alloggio. In questo caso viene calcolato il cosiddetto “sovraccarico del costo dell’abitazione”, un valore percentuale che indica i nuclei familiari in cui le spese complessive per la casa assorbono più del 40% del reddito disponibile netto. Questo indice ha coinvolto circa 3 milioni di residenti, pari al 5,0% della popolazione. Si tratta di un valore che rimane stabile nel tempo e comunque si mantiene al di sotto della media dell’Unione Europea, attestata al 7,7%.

L’indicatore ASviS

Il Goal 1 è sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. I dati più aggiornati rilevano che la quota di persone a rischio povertà o esclusione sociale nel 2026 è aumentata leggermente nell’ultimo anno, in controtendenza rispetto a quanto rilevato negli anni precedenti. L’obiettivo del Goal 1 stabilisce che, entro il 2030, venga ridotto del 16% il numero di persone a rischio di povertà o esclusione sociale rispetto al 2020.

BUONE NOTIZIE. Sono stati attivati progetti basati sul modello Housing First (“Prima la Casa”) ed è stata rafforzata la Rete Solidale e del Programma Nazionale Inclusione.

CATTIVE NOTIZIE. Il fenomeno della “povertà infantile” si conferma un’emergenza: oltre 1,1 milioni di minori (pari al 12,5%) vivono tuttora in famiglie in povertà assoluta.


Goal 2 – Sconfiggere la fame

La situazione in Italia

Il Goal 2 dell’Agenda 2030 è volto a garantire a tutti un’alimentazione sufficiente, sana e nutriente. Oltre agli aspetti nutrizionali e all’accesso alle fonti di cibo, nel Goal 2 rientrano anche gli interventi a favore di un’agricoltura sostenibile.

Gli indicatori del Goal 2 in Italia sono generalmente buoni, basti pensare, per esempio, che nel 2025 solo il 2,2% delle famiglie italiane è stata interessata dall’insicurezza alimentare, cioè di impossibilità economica ad acquistare cibo. Questa percentuale, però, raggiunge significativamente quota 4,9% tra gli stranieri.

In Italia non si presentano fenomeni rilevanti di denutrizione o di arresto nella crescita infantile. Alcuni aspetti, però, tradiscono difetti tipici dei Paesi con economie evolute: in primo luogo l’eccesso di peso. Oltre il 30% dei bambini da 3 a 5 anni è sovrappeso.

In campo agricolo si registrano gli effetti positivi di un orientamento all’agricoltura biologica, che occupa oltre il 20% della superficie agricola utilizzata in Italia. Questo dato è pari a circa il doppio della media dei Paesi UE (11,1%) ed è aumentato del rispetto agli anni precedenti. Un passo nella direzione giusta, ancora più necessaria in tempi di crisi climatica globale.

L’indicatore ASviS

Il Goal 2 risulta complessivamente stabile. Si registrano tendenze di segno opposto: a fronte di un peggioramento negli indicatori relativi alla sana alimentazione, va segnalata un’estensione delle coltivazioni biologiche. In questo senso è ragionevole pensare che venga raggiunta la quota del 25% di SAU (Superficie Agricola Utilizzata) destinata a coltivazioni biologiche.

BUONE NOTIZIE. L’Italia ha superato la soglia del 20% di Superficie Agricola Utilizzata (SAU) coltivata a biologico, ponendosi ai vertici europei per la sostenibilità agricola.

CATTIVE NOTIZIE. In ambito alimentare, si registra tra i più giovani una forte crescita di un malessere nutrizionale legato alle cattive abitudini: oltre il 31% dei bambini italiani tra i 3 e i 5 anni soffre di eccesso di peso o obesità.


Goal 3 – Salute e benessere

La situazione in Italia

Il Goal 3 è un obiettivo a largo spettro che comprende diversi ambiti di intervento: riduzione della mortalità materno-infantile, contrasto delle epidemie e delle malattie trasmissibili, promozione di buone condizioni igieniche, cura del benessere fisico e mentale, prevenzione medica. Ogni ambito rappresenta una tessera del “benessere” individuale e collettivo.

Il Goal 3 in Italia ottiene in generale buoni risultati per i principali macro-indicatori dell’Agenda 2030: tasso di mortalità materno-infantile, aspettativa di vita alla nascita, copertura delle vaccinazioni. Per quest’ultimo ambito, alcuni dati sono significativamente positivi: il vaccino per il morbillo ha raggiunto il 94,8% dei bambini entro i 24 mesi d’età e oltre la metà della popolazione sopra i 65 anni è stata vaccinata per l’influenza

La speranza di vita alla nascita nel 2025 si attesta a 59,1 anni (60,2 per gli uomini e 58,0 per le donne), un dato che è in crescita rispetto al 2024 di quasi 1 anno di (+0,4 per gli uomini e +1,4 per le donne). Analogamente la probabilità di morire tra i 30 e i 69 anni per tumore, diabete, malattie cardiovascolari si è ridotta, arrivando a quota 8%.

