Agenda 2030 Italia - Gli obiettivi ambientali

Agenda 2030 Italia - Gli obiettivi ambientali

L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile rappresenta una delle sfide più ambiziose del terzo millennio: rendere il pianeta una casa accogliente, prospera e pacifica per l’uomo e per gli altri esseri viventi. È un programma d’azione sottoscritto da quasi tutti i Paesi membri delle Nazioni Unite. Anche l’Italia partecipa e in questi articoli (partendo dagli ultimi dati ufficiali disponibili; soprattutto di ISTAT e AsVis) vogliamo rendere conto del percorso che il nostro Paese sta attuando per realizzare gli obiettivi dell’Agenda.
Presenteremo la situazione dell’Italia suddividendo i 17 Goal dell’Agenda nei quattro ambiti principali d’azione: ambientale, economico, sociale, istituzionale.

L’Agenda 2030 e l’ambiente

Nel programma di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, gli obiettivi ambientali affrontano temi fondamentali per il futuro del pianeta: il clima (Goal 13), la biodiversità (Goal 14 e Goal 15), le risorse energetiche (Goal 6 e Goal 7). Si tratta di obiettivi orientati alla tutela della natura e degli ecosistemi, e affrontano in particolare temi cruciali come il contenimento dei fenomeni legati al cambiamento climatico, la difesa della diversità biologica, l’equo accesso alle risorse naturali, una maggiore diffusione delle fonti energetiche rinnovabili.

Goal 13 – Agire per il clima

La situazione in Italia

Secondo le ultime statistiche ufficiali, in Italia sul fronte climatico si registra un dato incoraggiante: nel 2024 le emissioni di gas serra sono diminuite del 2,8% rispetto all’anno precedente, scendendo addirittura al di sotto del minimo storico toccato nel 2020. Questo calo è dovuto principalmente all’azione virtuosa delle industrie, mentre non si può dire altrettanto dei comportamenti delle famiglie, le cui emissioni sono aumentate del 3,5%, in particolare a causa dell’utilizzo frequente del trasporto privato (+5,2%).

Nonostante la riduzione complessiva delle emissioni, le temperature continuano a mantenersi elevate: rispetto alla media di riferimento del trentennio 1991-2020, negli ultimi anni si è registrato un incremento di 1,33 °C (+1,04 °C a livello globale), un dato che conferma la particolare vulnerabilità del nostro territorio ai cambiamenti climatici.

Questa fragilità climatica si innesta in un assetto territoriale che è strutturalmente esposto a rischi di natura idrogeologica. Per esempio, le statistiche confermano che il 2,2% della popolazione residente in Italia è tuttora esposta al rischio di frane. Così come di grande impatto sugli ecosistemi e sul paesaggio sono gli incendi boschivi, che nel 2024 hanno interessato una porzione pari all’1,8 per mille dell’intera superficie nazionale.

Gli indicatori ASviS

Nel 2024 il Goal 13 è leggermente migliorato grazie a una diminuzione delle emissioni di gas serra pro capite (in particolare di CO2,), ma non in misura sufficiente per raggiungere gli obiettivi al 2030 di riduzione del 55% delle emissioni rispetto ai livelli del 1990.

BUONE NOTIZIE. Nel 2025 le fonti di energia rinnovabile, soprattutto fotovoltaiche ed eoliche, sono arrivate a coprire il 41% dell’intero fabbisogno elettrico nazionale

CATTIVE NOTIZIE. Nel 2025 la Penisola è stata colpita da 376 eventi meteorologici estremi, segnando un aumento di quasi il 6% rispetto all’anno precedente.


Goal 6 – Acqua pulita e servizi igenico-sanitari

La situazione in Italia

Nel 2024 in Italia il prelievo di acqua dolce per uso potabile ha toccato il suo livello minimo. Questo segnale incoraggiante, però, è attenuato dal consumo totale di acqua nel nostro Paese: con quasi 9 miliardi di metri cubi prelevati in un anno, siamo al primo posto in tutta l’Unione Europea per volume totale.

Tra le criticità principali va segnalato lo stato dei nostri acquedotti: l’efficienza delle reti di distribuzione è ferma a circa il 65%. Questo significa che oltre un terzo dell’acqua immessa nei tubi si disperde a causa delle perdite prima ancora di raggiungere i rubinetti.

Lo stato deficitario della rete di distribuzione, assieme alle sempre più frequenti crisi idriche, ha conseguenze molto pratiche. Nel 2024, infatti, il numero di capoluoghi costretti a imporre misure di razionamento dell’acqua è salito a 17, contro i 14 dell’anno precedente. Un’emergenza rilevata soprattutto nelle aree del Mezzogiorno, che rimangono esposte a fenomeni di siccità e malgestione delle infrastrutture.

Gli indicatori ASviS

Nel 2024 il Goal 6 è peggiorato a causa dell’aumento della dispersione idrica, dell’indice di sfruttamento dell’acqua (cioè i prelievi idrici rispetto alle risorse idriche disponibili) e del crescente numero di famiglie che non si fidano di bere l’acqua dai rubinetti. Inoltre la bassa efficienza del sistema idrico italiano minaccia la sostenibilità idrica del nostro Paese, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno

BUONE NOTIZIE. Nel 2024, tramite i fondi del PNRR, è stato destinato un miliardo di euro per finanziare progetti mirati alla riduzione delle perdite idriche. L’obiettivo nazionale è digitalizzare ben 25.000 chilometri di acquedotti, trasformando i vecchi tubi in “reti intelligenti” dotate di sensori e contatori smart.

CATTIVE NOTIZIE. L’Italia registra un grave ritardo nella depurazione delle acque reflue: sul nostro Paese pesano attualmente quattro procedure d’infrazione da parte dell’Unione Europea per le carenze del nostro sistema depurativo.

Goal 7 – Energia pulita e accessibile

La situazione in Italia

Nel 2024, l’Italia ha migliorato la propria efficienza energetica, proseguendo su una strada già imboccata negli anni precedenti. In generale, il nostro sistema economico è capace di produrre consumando in proporzione poca energia. Anche a livello domestico i comportamenti sono virtuosi, con i consumi energetici pro capite delle famiglie italiane che si mantengono stabili e inferiori alla media europea.

Questo aspetto positivo, tuttavia, si inserisce in un quadro di transizione energetica ancora troppo lento. Infatti il passaggio alle fonti rinnovabili non è ancora sufficiente per rispettare gli impegni fissati dal Piano Nazionale per l’Energia e il Clima. Nel 2024, l’energia rinnovabile ha coperto solo il 19,4% dei consumi. Nel settore delle energie pulite il vero motore si conferma il settore elettrico, dove le rinnovabili riescono a soddisfare circa il 37% del fabbisogno nazionale. Al contrario, si registra invece una flessione nell’uso di energie green per quanto riguarda il riscaldamento e i trasporti.

Nel settore dei trasporti, i dati più recenti del 2025 mostrano un balzo in avanti nelle vendite di automobili elettriche e ibride, che arrivano a rappresentare il 12,7% delle nuove immatricolazioni. Nonostante questo aumento considerevole, la diffusione della mobilità elettrica in Italia procede a un ritmo ancora troppo lento per riuscire a centrare i traguardi normativi fissati per il 2030.

Gli indicatori ASviS

Nel 2024 il Goal 7 è migliorato grazie all’aumento della quota di energia da rinnovabili (un andamento positivo tra il 2010 e il 2023: dal 22,2% al 36,9%, un dato superiore alla media europea) e alla riduzione complessiva dei consumi di energia (-20% rispetto al 2020). È questo uno dei pochi obiettivi in cui l’Italia dà segni di crescita: nel 2019 il nostro Paese ha raggiunto il target posto dal programma Europa 20 relativo all’energia da fonti rinnovabili (19,4%, rispetto al target del 17%).