Nel nostro Paese, però, il sistema sanitario è impegnato ad affrontare fenomeni tipici del mondo occidentale: il costante invecchiamento della popolazione, la diffusione delle patologie croniche, il contrasto a fenomeni e comportamenti poco salutari come l’eccesso di peso e il consumo di alcol. Oltre a questo, l’Italia conosce un sistema sanitario (pubblico e privato) a corrente alternata, con punte di eccellenza, anche a livello internazionale, accanto a situazioni di inefficienza operativa, incompetenza professionale e degrado strutturale.

L’indicatore ASviS

Il Goal 3 mostra una tenuta generalizzata, ma con situazioni critiche legate in primo luogo all’indice di vecchiaia e poi al grado di efficienza del sistema sanitario, soprattutto in alcune aree geografiche, e alla riduzione dei medici. Tra le tendenze positive, aumenta la speranza di vita in buona salute alla nascita, diminuiscono i feriti per incidenti stradali

BUONE NOTIZIE. È in salita la percentuale delle coperture vaccinali antinfluenzali tra gli over 65, che superano la soglia del 50% di quella fascia di popolazione.

CATTIVE NOTIZIE. Circa 4,5 milioni di italiani hanno dichiarato di aver dovuto rinunciare a visite o esami specialistici a causa delle liste d’attesa interminabili o dei costi eccessivi del privato.


Goal 4 – Istruzione di qualità

La situazione in Italia

Secondo il Goal 4, l’attuazione di uno sviluppo sostenibile passa anche attraverso l’istruzione di qualità, equa e inclusiva. Il mondo della scuola e della formazione, infatti, è un crocevia di aspetti rilevanti per il benessere globale dell’uomo e per l’affermazione dei suoi diritti personali. Oltre alla qualità dell’istruzione impartita, questo Goal prende in considerazione anche il possesso delle competenze utili a entrare nel mondo lavorativo, il grado di integrazione sociale e di parità di genere. Significativo è anche lo stato delle strutture scolastiche: gli ambienti in cui i giovani si formano, infatti, devono essere funzionali e aperti alle esigenze di tutti.

Il Goal 4 in Italia valuta sostanzialmente il percorso formativo attraverso i diversi gradi di istruzione, concentrandosi in particolare sulle competenze in italiano, matematica e inglese. In questi tre ambiti, nell’anno scolastico 2024/2025, nei diversi gradi di istruzione, sono aumentate le quote di alunni che non raggiungono livelli base di competenza in italiano e matematica, mentre si segnala un leggero miglioramento nelle prove di inglese.

I percorsi formativi risultano performanti, in termini di iscrizioni, per il grado primario, mentre si segnalano carenze nell’ambito della formazione terziaria: solo il 30% circa dei giovani di 25-34 anni possiede una laurea o titolo terziario, uno dei dati più bassi dell’intera Europa (dove la media è del 44,8%). Anche la formazione degli adulti fa registrare livelli abbastanza bassi, soprattutto se confrontati con quelli del Nord Europa.

Anche la situazione dei servizi per la prima infanzia rappresenta un punto di debolezza del sistema italiano: rispetto al totale dei bambini di 0-2 anni i posti disponibili sono pari al 31,6% (nel 2022 era il 30%), un dato in costante aumento ma è indice ancora di una situazione di precarietà, con ampi divari territoriali.

Da segnalare invece come punto di forza del sistema scolastico italiano la qualità dell’istruzione inclusiva, in particolare per gli studenti con bisogni educativi speciali (BES), che nel nostro Paese hanno buone possibilità di apprendere e di inserirsi nel mondo dell’istruzione. Un altro obiettivo raggiunto riguarda la quota dei giovani di 18-24 anni non inseriti in percorsi di istruzione o formazione: nel 2025 era pari all’8,2%, inferiore rispetto al 10,5% del 2023 e anche del 9% previsto come obiettivo per il 2030.

L’indicatore ASviS

Il Goal 4 registra un generale avanzamento. Migliorano la quota di persone che beneficiano della formazione continua, la percentuale di diplomati (+2,5%) e la diminuzione dell’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione. Peggiorano invece le competenze alfabetiche, quelle matematiche e la lettura di libri e giornali. Le disuguaglianze territoriali continuano inoltre a essere particolarmente forti, soprattutto tra il Nord e il Mezzogiorno, dove aumenta la probabilità di carenze strutturali nel percorso di apprendimento e abbandono scolastico, soprattutto nelle fasce più vulnerabili della popolazione.

BUONE NOTIZIE. L’Italia ha centrato prima del previsto il target stabilito dall’Unione Europea per il 2030 sulla dispersione scolastica: la quota di giovani (18-24 anni) che abbandonano precocemente gli studi è scesa all’8,2%.

CATTIVE NOTIZIE. Rimane forte la carenza strutturale nei servizi per l’infanzia: la copertura degli asili nido si attesta al 31,6%, distribuita in modo fortemente disomogeneo tra le regioni settentrionali e meridionali.