BUONE NOTIZIE. In Italia si contano nel 2026 quasi 900 Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), un sistema virtuoso in cui l’energia solare o eolica viene prodotta, condivisa e consumata a livello locale. Una realtà che coinvolge quasi 38.000 persone tra gruppi di cittadini, piccole imprese e amministrazioni locali.

CATTIVE NOTIZIE. Nel nostro Paese la povertà energetica ha raggiunto la soglia critica del 9,1%: ben 2,4 milioni di famiglie italiane (cioè oltre 5 milioni di persone) si trovano in forte difficoltà a sostenere i costi delle bollette.

Goal 14 – La vita sott’acqua

La situazione in Italia

Il mare regola il clima, la disponibilità di acqua e cibo, la qualità dell’aria che respiriamo: per questo la salvaguardia degli oceani, dei mari e delle risorse marine è un elemento fondamentale per la salute e la salvaguardia del pianeta.

Un dato confortante per il nostro paesaggio costiero e per il turismo arriva dalla balneazione: nel 2024 le acque italiane classificate di qualità “eccellente” si sono confermate al 90,6%, mentre la quasi totalità, pari al 98%, rispetta pienamente gli standard minimi di sicurezza e pulizia richiesti in Europa. Inoltre, i dati del 2023 mostrano che la percentuale di stock ittici sfruttati in modo sostenibile è cresciuta sensibilmente, raggiungendo il 56% e compiendo un balzo in avanti di quasi 18 punti percentuali in un solo anno. Infine,

Anche lo stato di salute delle nostre coste, nel 2024, può essere considerato mediamente buono. La presenza di rifiuti spiaggiati si è mantenuta stabile rispetto all’anno precedente (con una media di 252 oggetti abbandonati ogni 100 metri di litorale). Tuttavia, sebbene si tratti di un incoraggiante miglioramento rispetto alla situazione del 2015 (quando i rifiuti superavano quota 500) siamo ancora molto lontani dal traguardo fissato dall’Unione Europea, che punta a ridurre questo numero ad appena 20 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia.

Anche il fronte della conservazione degli habitat è in ritardo sugli obiettivi di sostenibilità. Attualmente, l’11,6% dei mari italiani è tutelato attraverso l’istituzione di aree marine protette, ma anche in questo caso è distante l’obiettivo europeo, che prevede di proteggere il 30% dei mari entro il 2030.

Gli indicatori ASviS

Nel 2024 il Goal 14 è rimasto sostanzialmente stabile, con una tendenza positiva che continua dal 2020 grazie alla diminuzione del sovrasfruttamento ittico e alla creazione di aree marine protette (1,7% dello sviluppo totale delle coste, tendenza in crescita). Tuttavia, l’obiettivo al 2030 prevede altri traguardi di sostenibilità per l’ambiente marino difficilmente raggiungibili, come la balneabilità delle coste.

BUONE NOTIZIE. Grazie ai fondi del PNRR, l’Italia ha avviato il Progetto MER (Marine Ecosystem Restoration), uno dei più ambiziosi piani di ripristino ecologico mai tentato nel Mediterraneo.

CATTIVE NOTIZIE. Le rilevazioni più recenti hanno certificato ondate di calore marine senza precedenti. Il Mediterraneo italiano registra anomalie termiche persistenti che riescono a penetrare e alterare la temperatura fino a 40 metri di profondità.

Goal 15 – La vita sulla terra

La situazione in Italia

La diminuzione della biodiversità e i fenomeni di deforestazione e desertificazione minacciano gli ecosistemi terrestri: sono conseguenze connesse alle attività umane e al cambiamento climatico che mettono a rischio le fonti di sostentamento della popolazione. Per questo la tutela del suolo e del suo ecosistema è un fattore chiave nel ragiungimento degli obiettivi di sostenibilità.

Il nostro patrimonio boschivo è in salute e continua a espandersi, grazie anche alla limitazione del disboscamento. Nel 2025, le foreste sono arrivate a coprire quasi un terzo dell’intera superficie nazionale (precisamente il 31,9%), registrando un’estensione maggiore rispetto al decennio precedente.

Le superfici forestali dotate di una certificazione di sostenibilità sono in aumento (1,1 milioni di ettari nel 2024), anche se costituiscono ancora solo l’11,1% del totale delle nostre foreste: una cifra piuttosto marginale, soprattutto se confrontato con la media europea che si attesta ben oltre il 55%.

Un altro ritardo significativo riguarda la tutela istituzionale del territorio. Nel 2024, le aree naturali protette, come i parchi nazionali e regionali, coprivano il 21,7% dell’Italia, un dato rimasto praticamente immobile dal 2012. Questo allontana il nostro Paese dal traguardo del 30% fissato per il 2030 dalle strategie europee e nazionali sulla biodiversità.

Il dato però più allarmante riguarda il consumo di suolo: nel 2024 oltre il 42% del territorio italiano risulta avere un grado elevato o molto elevato di frammentazione (cioè la progressiva riduzione e isolamento della superficie degli ambienti naturali dovuta alla crescita incontrollata delle attività umane). Questa eccessiva frammentazione del paesaggio spezza la continuità degli habitat naturali, isolando flora e fauna e limitando gravemente la capacità dei nostri ecosistemi di sostenere e far prosperare la vita sulla terraferma

Gli indicatori ASviS

Nel 2024 il Goal 15 è peggiorato soprattutto a causa della frammentazione e del consumo del suolo, che hanno contribuito in maniera significativa a destabilizzare gli ecosistemi terrestri. I maggiori responsabili del processo di riduzione della continuità di habitat e unità di paesaggio sono l’espansione urbana e lo sviluppo delle infrastrutture. Non ci sono progressi nemmeno sulla quota di aree terrestri protette. Desta preoccupazione anche lo stato della biodiversità: nel nostro Paese sono a rischio di estinzione oltre il 30% delle specie di Vertebrati e circa il 20% delle specie di Insetti, mentre continua a crescere la presenza di specie alloctone invasive

BUONE NOTIZIE. L’orso bruno marsicano è una sottospecie endemica e rarissima che vive nell’Appennino centrale e che per decenni ha sfiorato l’estinzione. Recentemente sono stati monitorati ben 81 esemplari nell’intero areale.

CATTIVE NOTIZIE. Nel corso del 2024 l’avanzata delle superfici artificiali in Italia ha fatto registrare il peggior incremento degli ultimi dodici anni, crescendo del 16% rispetto all’anno precedente (quasi 84 chilometri quadrati di suolo).

Fare Geo

  • Individuate nel vostro quartiere o Comune un elemento fisico che rappresenti un successo o una criticità legata agli Obiettivi ambientali dell’Agenda 2030. Può trattarsi di un’area verde ben curata, di un terreno agricolo recentemente cementificato, o di un impianto di pannelli solari sul tetto della scuola.
    Documentate con una fotografia e scrivete una didascalia descrittiva. Il testo dovrà essere breve (massimo 5 righe) e spiegare in che modo quell’elemento locale si collega a uno specifico traguardo dell’Agenda 2030.
    Raccogliete tutte le vostre foto e didascalie in una mappa interattiva o su un poster, creando così un “testo scolastico” personalizzato sul livello di sostenibilità del proprio territorio.
  • Quante specie sono a rischio in Italia? E quali sono? Fai una ricerca in Rete (per esempio sul sito Natura Italia del Ministero dell’Ambiente) e crea una breve presentazione, con testi e immagini, delle principali specie animali e vegetali minacciate. Ricordati di inserire dati curiosi e commenti per arricchire il tuo documento.

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