Goal 5 – Parità di genere

La situazione in Italia

Per il Goal 5, la parità di genere non è solo un diritto umano fondamentale, ma rappresenta anche una delle condizioni necessarie alla costruzione di una società giusta e pacifica. Nonostante ci siano stati significativi progressi, la discriminazione di genere nell’accesso alle risorse e nella partecipazione alla vita sociale e istituzionale è ancora presente, e sfocia troppo spesso in forme di violenza.

Il Goal 5 in Italia registra qualche punto a favore, ma deve ancora affrontare sfide importanti. Secondo il rapporto dell’EIGE (Istituto europeo per l’uguaglianza di genere), in base all’Indice sull’uguaglianza di genere nel 2025 il nostro Paese era al 12° posto nell’Unione Europea (con un punteggio di 61,9 punti su 100). È un valore ancora basso (circa 1,5 punti inferiore rispetto alla media europea) e interessa l’inserimento nel mondo del lavoro e la partecipazione ai processi decisionali.

A livello occupazionale, nel 2025, le donne di 25-49 anni con almeno un figlio in età prescolare vivono una una situazione di svantaggio rispetto alle donne di 25-49 anni senza figli: il tasso di occupazione è rispettivamente di del 58,1% e del 77,4%.

I dati sulla violenza contro le donne sono significativi: gli omicidi nel 2025 sono in calo (97 casi) e in continua diminuzione rispetto agli anni precedenti: 130 nel 2022, 120 nel 2023, 116 nel 2024. Il numero dei femminicidi, però, al di là del puro dato, rimanda a una realtà più complessa e talvolta drammatica, fatta di disagio sociale e di soprusi fisici e psicologici, spesso non denunciato e non registrato dalle statistiche. Un dato positivo sta nella costante crescita dell’offerta di servizi specializzati per la protezione delle donne vittime di violenza, in particolare delle case rifugio.

L’indicatore ASviS

Il Goal 5 è in miglioramento, soprattutto grazie alla crescita di una consapevolezza collettiva dell’empowerment femminile, all’aumento della quota di donne nei consigli regionali e di amministrazione e alla riduzione della distanza tra i tassi di occupazione femminile e maschile. Si tratta comunque di progressi insufficienti per sperare di raggiungere i target previsti. La società italiana rimane ancora caratterizzata da profondi gap di genere occupazionali, previdenziali e di partecipazione alla vita pubblica, nonostante le donne mediamente abbiano migliori risultati nello studio e nel lavoro rispetto ai colleghi maschi.

BUONE NOTIZIE. Si rileva un rafforzamento della rete dei centri antiviolenza sostenuta dai fondi nazionali.

CATTIVE NOTIZIE. Il divario occupazionale tra donne con figli piccoli e donne senza figli resta vicino ai 20 punti percentuali, un dato che rivela l’insufficienza dei servizi di collegamento tra vita e lavoro.

Fare Geo

  • Lavora sui dati. Il Goal 2 ci richiama fortemente al problema della fame nel mondo. Per evitare di cadere in facili affermazioni retoriche, analizziamo uno degli aspetti della “fame” partendo dai dati. Questo globo tematico riporta per ogni Paese i valori relativi alla denutrizione in percentuale sul totale della popolazione. Utilizzando gli strumenti a sinistra, puoi navigare nelle aree geografiche di tutto il mondo (spostandoti virtualmente, ingrandendo, rimpicciolendo…). Selezionando poi l’area di un singolo Paese, puoi leggere il dato statistico. I colori indicano la diversa entità del fenomeno: da poco presente (colore chiaro) a molto presente (colore scuro). In classe, scegliete 10 aree geografiche che siano distribuite in tutti e cinque i continenti, e tra il Nord e il Sud del mondo. Registrate quindi i dati e confrontateli fra loro: potete anche approfondirli in rete prima di scrivere una sintetica relazione riportando le vostre conclusioni sulla diffusione globale della denutrizione.
  • Ricerca sul territorio. La povertà (oggetto del Goal 1) è un fenomeno che ci sembra solitamente appartenere a Paesi e contesti molto lontani dal nostro. In realtà le situazioni di indigenza esistono anche all’interno dei confini delle nostre città, soprattutto nei quartieri più disagiati e degradati. Suddividendo i compiti tra alcuni sottogruppi di studenti, fate una ricerca a livello locale, tramite sopralluoghi, interviste (volontari, negozianti, assistenti sociali…), ricerche presso l’Amministrazione comunale e on line. L’obiettivo è determinare (in maniera anche indicativa) quante e quali situazioni di povertà si registrano nel vostro territorio. Una volta raccolti i dati, condivideteli e prendete consapevolezza delle realtà locali di indigenza. Provate poi a fare una riflessione comune rispondendo a queste domande: i casi di povertà sono di più o di meno di quello che vi aspettavate? Per quanto avete potuto conoscere, si tratta solo di povertà “economica”? A vostro giudizio, oltre al reddito, quali altri fattori posso rappresentare un “fattore di impoverimento”? Potete considerare la vostra comunità “giusta” oppure ci sono problemi sostanziali da risolvere? Esistono soluzioni per queste situazioni di estrema difficoltà? Quali suggerireste all’Amministrazione della vostra città?

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